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Gli abitanti del villaggio stavano affrontando il terzo giorno senz’acqua.
Le riserve d’acqua dei pozzi sembravano essersi esaurite.
Miguel stava passando la mattinata sull’amaca, senza le forze per muoversi e con la gola arida.
Si diresse nei pressi di una delle sue pompe petrolifere, che lavorava a pieno reggimento, quando poco più in là vide spuntare una mano da terra, coperta da un guanto verde.
Si avvicinò.
La mano gli strinse il polso, ma senza tirare.
Si chiese come potesse essere viva quella persona.
Si mise a scrivere lettere sulla terra a comporre prima una parola, poi una frase:
“Ci serve acqua d’ebano”.
Miguel sentì la testa ruotare e fu certo che tutto ciò fosse frutto della mancanza di acqua e del sole cocente, che gli stava facendo venire le allucinazioni, come era successo ad altri abitanti del villaggio.
Scuotendo la testa, tornò in casa e mise il viso davanti al frigorifero e quando la paura passò tornò fuori sulla sua amaca e in lontananza non vide più nulla, vicino alle pompe.
Decise di schiacciare un pisolino, per distrarsi dalla sete.
Quando si svegliò, si ritrovò in una grotta scura e così afosa da non permettergli di respirare.
C’era odore di benzina.
Una torcia si accese e a terra, sopra ai resti dell’amaca che era stata recisa, c’era un secchio d’acqua cristallina.
Miguel senza farsi scrupoli ci si gettò il viso e la trangugiò.
Dal buio apparve un uomo pelato e dagli occhi piccoli. Indossava un guanto verde e teneva in mano una lattina di benzina.
Miguel scosse la testa. Non riusciva a parlare.
L’uomo dal guanto verde, illuminato appena dal chiarore della torcia, portò la lattina alla bocca e in un solo sorso ne bevve l’intero contenuto.
«Sono anni che la mia gente scava per cercare ciò che tu ci porti via per le vostre scatole con le ruote. Non pensare che non sappiamo cosa ci fate con l’acqua d’ebano.
Purtroppo i nostri ingegneri hanno fatto male i calcoli e prima di raggiungere il giacimento d’acqua d’ebano ci siamo imbattuti in uno d’acqua-vetro.
Non te ne potrai andare da qui finché non ci ridarai ciò che è nostro.»
Miguel prese a urlare e a insultare Guanto Verde, finché non lo vide indietreggiare fino a scomparire nel buio, con lo sbattere di un portone.
Era il quinto giorno in cella, quando in sogno apparve sua nonna.
«Puoi finalmente fare del bene per gli altri, se solo non fossi così avido e testardo.»
L’uomo prese a urlare “guanto verde”, dicendo che aveva cambiato idea e che avrebbe ceduto parte dell’acqua d’ebano al suo popolo, ma a patto di ridare quella di vetro al villaggio.
Guanto Verde lo fece scortare da due uomini attraverso le periferie del villaggio, simile a un formicaio, e vide una donna dare da bere gocce di benzina alla figlia, a terra, e due uomini fare a botte a fianco di una vecchia automobile rossa con un tubo che fuoriusciva dal serbatoio.
«Ferma le pompe di acqua d’ebano e il villaggio riavrà l’acqua.»
Lo fecero risalire il pozzo e l’uomo fermò le proprie pompe.
Provò a prendere un secchio d’acqua ed era la più pulita che avesse mai bevuto.
La notizia si diffuse e una donna, stringendo tra le braccia la propria bimba in fasce, disse che era disposta a pagare qualsiasi prezzo per un po’ d’acqua.
Miguel scosse la testa.
«Bevetene. Vale come l’oro, ma serve come l’ossigeno.»
Il villaggio gli fece numerosi doni, così che non dovette più lavorare un giorno della sua vita.
«All’ebano, al vetro e ai buoni affari!» disse Miguel a Guanto Verde.
Fecero cozzare i bicchieri.
Sopra e sotto il villaggio non esisteva più la sete.

Qualche informazione su Giofena

15/03/02 ♓
Brescia

True I talk of dreams
which are the children of an idle brain.

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