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Sto scrivendo un libro, un libro vero, serio, complesso.

Lo sto sviluppando da nove mesi e i lavori mi stanno lasciando molto soddisfatto.

 

Si intitola Morte Viola, ed è il sequel di Cacciatori di morte, il mio primo romanzo pubblicato, e lo sto davvero adorando.

 

Quando sono partito, quando ho iniziato a lavorarci, avevo appena pubblicato il romanzo precedente, e ne stavano venendo fuori tutti i lati deboli: scrittura un po’ sciatta e storia non ben sviluppata, o meglio non ben “esplosa”, non ben esplorata.

 

Cacciatori di morte è il primo episodio di un ciclo di storie lunghe che voglio sviluppare. Inserito all’interno della mia ambientazione horror-fantascientifica, racconta la storia di una famiglia.

 

Una famiglia molto particolare, sì.

I Guitierrez: Abel, ex-generale di un esercito clericofascista che ha combattuto e perso il terzo conflitto mondiale, Isabel, sua figlia di primo letto appena sedicenne, e Anna, seconda moglie di Abel, oltre che due gemelline di quattro anni, figlie di Abel e Anna.

 

Una bella famiglia, davvero, una bella famigliola da mulino bianco, colma di amore, allegria e dolcezza… e terrore.

 

Il ciclo dei Cacciatori
 

I Guitierrez non sono infatti quello che si dice una famigliola tranquilla; è una famiglia maledetta.

 

Abel, Anna e Isabel sono uniti da un fatto terribile.

 

Una vera maledizione, che ha colpito la donna e la ragazzina durante la guerra, ha portato l’occhio della terribile inquisizione militare su di loro, ha fatto sì che la prima moglie di Abel e il primo marito di Anna, colpiti anche loro dal Male, fossero messi al rogo, e che la donna e la ragazza venissero tenute sotto controllo dalle autorità islamiche della loro terra in quanto eretiche.

 

Di che tipo di maledizione sto parlando?

 

Beh, la cosa è questa: Anna e Isabel possono entrare in contatto con spettri e demoni attraverso dei misteriosi poteri portati dalla maledizione, che riescono a incanalare e usare attraverso dei rituali imparati da alcuni monaci.

Possono vedere il Male che da decenni ha invaso il loro mondo: gli spiriti che attaccano le persone nelle loro case, i mostri assetati di sangue che infestano fogne e campagne…

 

Sono Cacciatrici, medium, demonologhe, e il regime islamico del Regno di Bari ha deciso di utilizzare i loro poteri per distruggere casi di possessione e di infestazione. Abel, dal canto suo, ha giurato di proteggerle mettendo su una compagnia di mercenari destinati a guidarle in azione. Perché Anna, Isabel e le bambine sono per lui tutto ciò che conta davvero sulla Terra.

Sa bene che il loro non è un compito facile: gli spettri fanno impazzire, gli spettri uccidono, e l’Inquisizione islamica, crudele quanto quella cristiana, tiene costantemente d’occhio la sua famiglia.

Se Isabel e Anna non riescono a chiudere un certo numero di casi all’anno, il tribunale riapre l’inchiesta su di loro, con la forte probabilità di una condanna a morte.

 

Bel quadretto, eh?

 

Un mondo oscuro
 

Perché raccontare una serie di storie così tristi e potenzialmente “depressoidi”, nelle quali si passa costantemente dal fascino e il divertimento della detection al dramma umano?

Cercavo un modo diverso per scrivere storie horror.

Per parlare di spettri, demoni e possessioni.

 

Nell’horror classico il protagonista è un condannato a morte, che parte da un punto A e arriva al punto Z maciullato dalla minaccia soprannaturale presente nella storia.

La prospettiva mi annoiava, e così ho voluto darci un taglio portando quel modello a un altro livello, lavorando sul setting, il plot e la descrizione di personaggi, dei loro background e delle loro motivazioni. Contaminando, di fatto, le meccaniche dell’horror con la caratterizzazione tipica del fantasy e della fantascienza.

Il ciclo dei cacciatori parla di un mondo futuristico ma al tempo stesso arcaico, nel quale superstizione e tecnologie  d’avanguardia convivono.

Piccole comunità tornate a uno stadio sociale medioevale vanno a braccetto con mech d’assalto, satelliti e fucili mitragliatori, il fondamentalismo religioso con l’economia di mercato, in una strana commistione di epoche.

