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Stanca.

Carolina era stanca di tutto ciò che la circondava. Come era possibile sentirsi così stanca a soli 25 anni? Una laurea, un corso di pasticceria a Londra, un’esperienza di lavoro estivo in una nota azienda dolciaria. Per poi ritrovarsi a lavorare come impiegata nell’azienda di famiglia. Nella minuscola cittadina in cui era nata, dalla quale sognava di scappare da quando si era diplomata.

Parigi, o semplicemente la più vicina Milano. Le grandi città la ammaliavano da sempre ed è lì che voleva ricominciare a sentirsi viva. Nella frenesia di un luogo nuovo, alla ricerca del lavoro che bramava da sempre in una pasticceria o nella cucina di un lussuoso hotel.

Ma Carolina aveva paura. Paura di contraddire una madre insicura ed un padre autoritario, ma assente. Paura di partire da sola per questa avventura senza una base economica, senza un’amica con sé, senza una prospettiva concreta di lavoro.

Era stato Andrea a sostenerla, sin da quando si erano conosciuti in occasione di quella gita scolastica a diciotto anni, gita che le aveva cambiato la vita. Aveva finalmente trovato la sua direzione, anche se era rimasta incastrata nella routine quotidiana. Per paura, insicurezza o semplicemente per non deludere la sua famiglia.

Ma questa volta sarebbe stato diverso. Avrebbe smesso di sfornare dolci per famigliari e amici, lo avrebbe fatto per lavoro. Nonna Agnese le avrebbe dato una mano grazie ai risparmi che aveva messo da parte per lei, e nonno Francesco avrebbe domato mamma e papà. Carolina si era decisa, alla fine dell’estate avrebbe comunicato la sua scelta di partire.

Andare a vivere a Milano.

Che non era Parigi, ma era un inizio.

Settembre era arrivato, più in fretta che mai. Ma Milano non era una città facile, e la ricerca di lavoro era sempre più estenuante. A tre mesi dal trasloco si sentiva una trottola tra il lavoro in una piccola pasticceria in periferia, quello di barista nel weekend ed i colloqui che sosteneva ogni settimana.

Fu il nuovo anno a portare novità, grazie ai contatti di Fabiana, la sua più cara amica, Carolina inizio’ a lavorare nelle cucine di una famosa pasticceria francese, nel cuore di Milano.

Un sogno. Due anni stressanti, in cui apprese tecniche nuove e si cimentò in ricette golose e raffinate.

Ma una brutta notizia la riportò a casa. Incredula per l’aggravarsi delle condizioni di salute di suo padre, era combattuta all’idea di rimanere a Milano, ora che il progetto lavorativo stava dando i suoi frutti: aprire una sala da tè tutta sua.

Ma era suo padre. Un uomo burbero e silenzioso, che mai le aveva dimostrato affetto, ma che ora se ne stava andando. Scelse di tornare a casa, ma ferma sui suoi passi, comunicò che mai sarebbe tornata a lavorare in azienda. Con i soldi messi da parte, e l’aiuto dell’inseparabile Andrea, avrebbe aperto la sua piccola sala da tè in centro.

In quel locale vuoto da anni, con le pareti con le boiserie color vaniglia che tanto ricordavano una boutique francese. E avrebbe sfornato biscotti, torte, muffin e delizie al cioccolato e alla frutta. Avrebbe aggiunto delle librerie colme di libri, perché leggere sorseggiando una tazza di tè era il suo passatempo preferito.

Qualche informazione su Monique

Sognatrice, appassionata di viaggi.
Viaggio, scrivo; il tè caldo è un'ottima scusa per mangiare biscotti.
Un po' Alice nel Paese delle Meraviglie, "gattara", innamorata con la testa perennemente tra le nuvole.
“La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili” (William Burroughs)”

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