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«Non mi lascerai anche tu, vero?»

«No, non lo farò mai.»

«Giuramelo.»

«Te lo giuro. Sei importante per me.»

«Ho paura.»

«Lo so. Devi essere forte; ti porterò via.»

Si strinsero in un abbraccio lungo un’eternità e si addormentarono.

 

L’inverno era arrivato. La neve, caduta copiosamente sin dalle prime ore dell’alba, aveva celato quella che una volta era stata la sua città. Qualche timido raggio di sole filtrava attraverso la finestra. Tutto era ovattato e quasi surreale, e si respirava un’atmosfera magica che, tuttavia, non riusciva a far dimenticare ciò che era accaduto.

Magari fosse stato possibile dimenticare; scoprire che era stato solo un terribile incubo. E ripartire. Ma era successo.

Destiny se ne stava avvolta nella sua coperta, seduta alla scrivania. Da tempo viveva nascosta in quella mansarda; quello era diventato il suo universo. Non poteva uscire per nessuna ragione o sarebbe stata la fine.

Si trovava proprio sopra all’appartamento dove viveva un tempo con i suoi genitori. Loro erano morti, anni prima che accadesse.

Ora il grazioso bilocale era stato affittato alla proprietaria della storica pescheria del paese. La signora, ormai in pensione, era molto anziana e aveva scelto di trascorrere ritirata gli ultimi anni. Non riusciva più a salire le scale e mai sarebbe salita in quella piccola e inutile mansarda. Poteva anche scomparire nella polvere per quanto le importava.

Destiny si abbandonò al flusso dei suoi pensieri, si lasciò cullare e si sentì invadere dalla tristezza. Le sembrava che la vita le stesse scorrendo via tra le dita, come un pugno di sabbia.

Le giornate trascorrevano tutte uguali; non sapeva più neanche che ora e che giorno fosse. Aveva imparato a convivere con quei cupi pensieri che andavano e venivano. Erano diventati parte integrante di lei.

Ma quel giorno era diverso; tutto sembrava amplificato. Ogni sensazione, ogni pensiero.

Il momento era arrivato, ma Kate non si era presentata; erano tre giorni che non la vedeva. Cosa le sarà mai successo? L’avranno scoperta? E se non venisse? Se ci avesse ripensato?

Si sentiva completamente persa. Cosa ne sarebbe stato di lei? Sarebbe morta lì o sarebbe stata trovata e catturata? Non voglio morire.

Kate le portava da mangiare, riusciva a passare quasi ogni giorno. Viveva ormai da due anni travestita da ragazzo e si era fatta assumere nella bottega accanto alla piazza. Si occupava lei di tutte le consegne quotidiane, in paese e su nella valle. La notte in cui vennero a prenderla erano insieme. Avevano passato ore a progettare un piano per fuggire. Il nascondiglio di Destiny era pronto. Quando vennero, Kate si precipitò giù per le scale attirando l’attenzione su di sé. Uscì, prese la ripida via che conduceva al bosco e scomparve.

La cercarono per giorni, battendo con i cani ogni sentiero e ogni luogo in cui potesse essersi nascosta. Non riuscirono a trovarla e la diedero per spacciata. Non sarebbe di certo potuta sopravvivere con quel freddo pungente nel bosco da sola.

Ce la fece, grazie alla sua tenacia. Riuscì quasi riuscita ad arrivare ai pascoli che si trovavano oltre quella selva e poi, ormai allo stremo delle forze, si sentì incredibilmente debole e si accasciò al suolo. La soccorsero il pastore del villaggio limitrofo e sua moglie; la nutrirono e le medicarono le tante ferite che le ricoprivano braccia e gambe.

Fu allora che divenne Jonathan.

Nel regno tutte le donne in età fertile erano stare portate via perché ritenute pericolose sovversive, peccatrici che minacciano l’ordine della società. E per questo andavano rieducate. Questo avevano deliberato gli uomini.

«Hai mantenuto la promessa. Sei venuta.»

«Pensavi che ti avrei lasciata lì?»

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