I Guitierrez erano l’unico modo per raccontare al meglio tutte le contraddizioni di un’epoca del genere, perché i Guitierrez sono “gli ultimi” per antonomasia, quelli ancora più poveri dei poveri: ricchi grazie al loro lavoro di mercenari, in contatto con le istituzioni più importanti del loro regno, ma al tempo stesso ricercati e vessati per la loro condizione di eretici.

Raccontare le loro storie, i loro drammi, la loro strana vita familiare, le loro indagini, è estremamente divertente e stimolante. È come raccontare la storia di una famiglia di ebrei durante il nazismo, ma contaminata con un’indagine dell’inquisitore Eymerich di Valerio Evangelisti.

Un ottimo modo per parlare di una società corrotta che prende spunto, in molti suoi aspetti, da quelli più brutti e ambigui della nostra epoca.

 

Com’è scrivere un romanzo?
 

Cacciatori di morte (LFA Publisher 2017) è un agevole racconto horror di centoquaranta pagine, strutturato in modo piuttosto semplice.

Come il pilot di una serie televisiva presenta i protagonisti, parte del loro background, fa (pre)gustare l’ambientazione e l’atmosfera, descrive brevemente un’avventura tipo.

Non è un libro perfetto, anzi oggi lo riscriverei dieci volte meglio, ma è davvero efficace per l’obiettivo che ha.

Una volta finito, però, erano più i punti non ben chiariti e le potenzialità inespresse che gli obiettivi raggiunti con la sua stesura.

Così l’obiettivo successivo mi si è presentato davanti ben chiaro: prendere quel modello e migliorarlo attraverso una storia più lunga, complessa e ricca di spunti ed elementi.

 

È nato così Morte Viola, del quale è in corso la seconda stesura (che forse non sarà l’ultima), in cantiere da marzo scorso.

 

Morte Viola è un romanzo dalla struttura simile a quella di Cacciatori di morte, ma che fa una cosa che il racconto precedente non ha potuto: permette alla storia di svilupparsi esprimendo tutto il suo potenziale.

 

L’ho voluto costruire non correndo (a differenza di quanto fatto con il precedente), bensì dicendo “Okay, dobbiamo convivere per un anno o più? No problem, se è per sfornare un buon lavoro”.

 

L’idea del romanzo è semplice: una spedizione dei Cacciatori in un luogo isolato si trasforma in una classica situazione da horror di inseguimento, nel quale un pericolo inatteso mette a repentaglio la vita dei protagonisti.

 

Una storia del genere non rappresenta una grande evoluzione rispetto a quella di Cacciatori di morte, dove i protagonisti vengono inviati a esorcizzare delle persone in una casa isolata, ma al contempo crea le premesse per una storia più profonda. Permette di sperimentare, per esempio, l’inserimento di più point of view all’interno del romanzo.

 

In Cacciatori di morte i protagonisti erano tre, e coincidevano con quelli dell’intero ciclo.

In Morte Viola i protagonisti sono quei tre più altri due, personaggi secondari che a un certo punto della storia prendono il sopravvento e raccontano il loro passato. L’obiettivo era creare dinamicità nella storia, non focalizzarsi su tre POV già esplorati a fondo, ma far sì che questi POV ne introducano degli altri. Immedesimandoci nel trio di protagonisti ascoltiamo la storia dei personaggi secondari e le valutiamo, potendole giudicare. Come scrittore è rischioso, perché la fatica aumenta, ma come narratore il divertimento e la soddisfazione sono triplicati, perché hai modo di interrompere la routine della narrazione in maniera originale e semplice.

 

E non solo.

 

I luoghi parlano
 

Tutta la struttura descritta sopra aveva, in fondo, un obiettivo ambizioso: tentare di costruire un romanzo che parlasse della storia di un luogo geografico ben preciso, che fosse abbastanza vasto da poter racchiudere all’interno tante location, tanti racconti, tanti episodi, intrecciati all’interno di una sorta di “mondo”.

 

La trama di Morte Viola si dipana soltanto per un giorno e una notte, ma attraverso i racconti sentiti dai protagonisti e altre tecniche narrative ho potuto sviluppare diversi livelli di narrazione. Leggiamo ciò che accade nel presente, ma anche quello che è successo prima, l’antefatto.

 

Come in ogni storia dell’orrore che si rispetti, maledizioni e condanne nascono per delle colpe, delle responsabilità. Compito di un romanzo del genere è raccontare queste colpe e responsabilità.

È costruire una vicenda mistery che tenga costantemente viva l’attenzione e che, attraverso una storia thriller soprannaturale, racconti anche le storie di dei personaggi, nonché i loro drammi.

 

Una vera e propria epica dell’orrore.

Qualche informazione su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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