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La prima lezione di pattinaggio significò tutto per Sofia che, da quel giorno, si presenterò sempre puntuale a tutte le lezioni successive per ben 12 anni, dopo i quali Alessia, la sua allenatrice, le propose di fare il suo debutto nelle gare. Sofia non poteva essere più felice di così, corse a casa più veloce che mai per dirlo ai genitori che, orgogliosi della figlia, le chiesero solamente di mantenere la promessa di concludere gli studi.

Sofia accettò questa condizione nonostante la scuola non fosse il suo posto preferito, le piaceva molto studiare ma non frequentare.
La scuola le stava stretta e tutti intorno a lei erano sempre scortesi, prendevano in giro lei o altri compagni. Le giornate migliori erano quelle in cui la ignoravano anche se questo significava che stavano tormentando qualcun altro.
Si sentiva debole lì dentro e aspettava sempre con ansia il suono della campanella per poter tornare a casa, cambiarsi e caricare il borsone sulla bici, pronta a sfrecciare fino alla pista.

C’era sempre un po’ di gente durante gli allenamenti, erano per lo più compagni e allenatori ma Sofia era sempre stata molto seria, lavorava sodo e lo faceva da sola.

Dopo l’incidente si sentì crollare il mondo addosso, il suo unico pensiero era per il tempo che avrebbe passato lontano dalla pista mettendo a rischio una carriera appena iniziata.
Decise di non lasciarsi abbattere, di mettersi d’impegno nella riabilitazione e seguire le istruzioni dei medici.

Alessia seguì passo dopo passo la riabilitazione di Sofia, aiutandola e incoraggiandola ogni giorno anche quando, verso la fine della terapia, il fisioterapista le disse che nutriva dei dubbi sulla completa ripresa in tempi brevi. Chiese di essere lei a comunicarlo a Sofia, sarebbe stato un duro colpo e temeva la reazione della ragazza.
Alessia stava cercando le parole giuste e ormai provava il discorso allo specchio da almeno un’ora quando il suono del telefono la colse di sorpresa: era Amanda, una ex collega con la quale era rimasta in contatto. Amanda le chiese cosa pensasse delle gare in coppia perché, spiegò, la partner del suo atleta si era ritirata e le serviva una sostituta. Era la notizia giusta al momento giusto, pensò Alessia che ebbe così l’idea di proporlo a Sofia nella speranza accettasse, specie dopo averle detto della spalla.

<Non se ne parla>

Ovviamente Sofia l’aveva presa nel peggiore dei modi.

La proposta di Alessia fece infuriare Sofia, il pattinaggio era una questione solo tra lei e il ghiaccio, nessuno poteva intromettersi.
Passò qualche giorno e Sofia si rese conto che non aveva scelta, se non avesse accettato quella proposta, avrebbe dovuto rinunciare al pattinaggio per almeno altri tre mesi e già stava impazzendo dopo due.

Sofia conobbe Daniel, colui che sarebbe diventato il suo partner. Un bel ragazzo di un anno più grande di lei, capelli scuri e occhi verdi, fisico atletico e, cosa più importante, sempre concentrato durante tutto l’allenamento. Con queste premesse si può fare, pensò contenta Sofia.

Grazie a Daniel riuscì a superare le prime difficoltà, le era rimasto vicino anche quando faceva l’antipatica e lo aveva fatto sempre nel modo più gentile possibile diventando così un amico prezioso.

Quando vinsero la medaglia d’argento quasi non potevano crederci, anche se non era il primo posto per loro fu un grande successo ed era sufficiente per passare alle gare successive.

Quella vittoria significò molto per Sofia ma sapeva bene che, per quanto il pattinaggio in coppia non le dispiacesse, non avrebbe mai rinunciato al suo singolo.

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