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Dopo quasi sei ore trascorse tra le nuvole approdo finalmente fra le tue braccia e sorrido del contrasto del mio viaggiare. Partire da una città ex Repubblica Marinara come Pisa e arrivare da te, città affacciata sull’Oceano Atlantico, a bordo di un aereo anziché di una nave.

Coerente sarebbe stato un viaggiare lento, misurare i nodi ai venti, spogliare ogni traccia di terra dai pensieri invernali, disegnare castelli di sabbia sulle onde. E lasciarmi sfogliare, come un portolano, da affioranti ricordi lungo il periplo del cuore.

Ma l’urgenza di raggiungerti ha prevalso su ogni altra irragionevole ragione, e ora sono qui a farmi avvolgere e travolgere dalla tua essenza. Lo ha già fatto un uomo, poeta e romanziere di cui tu sei stata madre e seme di pagine di sconfinata bellezza. Fernando Pessoa ha scritto pagine intrise dei tuoi profumi, dei tuoi colori, delle tue forme, tracciando l’inafferrabile e multiforme singolarità di cui tu e lui siete labirinti di mirabili meraviglie.

‘ La verità ha i piedi e cammina e non muore mai ‘ – ha scritto Garcia da Orta, botanico portoghese nel 1563. È questa la pietra miliare da cui parto oggi, nel 2006 per cominciare il mio cammino personale in cerca di verità, di quel vero che sono e che voglio vivere.

Ti lascio sedurre i miei passi, con il tuo sguardo di un turchese intenso che fa quasi male agli occhi, dalla luce cremosa e ambrata che scivola sulle case dormienti, nell’ora tarda di un tramonto salmastro. Il tuo giacere su sette colli come la città eterna, permette allo sguardo una sconfinata apertura su scenari senza parole.

Il mio essere qui è nel silenzio di questo teatro emozionale, dove le parole si arrampicano per le tortuose viuzze dell’anima, inseguendo l’eco dolce e intensa degli alberi di jacaranda, le cui chiome indaco vengono spettinate da una brezza curiosa che risale dall’estuario.

È un silenzio pieno il mio che riempie pagine e pagine. Parole per ricomporre mosaici dimenticati, piccole tessere di un passato presente. È un silenzio artigiano, a cui sapienti mani danno quel valore intangibile che è il tempo.

È un silenzio che nell’unicità contiene la molteplicità, un continuo disvelarsi vuoti e rivelarsi pieni, come scatole cinesi, come una matrioska.

Come te Lisbona, che con la molteplicità dei tuoi quartieri, ciascuno con una propria anima ed architettura dai la sensazione di trovarsi sempre ‘altrove’. Percorro rua de Saudade nel labirinto moresco dell’Alfama, attraverso poi Praça do Comércio e dove mi trovo? davanti al Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

Non sono vittima di un colpo di sole, si tratta della Casa dos Bicos, dimora storica fatta costruire nel 1523 da Bras de Albuquerque su modello di architetture viste a Ferrara e a Bologna. In passato utilizzata anche come magazzino per il baccalà, dagli anni sessanta proprietà della città di Lisbona è sede anche della Fondazione José Saramago . Ritrovare pezzi di me e della mia famiglia, in questa città amata a distanza per anni, è la conferma che i libri sanno cose che noi ignoriamo e che le librerie sono luoghi da frequentare spesso per non perdere l’occasione di incontri che cambiano la vita.

Giusto il tempo di riprendermi dall’emozione e raggiungo rua da Prata e rua dos Douradores nel quadrilatero neoclassico della Baixa ed è straordinario come a piedi e in pochi passi cambia lo scenario sotto i miei occhi. Profumi e suoni srotolano come tappeti in un continuo divenire, dove culture diverse si intrecciano in un caleidoscopico viaggio nella città del viaggio. Dove il pensiero di perdermi è un desiderio che si avvera. Raggiungo l’Elevador de Santa Justa, un ascensore che dalla fine del 1800 permette una visione alta del tracciato a scacchiera della Baixa. Da questa prospettiva la vita è un gioco, dove nessuno vince e nessuno perde ma dove tutti abbiamo il sacrosanto diritto di azzardare le mosse più ardite assumendoci la responsabilità delle conseguenze.

Da quassù libero il mio amore per te. Mi hai attraversata con le pagine dei tuoi eteronimi, delle tue poesie, dei tuoi sguardi inquieti. Ho calpestato questi marciapiedi, respirato la pioggia e il vento dell’Oceano, ho sfogliato pensieri nelle librerie del Chiado e ho nostalgia per il caffè mancato a La Brasileira in rua Garrett, 120. C’è stato un banale contrattempo, l’appuntamento lo abbiamo segnato entrambi ma in agende diverse, quindi resta, mio caro Pessoa un caffè sospeso.

Arrivi e partenze odorano di nostalgia per le cose lasciate, le occasioni mancate e i desideri sospesi, riposti talvolta in valigie ingombranti che ci ostiniamo a portare ovunque.

Adesso viaggio con un bagaglio a mano dove c’è spazio a sufficienza per quello che conta e dove non è un ripiego la consapevolezza che questa nostalgia, questa ‘saudade’ mia cara Lisbona, mi è necessaria. Senza di lei la vita è una strada senza curve e senza incroci, senza l’opportunità di scegliere il cammino migliore per se stessi.

Ti lascio adesso, mia eterna Lisbona, con la promessa di un ritorno, perché non posso non ritornare dove mi sono sentita a casa nel mio essere una primavera fuori stagione.

Ti scrivo al presente, nonostante siano trascorsi dodici anni dal nostro incontro, ma sappiamo entrambe che se solo chiudo gli occhi un istante, io sono ancora lì nella policromia dei sentimenti di una ‘camera con vista’ sulle infinite geografie delle emozioni.

Concludo questa mia lettera per te con un arrivederci mentre ti saluto dal finestrino dell’aereo e sono certa che mi vedi anche se oramai sono sopra le nuvole.

Qualche informazione su unapaperaagalla

Da quando ho imparato a leggere non ho più smesso di farlo. A volte ho provato a disintossicarmi ma non ci sono riuscita perché ogni volta c'era un libro che veniva a cercarmi. Ho più amici di carta che di carne e questo a volte mi dispiace, così inizio a scrivere, sperando che tutte le parole che mi sono rimaste dentro leggendo, trovino un loro posto fuori, scrivendo.

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