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All’alba del secondo giorno, Guanto Verde entrò nella cella, si accovacció accanto al prigioniero e rise, nel vederlo addormentato.
Passarono pochi secondi, quando Miguel avvertì nel sonno un violento calore avvolgerlo e farlo sudare.
Si svegliò di soprassalto, circondato da un anello di fuoco.
Gridò e pregò Guanti Verde di spegnerlo e con uno schiocco di dita, l’anello svanì.
«Hai sete?»
Miguel annuì. Tremava, con una mano sul cuore, come a tenerlo insieme.
La sete era tornata.
«Ecco qua»
Guanto Verde gli porse una lattina.
Miguel gliela strappò di mano e se la portò sulle labbra.
Gli venne un conato e sputò a terra.
Era tutto buio.
«Cosa? Non puoi berlo?»
Tossì così forte che temette di buttar fuori le tonsille.
«Hai così tanta acqua d’ebano, ma non puoi nemmeno berla?
Non ti sembra stupido?»
Scoppiò in lacrime, chiedendo aiuto al Signore. Non tardare ad arrivare, lo supplicò.
«Hai speso la tua vita a ricavare una sostanza che non serve nemmeno per vivere e in una quantità tale da uccidere lentamente il mio villaggio.
Avido verme.»
Si voltò e si diresse verso il portone.
«Quando ti renderai di quante vite hai spento per la tua bella casa e il cubo con le ruote color rosso fiammante, quanto ti pentirai, dico, ti sarai già abituato al sapore.»
Rimase solo nelle tenebre.
Non poteva sapere di essere la piaga di un villaggio intero.
Voleva solo una vita decente, si disse, ma quando i guadagni decollarono, desiderò come unica cosa altro denaro.
Nessuno glielo avrebbe tolto e chiunque, nel suo villaggio, avrebbe dovuto chiedere a lui, per avere un po’ di benzina.
La consapevolezza che, senza di lui, la gente non avrebbe potuto muoversi verso la capitale lo colmava di un calore che lo faceva crescere a dismisura, fino alle dimensioni di quel Dio che lo stava abbandonando.
«Bestie maledette!
Vi farò morire di fame, lo giuro! Morirete!»
Ma nessuno rispose alla provocazione.
Le urla rimasero intrappolate, insieme all’umidità.
Nemmeno lui era così convinto di ciò che diceva.
Sopraggiunsero le immagini di uomini, donne e bambini, a cui aveva negato un bicchiere d’acqua o una mezza tanica di benzina, perché non avevano abbastanza soldi.
Si vergognò di come godeva nel vederli disperarsi e supplicarlo.
Se ne andavano disperati e lui si sentiva potente.
Mormorò, con la testa fra le mani:
«Dio, perdona me e la mia vita.»

Qualche informazione su Giofena

15/03/02 ♓
Brescia

True I talk of dreams
which are the children of an idle brain.

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