Menu

Ci sono casi in cui la scrittura di un romanzo può davvero essere l’occasione di una rinascita per il suo autore, un’opportunità per affrontare le proprie

Copertina Scrivi

La copertina di Scrivi di Marianna Brogi.

questioni in sospeso, le paure e i ricordi in modo da poter poi ricominciare, con nuovi obiettivi. Scrivi, il romanzo scelto dalla nostra community uscito lunedì scorso, è stato proprio questo per la sua autrice, Marianna Brogi.

Di cosa parla Scrivi?, vi starete chiedendo; beh, si tratta di un romanzo quasi autobiografico, che affonda le sue radici nei ricordi e nel vissuto di Marianna e e al tempo stesso rappresenta un vero e proprio inno alla scrittura e al suo potere esorcizzante: è sia la storia di Dorotea, una donna dei nostri tempi che tenta di far fronte a un momento problematico dovuto a un lavoro insoddisfacente e a una situazione sociale asfissiante (quella del 2008, anno dell’inizio della crisi economica), sia quella di Celeste, l’anziana signora del paese che da bambina la portava a fare passeggiate, e soprattutto è la storia del loro rapporto, fatto di dolcezza e complicità. Come una nonna adottiva Celeste racconta alla piccola Dorotea la sua giovinezza, vissuta nei convulsi primi anni del ‘900 italiano, e da quelle storie la stessa Dorotea, da adulta, trae il coraggio di seguire la propria passione per la scrittura e di rinascere. Il tutto raccontato attraverso una lettera a una persona che non c’è più.

Dorotea, bene saperlo subito, è un alter ego di Marianna, un alter ego estremamente realistico usato come maschera; per questo non c’è niente di meglio per scoprire di più del romanzo che intervistare Marianna.

D. Scrivi è un romanzo autobiografico, che trae spunto dalla tua storia, da quella della tua famiglia e di delle figure a te carissime. Puoi raccontarci il perché hai sentito l’esigenza di raccontare queste vicende attraverso un romanzo?

R. E’ stato sempre naturale, per me, scrivere e scrivere del mio dolore. E’ stato necessario per esorcizzare il distacco, in particolare per le figure della mia vita che sono venute a mancare e con le quali io ho sempre sentito la necessità di continuare a comunicare. Ho sempre avuto grande facilità a parlare di ciò che ho dentro, di ciò che vivo, e così con l’andare del tempo ho pensato che mettendo insieme le mie riflessioni e le mie “missive” ai miei cari che non c’erano più, forse avrei potuto aiutare qualcun altro a elaborare il suo proprio dolore e le sue difficoltà. Scrivo sempre tenendo conto che le emozioni che vivo io non sono qualcosa di eccezionale da raccontare, ma sono quelle che vivono tutti, e quindi potrebbero arrivare più facilmente agli altri.

D. Quanto di quel che possiamo leggere nel romanzo è di sicuro “vero” e quanto invece è il frutto di una rielaborazione?

R. Ci sono parti vere, verissime, e parti che ho creato io. Ciò che è vero e ciò che non è vero credo sia necessario che resti tra me e le persone che con me hanno vissuto determinati momenti.  Credo di doverlo alle persone che amo e che rispetto. Io ho estrema facilità nel parlare delle mie vicende, le più intime e profonde, ma non tutti siamo così, e quindi mi pareva giusto creare degli elementi di fantasia per rispettare chi ha vissuto alcuni delicati fatti. Ciò che conta sono le tematiche di fondo e il messaggio che spero passi a chi lo legge. Non ho fatto nessuna ricerca, è tutto frutto della mia memoria, oppure della mia personale elaborazione.

D. Com’è stato dover ricordare la tua storia e al contempo doverla scomporre e ricomporre per creare un’opera letteraria?

R.Scrivi sono io, è stato faticoso, ma molto intenso e curativo. Quando ho visto la copertina che mi ha mandato Lidia, ho capito di aver finalmente chiuso molte questioni in sospeso. Da un certo punto di vista, ho pagato un debito. Avevo promesso che avrei sempre parlato di queste persone, e che avrei fatto di tutto per portare le loro storie al maggior numero di persone possibile, e credo che questo sia un buon modo.

D. Pur essendo una storia personale, nella sua stesura ti sei per caso ispirata a un romanzo o a un genere in particolare? Avevi un modello letterario?

R. Pur essendo una gran lettrice, e fan di numerosissimi scrittori, ammetto di non riuscire a indicarne uno a cui mi possa essere ispirata. Quando leggo un libro spesso penso “mi piacerebbe scrivere così”, ma quando poi scrivo mi rendo conto di avere il mio proprio modo che risponde più ad un istinto primario, piuttosto che ad un modello.

D.Sappiamo bene che Scrivi ha molti significati per te, ed che si tratta di un romanzo molto intimo, eppure uno dei fatti che più ci ha colpito è stato il modo in cui sei riuscita trasmettere una grande varietà di riflessioni al lettore. Qual è il messaggio che volevi dare?

R. Vorrei che chi legge potesse trovare un po’ della forza che ho trovato io scrivendo, nel corso degli anni. La forza per lottare e per uscire dalla paura, la forza per elaborare i propri dolori e trasformarli in energia positiva per cambiare strada. Vorrei che chi si sente come mi sentivo io sul posto di lavoro, ad esempio, trovi il coraggio nelle mie parole per rompere gli schemi e non sottostare necessariamente alle regole imposte dalla società. Vorrei che chi legge senta di non essere solo nel dolore, come spesso capita a chi soffre.

