Menu

È buio e l’aria è gelida.
Se non ci fosse il vento a farmi strabuzzare gli occhi, penserei di non poterli più muovere. 
Stanotte, più di ogni altra notte, non avrei voluto lasciarti. Dormivi beata accanto a me, come se non desiderassi altro che essere lì.
Il respiro era leggero, le mani sotto il cuscino, i capelli sugli occhi.
Li ho spostati per accarezzarti la guancia, così calda, e per baciarti l’occhio destro, mentre trattenevo il respiro per non svegliarti.

Sono già le cinque del mattino, e sono in ritardo. Ovviamente non sono riuscito a dormire, impegnato com’ero a pregare affinché il tempo si fermasse ma naturalmente non ha funzionato nemmeno stavolta. Ho pregato, sudato, mi sono disperato, sperando che qualcuno lassù mi vedesse e accettasse il mio dolore, come un sacrificio per esaudire la mia preghiera, ma ultimamente sembra che niente sia destinato ad avverarsi. 
Probabilmente anche LUI, come tutti, mi accusa di essere la causa della tua infelicità, e forse è così, ma mi chiedo per quanto tempo io debba ancora pagare ed essere punito ma poi mi sforzo di non pensarci, devo pur andare avanti.
Così mi sono alzato, ti ho preparato per l’ultima volta la caffettiera, perché so che odi farlo la mattina, e ho buttato giù un goccio di latte, appena riscaldato.
Non trovavo nemmeno un foglio di carta dove scriverti le uniche due parole che vorrei uscissero invece dalla tua bocca, allora l’ho fatto su un pezzo di Scottex e l’ho lasciato sul comodino.
Spero non ti ci sei soffiata il naso nel buio della notte, scambiandolo per un cleenex.

Poi dall’attaccapanni ho preso il gubbino blu, il tuo primo regalo, e sono uscito in strada dove il taxi era già pronto ad aspettarmi.
Eccolo il vento, ho pensato, nei migliori film drammatici accompagna sempre gli attori verso la scena madre, a me stava accompagnandomi all’aeroporto, per uscire di scena completamente.
Il tassista, sulla cinquantina, bassino e dalla pelle scura mi ha sistemato la valigia nel bagagliaio e siamo partiti, destinazione Victoria station per prendere il treno che mi avrebbe portato all’aeroporto di Gatwick, destinazione Milano.

Da quando le cose tra noi non sono più quelle di un tempo, non riesco a godermi nulla e non mi piace più viaggiare, ho addirittura sviluppato una forte paura di volare.
Quando è il momento di allacciare le cinture di sicurezza, faccio partire la musica dal cellulare e fingo di essere concentrato sulla rivista dei profumi venduti dalla compagnia aerea, quelli che tu sai bene non comprerei mai, pur di nascondere lo spavento.
Prima, con te al mio fianco, era tutto più facile. La vita era a colori e mi facevano paura pochissime cose, di certo l’aereo non era tra quelle.

Non lo so perché siamo arrivati a farci questo.Ti sei distratta, mi sono distratto, ci siamo distratti e in un attimo otto anni di vita insieme si sono accartocciati.
Ci vogliono secoli per costruire una città e pochi attimi per distruggerla. Cosí abbiamo fatto noi. Abbiamo investito tanto nella nostra relazione e in pochissimo tempo abbiamo azzerato tutto.
Continui a ripetermi che nonostante tutto non ci siamo persi, che altri due al posto nostro lo avrebbero fatto, ma ciò non mi consola.

Mi chiedo cosa sarebbe successo se avessi tenuto duro e non fossi andato via di casa quel pomeriggio afoso di Settembre che ora maledico.
Mi chiedo spesso se fossimo finiti nello stesso pantano o se fossimo stati abbastanza bravi da evitarlo.

Mi dispiace averti detto che avevo bisogno di tempo per capire se credessi ancora in noi.
Ho fatto di tutto per rimediare ma ogni sforzo sembra vano, anche se stanotte abbiamo di nuovo dormito insieme.

Ah quanto vorrei poter viaggiare indietro nel tempo, anziché aprire la bocca aprirei le braccia per buttartele al collo e dirti che mi sei mancata, perché è stato così.
E se tornare indietro non fosse possibile, vorrei almeno chiederti di ricominciare daccapo.

“Ciao, mi chiamo Andrea, ho 38 anni e faccio l’avvocato.”

“Ciao, mi chiamo Chiara, ho 33 anni e faccio l’insegnante.”

Perché non ci inventiamo una storia nuova? Incontriamoci a Piccadilly Circus, nella nostra piazza preferita, ed io farò finta di essere lì per caso e ti inviterò a bere un bicchiere di vino.
Facciamo che tu accetti. Probabilmente riderai alle mie battute ed io ti dirò che hai il sorriso più bello di tutta Londra.

Sono arrivato, il tassista mi chiede di scendere, risvegliandomi dai pensieri, sento il corpo pesante, lascio che sia la valigia a trascinare me.

Scusami se non resto ma devo mettere in salvo il cuore.

“Tra vent’anni pensami e se vuoi telefonami”, ricordi?

Due cose su Vale

Sono una lettrice compulsiva e book blogger che ha finalmente deciso di cimentarsi con la scrittura. Amo i libri, i tramonti, il mare, le sere d'estate e sono appassionata di cucina e fotografia.
Per leggere le mie recensioni iscrivetevi a ilibridivaleweb.wordpress.com

Vedi tutti i post
No Posts for this author.
[Voti: 4    Media Voto: 4/5]

Le recensioni di questo racconto

Non ci sono recensioni per questo post