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Trama: 

Le stagioni si avvicendano sempre uguali a Casedisopra, fra la tabaccheria della Nerina e le due caserme – dei Carabinieri e della Forestale – che invano vigilano sul bar-trattoria di Benito, dove anche quando la stagione della caccia è chiusa il maiale servito in tavola ha un curioso retrogusto di cinghiale… Eppure ultimamente qualcosa sta cambiando. In paese compaiono ragazzi e ragazze dagli abiti colorati, calzano sandali di cuoio intrecciati a mano e vendono i prodotti del bosco e della pastorizia:sono gli elfi, che vivono in piccole comunità isolate sulla montagna, senza elettricità, praticando il baratto e ospitando chiunque bussi alla loro porta senza porre domande. Forse potranno essere loro a prendersi cura del territorio appenninico, sempre più trascurato e spopolato, mentre sul corpo della Forestale incombe il destino di venir riassorbito nell’arma dei Carabinieri? Marco Gherardini, detto Poiana, ispettore della Forestale, non fa in tempo a immalinconirsi con questi pensieri che ecco, nell’aria risuonano due spari proprio quando nemmeno i cacciatori avrebbero licenza di esploderli. E di lì a poco, ai piedi di un dirupo viene trovato un cadavere: proprio un giovane elfo, si direbbe.

Inizia per Poiana l’indagine più difficile della sua carriera. Perché potrebbe essere l’ultima, ma non solo: perché si troverà a sospettare degli amici più cari, perché dovrà ammettere che l’intuito femminile può essere imbattibile, perché per trovare la direzione giusta dovrà essere pronto a perdersi nel bosco…

Recensione: 

Tempo da elfi è uno di quei romanzi dai quali non riesci a staccarti. Ha un ritmo incalzante che porta il lettore a continuare, pagina dopo pagina, a inseguire i pensieri, e le piste, di Poiana in mezzo ai boschi degli Appennini.

La struttura è quella del giallo classico: omicidio, indagine e arresto dell’assassino.

A rendere originale quest’opera, però, è il linguaggio usato; un linguaggio con dei dialettismi che ancora perdurano nei paesi di montagna e, ahimè, solo qui. I dialetti possono raccontarci la storia di un popolo e il duo Guccini-Macchiavelli è affiatato nel raccontarci quella di Casedisopra e dell’ispettore Poiana. Durante la lettura i dialetti riescono a dare al racconto quella sfumatura rustica, di un tempo passato che è poi accentuata dai vari nomignoli dei compaesani seduti ad un tavolo a giocare a carte.

Gli altri al tavolino erano Peppe di casa Tornelli e Nedo della Valeria.  Facevano coppia fissa. Compagno del medico era il Professore. Altra coppia fissa.

In tutto ciò la natura è la grande protagonista e le indagini di Poiana, oltre che a svolgersi nel bosco e da Benito, coinvolgono anche un gruppo di elfi che ha deciso di rinnegare i valori della società moderna. Hanno scelto di vivere nel mezzo del bosco senza nessuna delle comodità a noi care (scelta coraggiosa e anche discutibile) senza luce, acqua corrente o acqua calda, in vecchie case abbandonate con quello che la natura ha da offrire. Hanno vestiti variopinti, bracciali e collane, danzano e cantano per le strade di Casedisopra felici per la festa dell’Arcobaleno.

Eppure questo popolo un po’ stravagante non è sempre limpido e sincero come si pensa e toccherà a Poiana districarne i misteri.

Gran bella lettura, assolutamente consigliata.

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