Menu

Il suono dei passi strascicati quasi sovrastava il fragore della pioggia.

Moros avanzava curvo come se tutto il peso del mondo fosse su di se. Il mantello era zuppo e gli stivali pieni d’acqua. Un moto di rabbia gli fece alzare il pugno al cielo. L’alba aveva lasciato il posto a un sole pallido e malaticcio.

“Che gli Dei ti maledicano, Thanatos.”

Un tuono accompagnò quella accorata frase. Moros guardò avanti e sollevò lo sguardo fiero verso l’orizzonte.

“Mi vendicherò in un modo o nell’altro, è una promessa.”

 

Olimpo

“Mi hai fatto chiamare padre?”

“Sì, Thanatos. Il villaggio sotto la tua protezione è stato spazzato via dal Fuoco Divino.

“Aristea non c’è più?” Thanatos era passato dalla tristezza alla collera in un attimo.

“Sono andato a trovare le vestali nelle grotte di Aristea e ho visto io stesso, nelle braci, che il Fuoco Divino è stato generato dal mio scettro. Qualcuno lo ha sottratto a mia insaputa.” Zeus era in collera. Qualcuno gli aveva rubato il potere.

“Moros!” Thanatos serrò le mascelle.

“Moros?” Zeus era confuso, anche se sapeva che Moros era invidioso del potere di suo fratello non poteva credere che avesse l’ardire di rubare il Fuoco Divino. Andò verso il braciere e vi gettò una polvere grigia. Le fiamme si alzarono rivelando Moros in piedi, sul trono di Zeus, con lo scettro in mano rivolto verso la Terra.

“La sua superbia avrà il suo castigo.” Così dicendo Zeus radunò intorno a se gli Dei dell’Olimpo. Un fulmine rosso fuoco colpì un bidone della spazzatura davanti a Moros, la scritta di fuoco non lasciava dubbi: gli dei l’avevano cacciato dall’olimpo. L’urlo si unì al tuono fragoroso che scaturì dal verdetto degli Dei.

 

New York

La pioggia era cessata e volute di nebbia salivano verso l’alto. In pochi minuti la linea dell’orizzonte si fece più chiara.

La città apparve in tutta la sua imponenza. Le luci si spegnevano una dopo l’altra e le strade si riempivano di gente che andava al lavoro.

“Tornerò sull’olimpo e tu cadrai fratello, te lo giuro.” In un batter di ciglia Moros cambiò il suo abbigliamento adattandolo ai manager della grande mela. Nessuno avrebbe mai immaginato che l’uomo in abito Armani e valigetta 24ore fosse un Dio greco.

Cinque anni dopo la Moros Enterprise era una delle società per azioni più quotata in borsa. L’amministratore Delegato aveva creato intorno a se un alone di mistero e nessuno, neppure il giornalista più scafato, era riuscito a fotografarlo o a carpirne i segreti.

Era seduto sulla sua poltrona in cuoio compiaciuto di se stesso; prese la stilografica ammirandone la pregiata foggia. Mentre ci giocherellava bussarono alla porta del suo ufficio.

“Vieni Stella…”

“Non sono Stella” Disse una voce imbarazzata. Dalla porta socchiusa si intravedeva una chioma bionda.

“Vieni avanti chiunque tu sia.” Moros aveva un’espressione interrogativa. Si aspettava la sua segretaria, ma evidentemente qualcuno aveva eluso il suo cordone di sicurezza.

 “Al diavolo! Dove è finita Stella?”

“Buongiorno, sono Arianna Byron. Mi ha fatto chiamare?”

“Sì, venga Arianna.” Il giorno prima aveva richiesto un’esperta di P.R. e si era dimenticato dell’appuntamento.

“Ma dov’è diavolo è finita Stella?” Senza Stella a ricordargli gli appuntamenti era perso. Prese un appunto mentale, l’avrebbe licenziata appena fosse rientrata.

“Si accomodi. Vengo subito al punto.” Mentre Arianna si sedeva nel lussuoso divano, Moros fissava le sue gambe flessuose che si accavallavano per stare più comoda e raccolta. Lo sguardo basso, intimorita dall’autorità che sprigionava lo sguardo gelido di quell’uomo senza età, le fece trattenere il respiro.

