Menu

Un giorno lessi di un uomo che conservava, appesi ad un albero, bambole,bambolotti, peluches e tutti quegli oggettie balocchi che, in qualche modo e in in qualche tempo erano stati amati.

Affermava che questi balocchi non hanno una vera anima e non sono veramente viventi fino a quando non vengono adottati da un bambino che con il suo amore dàloro vita.

In effetti tutto questo mi colpì molto, soprattutto ripensando al mio amore smisurato per il mio Teddy,ma anche Primavera, Poldino e il bambolotto di coccio con un occhio rotto.

Ho sempre saputo che avessero un’anima che, semplicemente era addormentata fino ad un momento della loro esistenza.

Così mi dispiacque molto separarmene, tutti i miei segreti, le mie lacrime, le mie incomprensioni erano state ascoltate e memorizzate negli anni, forse molto più che le parole dette ( o non dette) alle persone, agli esseri viventi con i quali ero cresciuta.

Una sera, ricordo che non avevo sonno, ma, in tempi diversi, si andava a letto molto presto ed era difficile rialzarsi durante la notte. Eppure quella notte, riuscii a eludere la sorveglianza o semplicemente era così tardi che tutta casa era nel sonno più profondo… Tutta?

Ricordo che mi addormentavo sempre con il mio teddy che, in realtà, essendo una produzione nostrana e anche un po’ casareccia, si chiamava Ciccio ed era di colore azzuro. Però, quella sera, svegliandomi non lo trovai accanto a me.

Mi alzai lentamente, attenta a non crea rumore ma attenta a percepirne.

Mi diressi in salottodove un leggero chiarore attirava la mia curiosità.

Mi accostai alla porta e sbirciai su quel chiarore e quale stupore! Tutti i giocattoli di casa sembravano vivere una loro vita. In realtà ce ne erano anche di sconosciuti (la finestra era socchiusa).

C’era la Barbie della mia migliore amica, c’era l’orso di mia sorella e i lego delle mie cugine, anche tanti libri di favole e di racconti.A dir laverità c’erano anche cose che io non avevo mai visto, sognato forse, ma mai visto. Però lo strano era che tutto, tutte le cose, sembravano avere una loro forza e personalità.

Ad un certo momento, come seguendo un silenzioso “via” ci fu un caos incredibile, non si capiva, o forse ero io a non capire, che cosa stesse succedendo, persino gli elettrodomestici erano intervenuti e tutti si inseguivano silenziosamente.

Teddy non partecipava molto alla vita intorno, in genere preferiva la parte di spettatore a quella di attore. Spesso Angel, Barbie, Ken, Yoghi e tutti gli altri provavano a spingerlo a seguirli, in genere di notte, quando in casa tutti dormivano, era più facile salire sul camper o sulla macchinina elettrica, ma Teddy restava, assorto nei suoi pensieri, forse alla ricerca di antichi abbracci.

Una sera, mentre sonnecchiava sul letto, gli si avvicinò Douglas.

Douglas era il cane di casa, un labrador dinoccolato e giocherellone dalla cui bocca era stato spesso strappato quando era cucciolo. In effetti conservava ancora alcuni segni sulla pelliccia e il suo occhio destro era rimasto un po’ offesa così da creargli una visione un po’ distorta del mondo.

Douglas gli si avvicinò e leccandolo blandamente lo afferrò per una gamba e lo trasse a sé.

In un primo momento Teddy pensò a un rigurgito di aggressività, ma Si accorse ben presto che non era nell’idea di Douglas.

Nel salotto, accanto, sopra e per terra, c’erano tutti: oltre i vecchi amici c’era anche la caffettiera di casa, il tostapane, l’aspirapolvere portatile, oltre a molti giochetti lasciati ammuffire in cantina.

Ken lo guardò intensamente e lo apostrofò:

Ciao Teddy, stanotte abbiamo deciso di fare un gioco, tutti insieme, giocheremo all’immortalità. Ognuno di noi sottoporrà un altro ad una prova di resistenza, non necessariamente violenta, però nonostante non ci saranno vincitori o vinti, ci sarà una ricompensa-Bene, tutti possono iniziare, ognuno a caso sceglierà un compagno/nemico

Dopo pochi istanti si formarono strane coppie. Ken iniziò spegnendo e accendendo la lampada del salotto che, di contro cercava di atterrarlo. Il frullatore inseguiva a tutta velocità la pianta del salotto che, a sua volta, cercava di uscire dal vaso. Barbie, a bordo del suo camper, cercava di investire il guantone da baseball che a sua volta cercava di prendere la palla che a sua volta provocava il bastone della scopa.

Teddy si accorse, suo malgrado, di essere il centro di attenzione dell’aspirapolvere che, impossessatosi di una sua orecchia non mollava la presa.

Tutti inseguivano o erano inseguiti da qualcosa e Teddy cominciò a domandarsi dove fossero finiti i padroni di casa. Ricordò che erano tutti fuori in vacanza per tutto il we e questo lo indusse a pensare. Era una cosa che non faceva da tanto tempo, da quando, a memoria, era stato comprato nel negozio di giocattoli,e, pieno di bei sogni era atterrato in quella culla con i fiocchi rosa.

Quanto tempo era passato!

Con un grande sforzo riuscì a liberare l’orecchi0 e con un balzo piombò sul pulsante on/off e spense l’aspirapolvere.

…Immediatamente, tutto si fermò.

L’attimo prima era in cucina, davanti al barattolo del miele e ora, ora era libero, davanti ad un albero accanto alla sua mamma orsa…

La prova decisiva di un essere è la consapevolezza di sé.

Tutto, improvvisamente fermo e silenzioso.

MI guardai intorno alla ricerca del mio Ciccio, ma non c’era.

Poi ricordai, con una punta di dolore che mia madre lo aveva regalato alla figlia di una amica, dicendomi che io ero ormai troppo grande per i pupazzi.

Pupazzi?

Qualche informazione su Lady Sheldon

Vedi tutti i post
No Posts for this author.
[Voti: 0   Media: 0/5]
0