Menu

Manca poco.

Ecco, viene alla luce. Il primo volto che vede è il mio. È fatta. Esco dall’infermeria, vado verso i bagni e sento ancora: “A causa delle forti precipitazioni il volo per Napoli subirà un’ora di ritardo”.

Nascere in aeroporto, vita che comincia in modo originale, mentre di sicuro non è originale la nostra attesa.

Centrifugamente la fretta ci spinge a fuggire verso mete diverse, ma centripetamente tutta questa gente è incollata ad un’ora di ritardo e con loro da qualche minuto, anche questa nuova vita.

Visi affollano la vista, ogni volto ha dietro una storia. Stessi scheletri, stesse casse di risonanza, impegnate nell’inesauribile corsa per aggiungere un minuto in più ad ogni ora.

Ho lasciato l’arrivato tra le braccia della mamma, le stesse che qualche mese fa, sopra e sotto le coperte hanno stretto un uomo e il suo calore. E ripenso a quelle forti di mia madre e ai suoi capelli neri, in quella foto davanti al mare, quando in grembo aveva me e mio fratello. Devo avvisarla del ritardo, ma il monitor buio del cellulare mi ricorda che dovrò cercare un telefono o una presa. Così lascio l’improvvisata sala parto e scorgo al di là del vetro la pioggia.

Con essa scivolano anche i pensieri, ma un riflesso li ferma su due anziani, che speranzosi si stringono la mano, nell’attesa di volare o forse per trovare le ultime forze per affrontare un giorno in più di vita. Di fianco a loro lo stesso calore in un bacio adolescente, anch’esso in attesa di spiccare il volo.

E così ripenso a Chiara e alle sue labbra prima di partire, non ho ancora deciso se finirà.

Continuo la ricerca di una cabina telefonica ma forse dovrei ricercare solo me stesso. Sfioro una bambina e scorgo una lacrima. Quante ne ho versate, quante ne ho fatte versare. “Ecco la tua mamma”, la ritroviamo, ma mi perdo ancora, stavolta nel suo sguardo. In quegli occhi neri come la lava del vulcano che fa ombra alla mia città.

“Un’ora di ritardo mamma”. Dietro di me un uomo alto e magro sorride. Ritorno verso la vetrata ed ora vedo il mio riflesso. Non c’è alcuna schiarita all’orizzonte. Ho ancora una moneta, come fosse un ultimo tassello da incastonare.

Torno al telefono, attendo in fila. Quasi desisto. Cerco una destinazione che sa di labbra conosciute. La voce perfetta di una speaker annuncia che è aperto l’imbarco del mio volo. Sento squillare, mi volto e inverosimilmente lei è qui. Chiara, come la nuova giornata che all’orizzonte si sta aprendo.

[Voti: 1    Media Voto: 5/5]

Due cose su inverosimilmente

Mi chiamo Salvatore Improta, meglio conosciuto on line con il nickname Inverosimilmente. Sono nato a Napoli nel 1979, vivo a Bologna dal 2001 e lavoro a Rimini dal 2015 come responsabile di Sistemi di Gestione. Sono un accanito lettore, figlio di un litografo - casa dei miei genitori è invasa da carta stampata. Tra i miei autori preferiti Saviano, Auster, Fante, Ammaniti, Brizzi...mi fermo solo per questioni di spazio. Mi sono avvicinato giovanissimo alla scrittura, in primo luogo di racconti brevi.
BRUCIA è il mio secondo romanzo è disponibile dal 15 novembre tra gli e-book della grande famiglia Geeko!

Vedi tutti i post

Le recensioni di questo racconto

Non ci sono recensioni per questo post