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Seduto su uno sgabello al bancone del solito pub. Stanco, con indosso il solito cappotto logoro. Il volto coperto da una folta barba incolta. Il bicchiere vuoto davanti agli occhi che richiedeva di essere riempito quanto i pensieri che gli affollavano la testa. Sembrava aspettare qualcuno.

«Steve, hai ancora sete?», una voce profonda da dietro il bancone. L’uomo seduto sullo sgabello infilò la mano nella tasca interna del cappotto marrone ed estrasse una banconota da 20 euro.

«Fammelo doppio Luke!»

Alzò lo sguardo verso il minuscolo barman la cui voce non corrispondeva esattamente all’aspetto fisico. Era così basso che che faticò a raggiungere la bottiglia di whisky posta sulla mensola più alta. La stappò e verso un bel quantitativo di liquido nel bicchiere del suo cliente.

Steve afferrò il bicchiere e ingurgitò tutto d’un fiato il contenuto.

«Ah!», un respiro colmo di alcool uscì dalle sue labbra.

«Adesso posso sopportare anche questo postaccio!», sorrise guardando il minuscolo uomo.

«Ma, se ti fa tanto schifo perché vieni tutte le sere?»

Steve passò l’indice sul bordo superiore del bicchiere. «Perché non c’è nessun altro posto dove trovare così tanto disagio, da non sentirmi fuori luogo!»

«Ormai sono tre mesi che vieni qua tutte le sere e non ho ancora capito che cosa tu faccia per vivere?» pose le mani sui fianchi e gonfiò il petto.

«Se te lo dicessi non mi crederesti.»

Fece per alzarsi, ma una mano forte gli strinse la spalla e lo fece risedere sullo sgabello.

«Alla fine mi hai trovato Jack!» Un uomo grasso, con il volto sfregiato da un vistosa cicatrice sulla guancia sinistra, vestito

con un lucente giubbotto di pelle di coccodrillo si sedette vicino a Steve.

«Pensavi di sfuggirci per sempre?», mise la mano sul fianco indicando la fondina del revolver attaccata alla cintura.

«Io non sono scappato, siete voi che mi avete perso di vista», scoppiò in una fragorosa risata.

«Luke, fai ancora due whisky doppi per me e il mio amico.»

«Certo che hai coraggio a definirmi amico tuo», lo fissò dritto negli occhi.

«Preferisci forse che gli dica chi sei?» lo colpì con la mano sulla spalla. «Su forza, beviamo questo bicchiere ed andiamo fuori a parlare.»

Luke mise i due bicchieri pieni sul bancone. Steve fece per afferrarlo, e, appena notò Jack posare le labbra sul suo, gli afferrò il capo con la mano destra e gli schianto la faccia violentemente sul bancone. Il bicchiere andò in frantumi. Jack fece per alzarsi. I vetri conficcati nel volto grasso, il sangue sgorgava a fiotti. Gli occhi esprimevano odio, violenza. Fece per estrarre la pistola. Steve gli blocco la mano. Sferrò una gomitata sul naso ormai rotto. Jack barcollò all’indietro. Steve riuscì a sfilargli la pistola dalla fondina. Gliela punto in volto. Ora era lui a condurre il gioco.

«Ti prego non sparare!», Jack non era più così spavaldo. Le gambe tremavano, ma i denti digrignati segnalavano che era pronto a contrattaccare. Steve caricò la pistola. Jack fece un passo in avanti con le braccia protese pronto ad afferrare il suo nemico. Partì il colpo. Un buco dritto in fronte. Un tonfo sordido. Il sangue si sparse rapidamente sul pavimento del pub.

«Scusa Luke!» Mise la pistola nella tasca del cappotto e si avviò verso l’uscita.

 

 

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