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Sofia aveva accettato la proposta di gareggiare in coppia solo per non restare troppo tempo lontana dal ghiaccio. Erano passati solo due mesi dal suo incidente e già stava impazzendo ma mai si sarebbe aspettata una cosa simile: gli allenamenti erano estenuanti non tanto fisicamente quanto mentalmente. Era abituata a pensare solo a se stessa mentre pattinava invece ora aveva Daniel, il suo partner, in mezzo alla pista in ogni momento.

Il pattinaggio di coppia non era affatto più semplice del singolo anzi, c’era in più la difficoltà di entrare in sintonia con l’altra persona ma anche lo sforzo fisico, con un po’ di pratica, poteva essere “condiviso” ed era proprio per questo che Alessia, la sua allenatrice, aveva insistito che Sofia ci provasse.

Il fisioterapista non era sicuro che la spalla sarebbe guarita del tutto e non avrebbe mai permesso a un’atleta così giovane di rovinarsi per tutta la vita.

Sofia, se possibile, passava ancora più tempo di prima sulla pista. Sapeva che avrebbe dovuto lavorare a pieno regime per recuperare il tempo perso e aveva un enorme ostacolo da superare: fidarsi di qualcuno che non fosse lei.

Coordinarsi con Daniel non fu un grande problema, erano allo stesso livello come tecnica e, doveva ammettere, lui era davvero paziente.

Le loro giornate iniziavano presto e finivano tardi, qualche pausa per riprendere fiato e nuovamente al lavoro. I nemici di Sofia erano i salti e le prese, non riusciva proprio a lasciare che Daniel prendesse il controllo, neanche per un secondo, con il risultato che buona parte dell’allenamento lo passano a gambe all’aria.

Inizialmente Sofia si arrabbiava con Daniel, dava a lui tutta la colpa e si arrabbiava ancora di più quando lui neanche le rispondeva! Fino a quando un giorno, dopo l’ennesima caduta, non fu lui a prendere la parola per primo

<Hai intenzione di darmi la colpa anche oggi o finalmente sei pronta ad aprire gli occhi e renderti conto che il problema sei tu?>

Lo shock iniziale fece ammutolire Sofia, non era abituata a scontrarsi così con qualcuno, non mentre pattinava e questo la fece riflettere. Dopo di che il ragazzo trascinò Sofia fuori dalla pista dicendole che si sarebbero allenati nella palestra.

Occuparono una piccola saletta per non disturbare le altre lezioni in corso e iniziarono con un semplice riscaldamento

<Adesso stai ferma lì, chiudi gli occhi e cammina verso di me>

Daniel ora impartiva ordini e questo a Sofia non piaceva per niente però voleva capire cosa aveva in mente quindi fece come le era stato detto: chiuse gli occhi e iniziò a camminare finendo dalla parte opposta a quella di Daniel. Si infuriò accusando il ragazzo di essersi spostato ma si sbagliava, lui non si era mosso e questo la fece arrabbiare ancora di più. Ripeterono l’esercizio più e più volte ma il risultato era sempre lo stesso.

Tornò a casa e si chiuse in camera sua, era ancora furibonda e, ripensando alla giornata, non poté fare a meno di chiedersi se oltre a lei, anche Daniel non avesse qualche problema.

Il giorno seguente parlò a lungo con Daniel, lui le spiegò il suo punto di vista e le propose di cominciare da capo, stavolta entrambi consapevoli dei propri errori e sforzandosi soprattutto di entrare nell’ottica della squadra. Sofia storse un po’ il naso ma non si fece mancare l’occasione di illustrare ampiamente il suo punto di vista.

Andarono nuovamente in palestra, questa volta con uno spirito e una determinazione diversi e ripresero dallo stesso esercizio. Dopo una decina di volte Sofia si rese conto che ogni volta che riprovava, riusciva ad avvicinarsi almeno di un passo a Daniel.

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