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Scese adagio dalla sedia provocando un irritante scricchiolio, troppo piccola sotto il peso di due scarpe 45. Prima un piede, poi lentamente l’altro toccò finalmente  terra, era come se avesse paura di ultimare quel gesto, come se portarlo a termine, avrebbe significato cambiare per sempre il corso della sua realtà.

Lo sguardo rivolto verso il basso, solo adesso si accorse che il pavimento era veramente lercio, così sporco  che non riusciva più a ricordare di che colore fosse originariamente, e dire che l’aveva scelto con una cura quasi maniacale, voleva fosse perfetto, come tutto il resto.

Eh si ! era proprio arrivato il momento che ci desse una bella ripulita e non solo a quello.

Maledetta luce,  insopportabile, il bagliore accecante che penetra dalla finestra dischiusa, acutizza il suo dilaniante mal di testa, erano giorni ormai che non voleva passare, come un chiodo piantato nel cervello, quel dolore  bastardo lo stava facendo impazzire, non ne poteva più doveva far qualcosa altrimenti,  avrebbe veramente perso la ragione.

Tutta colpa di  sua madre, accidenti a lei e ai suoi consigli, non avrebbe mai dovuto farsi convincere ad accettare l’ appuntamento al buio, era stato allora che l’incubo entrò nella sua vita senza chiedere il permesso.

Per una frazione di secondo i suoi farneticanti pensieri furono distratti da qualcosa che lo raggelò, si girò di scatto, un attimo in cui l’ombra di un corpo penzolante dal soffitto, parve proprio essere reale, viva e molto familiare. Quella scena lo spaventò a tal punto, che fu costretto a chiudere gli occhi per poter cancellare velocemente quella macabra immagine.

Doveva prendersi una pausa, una bella vacanza in qualche isola semi deserta, ultimamente stava lavorando troppo, il continuo contatto con quegli stupidi pazzi stava condizionando i suoi pensieri, e questo lui, non poteva permetterlo.

Il caldo in quei giorni era insopportabile, 40 °,  non era la temperatura ideale per risolvere qualcosa o ricominciare a vivere, ma doveva farlo, non poteva far scorrere tutto così staticamente, non poteva fermare il tempo che sfuggiva velocemente dalle sue mani grondanti sudore, non poteva continuare a vivere morendo dentro, doveva ricominciare ad esistere con la consapevolezza di essere vivo.

Fanculo a sua madre, fanculo ai colleghi, fanculo ai suoi pazienti, fanculo al mondo che non faceva altro che rompergli i coglioni, pretendendo l’impossibile da lui.

Del resto era solo un uomo.

Era stanco, ultimamente non dormiva né abbastanza né bene, tutto il casino degli ultimi mesi aveva rivoluzionato la sua vita, che fino a quel momento era praticamente perfetta.

Uno psicologo di successo, con un notevole appartamento in centro a Bologna, uno studio ben avviato e due colleghi con cui condividere lavoro e festini notturni, visto che, facevano parte degli scapoli della città bene, un buon partito senza nessun dubbio.

Mah! Che fine aveva fatto, era un po’ che  non lo vedeva  né lo sentiva, strano di solito al suo ritorno Ugo, l’accoglieva con un entusiasmo da coppa dei campioni, lui era l’unico vero amico che poteva vantarsi d’avere, mai uno sgarbo, ne un tradimento, non si sarebbe mai neanche sognato di scoparsi la tua donna, era veramente un amico, unico ed impagabile, soprattutto perché di solito si accontentava di finire gli avanzi di pizza del giorno prima, beatamente accomodato sul  suo unico vizio,  il divano in pelle nera.

Probabilmente era uscito a far due passi e cambiare l’acqua alle olive, poveraccio ultimamente aveva anche trascurato la loro passeggiata mattutina lungo il viale alberato, presto avrebbe trovato il  modo per farsi perdonare.

Quanto tempo era stato lì, guardò verso l’orologio, scandiva rumorosamente lo scorrere del tempo, che pareva essersi fermato in quella stanza, pareva aver preso le sembianze di un fotogramma visto al rallentatore, e per di più in bianco e nero, interminabili minuti scorrevano uno dopo l’altro.

Il tempo non aveva più nessun senso.

Si accorse solo allora che non ricordava le ultime 48 ore della sua vita, dissolte nei meandri della lucida follia di un momento, cercava disperatamente di capire perché fosse lì, perché aveva in mano quella sedia e perché tutto sembrava così surreale.

Quella strana calma apparente, nascondeva qualcosa, lui lo sapeva bene, del resto era uno psicologo, conosceva alla perfezione i meccanismi della mente umana, lo strano evolversi degli eventi che assume la sconvolgente reazione ad un dolore profondo.

Mancava l’aria li dentro, non si poteva più respirare, il cuore come impazzito cercava spazio in quella stretta gabbia toracica, che stava succedendo, forse erano i sintomi di un imminente infarto, probabilmente i suoi 45 anni vissuti troppo intensamente, erano pronti a presentargli il conto.

Aveva bisogno d’ossigeno, tanto ossigeno, fu in quel momento che si accorse di avere le gambe irrigidite come da una lunga immobilità, doveva raggiungere la finestra, doveva respirare urgentemente o sarebbe stata la fine, una folle paura della nera signora attraversò per un attimo la sua vita.

Non era pronto per morire, non adesso, aveva troppe cose in sospeso, doveva finire quello che aveva appena iniziato.

Una strana aria aleggiava sulla sua testa, un silenzio assordante gli rimbombava pesantemente nelle orecchie, doveva uscire scappar via, vedere fuori se il mondo era ancora li.

Prese la giacca, le chiavi e fece per aprire la porta, girò lo sguardo e solo allora si accorse che il suo corpo penzolante stava emettendo l’ ultimo respiro, ormai era troppo tardi per tornare indietro.

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Due cose su MaddalenaValentinah

Maddalena Valentina, alterego di Valentina Maddalena. Una ragazza (o forse due) che adorano la scrittura. Le nostre storie sono diametralmente opposte. Maddalena è di Eboli e Valentina di Cercola - o viceversa - (anche se adesso vive al nord). Si sono incontrate a Lourdes (forse) o al liceo Garibaldi di Napoli? All'università a Pisa o a Praia a Mare sulla spiaggia? Buona lettura a tutti

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