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Inizio già dicendo il mio pensiero sul libro: assolutamente straordinario, stupefacente! Consiglio vivamente! “Come riesce l’autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner  tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. (…) È il caso che abbiamo davanti. Pubblicato per la prima volta nel 1965, Stoner è stato ristampato dalla New York Review Books nel 2003. Negli Stati Uniti questa seconda uscita ha rappresentato una sorta di fenomeno letterario: il libro ha venduto più di 50.000 copie e gode di un entusiasta passaparola fra lettore e lettore. Che cosa ne ha determinato il grande richiamo e l’enorme successo? È un libro piccolo, dalle modeste ambizioni, ma affronta ed esplora gli interrogativi più imprescindibili e sconcertanti che ci è dato di conoscere: perché viviamo? Che cosa conferisce valore e significato alla vita? Che cosa vuol dire amare? Per la terza volta, leggendo le pagine finali di questo magnifico libro, ho pianto. Sul letto di morte William Stoner guarda fuori il giardino illuminato dal sole e vede un gruppo di studenti che attraversa il prato. «Camminavano leggeri sull’erba, quasi senza toccarla, senza lasciare tracce del loro passaggio». Come quei ragazzi «allegri e incantati», Stoner attraversa con grazia leggera e delicatezza il cuore del lettore, ma la traccia che lascia è indelebile e profonda.” Postfazione di Peter Cameron.
Non posso che essere d’accordo con tutto quello qui sopra riportato.
Ho trovato questo romanzo con una capacità descrittiva elevata, ricco di dettagli con un modo unico di rappresentare i personaggi; inoltre, altro punto a favore del libro, io amo i romanzi in cui viene raccontata la vita americana, quella della provincia americana – nonostante abbia come soggetto una vita ordinaria e mediocre, come quella del protagonista. D’altronde, già dalle prime righe del romanzo l’autore mette subito in chiaro il lettore su quale sarà la storia: “William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido (p. 9).” Nonostante questa premessa dell’autore, non si può non amare e parteggiare per Stoner: si prova molta empatia per il personaggio e si fa fatica, alla fine, a lasciarlo andare e a chiudere il libro. E’ un libro che ti rimane attaccato addosso. Concludo citando ancora Cameron: “La verità è che si possono scrivere pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria”.

Qualche informazione su @mizuage76

Diplomata al Liceo classico Zucchi a Monza, laureata in Giurisprudenza a Milano, attualmente sono funzionaria presso il consiglio regionale e lavoro per il Garante dei detenuti regionale. Appassionata da sempre di libri, mi piacciono anche la musica e il cibo! Ah, sono anche mamma di due bimbi, per cui faccio le capriole ogni giorno per riuscire a fare tutto....anche leggere!

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