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Era il 21 marzo, era arrivata ufficialmente la primavera. Lucia l’aveva già sentita arrivare qualche giorno fa quando uscendo da casa, inavvertitamente,  si imbatté in quell’aria fresca ma solare, quell’odore di fiori ed il ronzio delle api, quel vociare per le strade quando fino a pochi giorni fa regnava il silenzio. Lei lo avvertiva subito quando qualcosa stava per cambiare.

Si accorse che la primavera stava arrivando eppure finiva sempre, ogni anno, che si ritrovava impreparata. Era il 21 marzo e come ogni anno, il primo giorno di primavera,  sarebbero arrivati i loro amici emigrati al nord. Lucia e suo marito Giacomo uscirono di casa per andare al consueto pranzo di benvenuto. Uscendo di casa quel giorno Lucia si accorse che il suo maglione era troppo caldo e che i suoi piedi stavano troppo stretti negli stivaletti. Sentiva un rossore sulle guance che la faceva sentire a disagio e quella luce splendente era tornata puntualmente come ogni anno  per inghiottirla: troppa bellezza intorno, troppi stimoli, colori, odori…opportunità e lei scompariva come sbiadita da quel sole così raggiante che sembrava già quasi estate.

Guardò Giacomo mentre camminavano in silenzio verso il ristorante, indossava la giacca di lana, quella buona che forse era troppo calda, ma lui sembrava a suo agio in quel vestito. Era il suo preferito e lo indossava solo per le occasioni.

Era di buon umore Giacomo, profumava di colonia un po’ più del solito, aveva i capelli tirati indietro con la gelatina e un sorriso stampato in viso. Era come se fosse in conversazione con se stesso e sorridesse alle cose che si diceva, ma Lucia non poteva sentire. Era capitato altre volte che avesse insistito per essere inclusa in quel dialogo, sapere, ma Giacomo era un uomo taciturno e finiva sempre che litigavano se Lucia insisteva e così continuò a camminare in silenzio al suo fianco verso il ristorante.

Erano in anticipo. Giacomo aveva insistito affinché uscissero di casa prima,  diceva che voleva scegliere il tavolo altrimenti ogni anno rimaneva sempre il tavolo per 2 e non si riusciva mai a parlare per bene con gli amici. Quest’anno voleva sedersi nel tavolo quello da 6 per non rimanere in piedi a conversare o seduto al tavolo per 2.

Per qualche ragione Lucia sentii i suoi occhi bagnarsi ed il cuore battere forte. Cerco’ di inghiottire quella pietra che le  si era formata in gola e cominciò a respirare con ritmicità. Sentiva che era ad un passo dal piangere, ma non poteva lasciarsi andare. Sarebbe,però, stato bello semplicemente piangere e magari Giacomo l’avrebbe abbracciata e poi avrebbero fatto l’amore e sarebbero arrivati un pò scompigliati senza quel maglione pesante e quella giacca di lana al ristorante, avrebbero salutato gli amici e si sarebbero seduti al tavolo per 2 ridendo e guardandosi negli occhi.

Fu un’immagine che durò un attimo e svanì completamente  quando Giacomo la chiamò quasi a svegliarla dalla sua visione: “Allora fra 5 minuti si esce eh?”

 

Lucia fece di sì con la testa ed inghiottì ancora una volta poiché il sasso era ancora lì in gola. Sentii che piano piano stava scendendo e così andò in bagno, si sedette sul water ed inghiottì ancora e poi respirò  ed inghiottì un’altra volta, sentiva che, come sempre, la sua tecnica stava funzionando: il sasso scendeva giù, gli occhi si asciugavano e lei era riuscita ancora una volta a non esplodere, a preservare la sua dignità a non farsi dire che era pazza.

 

Arrivati al ristorante Giacomo si guardò intorno e la sua delusione fu grande nel vedere che, seppur in anticipo, il tavolo da 6 era già occupato e la zona all’impiedi anche, rimaneva solo il tavolo per 2.

 

Si sedettero al tavolo per 2.

 

Dopo pochi secondi Luana e con lei una ventata d’aria fresca arrivò al tavolo per 2. 

Giacomo si girò verso Luana dando il suo profilo migliore a Lucia. I due cominciarono a parlare. Giacomo rimase seduto e girato di sbieco sulla sedia, sembrava stare scomodo come in una posa che era una via di mezzo tra lo stare seduto e l’alzarsi. Luana era appoggiata alla ringhiera, quasi sdraiata, protesa verso Giacomo e con le spalle verso Lucia. anche lei sembrava incastrata in una posa scomoda, tra la tensione e il rilassamento.

Lucia seguiva con lo sguardo la conversazione non trovando il momento adatto per inserirsi in quel flusso, aspettava di incontrare lo sguardo di Giacomo, ma non le riuscì. Quel grosso sasso si presentò di nuovo proprio lì in gola, doveva essere risalito sù! Prese il bicchiere con l’acqua e bevendo trovò conforto in quella copertura che il bicchiere le dava, come se lei non fosse realmente lì, ma dietro un enorme  vetro ghiacciato. Se si concentrava attentamente sull’acqua e sul quel vetro del bicchiere sentiva la rabbia,  l’umiliazione allontanarsi e lei rimaneva sospesa lì in quell’attimo, scomparsa…come sbiadita dietro quel bicchiere, seduta ad un tavolo per 2.

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