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Le otto figlie della Luna giocavano nella grande e brumosa foresta, vestite di pelle e pelliccia; fango calzava i loro piedi, si rincorrevano come giovani lupi. Il cielo curioso sbirciava dagli alberi fitti, ma mostrava nubi e poche stelle. Finché il loro vivace inseguimento bruscamente non fu interrotto da un’ombra assai scortese: come loro sembrava di pelle e pelliccia, ma zanne e artigli da squarciare ogni rumore. Foresta si zittì, e cielo si nascose dietro le corone di foglie scure. “Danzerai per me dolce fanciulla?” chiese la belva d’ombra alla più giovane

Luna Piena, di coraggio rispose “come potrei danzare con chi nemmeno conosco?”

e la belva rispose “se non danzi per me, non potrò darti il mio nome”

Ma le sorelle calanti e crescenti non eran serene così prima che la sorella di più tenera età accettasse troppo in fretta l’invito,resero noto il loro dubbio

“Perchè vuoi che sorella Piena danzi per te?”

e mentre la belva si contorceva in forme assurde, da essa uscirono parole assai furbe “mie care, un’ombra che danza da sola non si è mai vista, anche a provarci non vi riuscirei e ciò mi rattrista”

Le due che di splendore solo un quarto possedevan della più giovane delle sorelle, si fecero avanti a contestar anche quelle “Già ne ha una di ombra, una in più a che le serve?”

e la belva sorrise maliziosa “una persona più ombre possiede, anche se di norma solo una ne vede. Vostra madre la luna, sotto i suoi raggi, mi da ragione” Impudente la più vecchia delle sorelle, Nuova, si fece avanti altezzosa “Più di un’ombra a volte nelle mie sorelle scorgo, ma di un particolare presto mi accorgo; sempre la stessa l’ombra sarà, non importa da dove la si vedrà. Tu non sei adatta a noi, quindi chiederle di danzare con te non puoi”

la belva furiosa attaccò le sorelle, e assieme scacciarono la belva e la sua danza.

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