D. Il tuo è anche un romanzo sulla crisi, sia economica che sociale, del nostro Paese, e su come te l’hai affrontata nel tuo piccolo. Dopo molti anni dal suo inizio, come pensi che essa abbia influenzato la società e, perché no, la cultura e il modo in cui la viviamo?

Ne parlo molto in Scrivi. Io credo che la crisi abbia configurato la nostra società in modo molto forte. Ha creato la paura, innanzitutto, la paura di osare e di fare. Chi ha perso il lavoro si è trovato costretto a inventarsi una nuova vita, chi è riuscito a mantenerlo si è visto costretto a tenerselo stretto, come se non esistessero più altre possibilità. Questo significa infrangere i sogni e fermare la crescita delle persone. Ho visto molte situazioni, persone che della paura se ne sono approfittati, perché tornava a loro vantaggio. Questo è terribile. Dovremmo cercare, tutti, di riflettere, e di creare un modello di società in cui il proprio benessere sia anche quello degli altri, un circolo virtuoso.  Ammiro molto chi, in questi anni, ha avuto il coraggio di mettersi in proprio e osare, o cambiare lavoro e magari scegliere un percorso precario, che non dà sicurezze nel senso più tradizionale del termine. La sicurezza sta dentro di noi, ce la dobbiamo creare noi attraverso la nostra forza e il nostro talento. In ognuno di noi c’è una volontà, magari sopita, e una passione che deve venire fuori. Chiudersi all’interno della propria vita per paura di osare ci fa solo ripiegare su noi stessi. E’ necessario a volte buttarsi, aprire le ali e volare. Questo crea nuova energia, contatti, nuove relazioni, crea nuovo lavoro.

D. Tu hai fatto una scelta molto coraggiosa: hai scelto di non lavorare più, iniziando un percorso di formazione, studio ed esercizio per migliorare la tua scrittura e farne un vero e proprio mestiere. Come conduci, materialmente, la tua vita professionale? Quanto scrivi al giorno? Cosa fa di preciso una scrittrice a tempo pieno?

Marianna Brogi foto

La nostra Marianna e la sua pelosetta 🙂

R. Ho scelto di salvarmi la vita, in realtà. Perché portare avanti una professione che mi stava consumando dentro, non poteva portare nulla di buono. Ho scelto di provare a fare quello che amo, per farmi un enorme regalo. A me non interessano gli orari, non ho orari ora. Scrivo quando voglio, non ho bisogno di staccare, perché la mia attività è anche la mia vita. Certi giorni sono molto intensi, ad esempio quando ho revisionato Scrivi con Alba, ma è sempre estremamente soddisfacente. Cerco di scrivere ogni giorno, in particolare la mattina presto. Faccio molte ricerche perché sono al lavoro su un nuovo, ambizioso progetto. Bottega Finzioni (nda: la scuola di scrittura creativa e sceneggiatura fondata da Carlo Lucarelli a Bologna, frequentata anche da Marianna) inoltre mi sta dando moltissimo, e sto facendo nuove esperienze: come ho scritto sul mio blog Geeko, il lavoro di gruppo mi dà grande soddisfazione e stimolo. Guardo tanti film e leggo tanti libri, credo che lo farò sempre, credo che dovrebbe essere la palestra di tutti.

D. Mettiamo che tu abbia davanti un giovane scrittore con l’intenzione di emulare questo tuo percorso… cosa gli consiglieresti?

Di non avere mai paura, ma di sognare sempre e di affidarsi al cuore. E’ una visione romantica? Si, sicuramente, forse troppo. Ma questo, per il momento, è il riscontro che posso avere dalla vita. Lasciare perdere la paura apre nuovi scenari, nuovi percorsi, che fino a poco prima non avremmo mai immaginato. Consiglio di essere molto aperti alle critiche, di affidarsi al “sentire” degli altri, di creare relazioni. Non deve mai essere un lavoro fine a sé stesso.

D. A chi consiglieresti Scrivi? E perché?

Lo consiglierei a chi ha perso qualcuno, e come me ha una ferita che non si chiuderà mai. Lo consiglierei a chi sogna di dedicarsi alla propria passione e ha paura di farlo, a chi si sente stretto nel ruolo sociale in cui si è trovato ingabbiato. Lo consiglierei a chi ha voglia di emozionarsi e di trovare atmosfere lontane nei nostri piccoli paesini di provincia. Ma anche a chi ama viaggiare e come me si innamora di determinati luoghi, lasciandovi per sempre un pezzettino di sé.

Scrivi, di Marianna Brogi, è uscito il 21 maggio in epub, mobi (per kindle) e pdf, tutti disponibili al momento dell’acquisto.

Scarica l’anteprima e leggi le prime pagine.

Qualche informazione su Redazione Geeko Editor

Account aziendale di Geeko Editor.
Qui troverai notizie sui nostri lavori, il nostro blog e molto altro.
Contattaci per qualsiasi informazione!

Vedi tutti i post
[Voti: 3    Media Voto: 5/5]
0