Lo sguardo lussurioso di Moros indugiò sulle gambe affusolate di Arianna facendola rabbrividire.

Moros si sedette tranquillo, come se il suo atteggiamento fosse di normale routine.

“La Suffolk Inc. a Boston ha bisogno di una scrematura. I suoi ricavi non sono all’altezza delle aspettative quindi lei dovrebbe andare sul posto e convocare una riunione con i direttori e spiegare il perché non saranno più alle nostre dipendenze.

“Li devo licenziare?” Gli occhi sgranati e le labbra schiuse in segno di sorpresa fecero sorridere Moros provocandogli un brivido di desiderio. Arianna imbarazzata, fece finta di nulla.

“Non rendono quanto dovrebbero, e comunque sto chiudendo il cantiere non rimarrebbero ancora per molto. Lei deve solo eseguire gli ordini, se non se la sente può passare alle risorse umane per ritirare l’ultima busta paga.”

“No, mi scusi. È che sono rimasta sorpresa.” Alzandosi dal divano con lo sguardo basso si congedò.

“Ignorante donnetta piena di scrupoli, ti farò vedere io chi comanda.”

I pensieri di Moros erano spesso rabbiosi e intolleranti verso chi lo circondava. Riusciva a star calmo solo pensando alla sua vendetta. Ancora poco e Thanatos avrebbe avuto ciò che meritava. Moros non aveva digerito di esser stato cacciato dall’Olimpo con l’accusa di essersi sostituito a Giove per ordinare lo sterminio di un intero villaggio. Quei vili non lo avevano onorato abbastanza, preferendo costruire un altare dedicato proprio a suo fratello Thanatos, e ignorando lui. Se lo erano meritato.

 

Boston

Arianna sedeva assorta nello sgabello del bar, non si accorse che un uomo in tuta da ginnastica le si affiancò.

“Buongiorno. Bella giornata vero?” Sorrise sorseggiando la spremuta appena arrivata. Doveva essere un habitué, perché appena seduto il barman gli servì il bicchiere.

“Non proprio.” Arianna rispose laconica. Aveva l’espressione distrutta.

“Mi dispiace, non volevo essere invadente, vedo che lei ha dei seri problemi a giudicare dall’espressione.” Un sorriso di incoraggiamento apparve nel viso dello sconosciuto. Arianna si sciolse un po’.

“Scusa tu, è che devo fare una cosa che non mi va affatto di fare. Ma è lavoro.” Era passata al tu tranquillamente senza farsi domande, era insolito per lei ma quell’incontro occasionale  le ispirava fiducia.   

“Mi chiamo Thans, piacere.”

“Arianna.” Gli porse la mano con un sorriso. La borsa le cadde dalle ginocchia in bilico sullo sgabello. Thans la raccolse e gliela porse.

“Che devi fare di così brutto?”

“Licenziare un intero consiglio di amministrazione, e poi gli operai.”

“Accidenti! Hai ragione a essere così giù.

Continuarono a chiacchierare per un po’, poi Thans si congedò lasciandole il suo numero di telefono. Se avesse voluto rivederlo gli avrebbe fatto molto piacere.

Arianna prese la valigetta con dentro tutti i documenti che gli aveva dato il capo e si avviò verso il palazzo della Suffolk.

Moros si era raccomandato che lei consegnasse le lettere al consiglio. Lei avrebbe eseguito gli ordini nonostante non ne avesse voglia. Ma non poteva perdere il suo lavoro. Con le immagini nella mente di 4200 operai ridotti in povertà, Arianna spinse il bottone per l’attico.

New York

 

La scrivania era ordinata e lucida, Moros non sopportava il disordine, era indice di sciatteria e poca responsabilità. Lui voleva dimostrare al mondo di essere l’unico in grado di comandare un pianeta, voleva sottomettere la terra ai suoi voleri e la prima tessera del domino era già in posizione. L’azzeramento della Suffolk  gli avrebbe fatto guadagnare l’ultima tranche da investire in politica e colpi di stato. I terrestri nemmeno si sarebbero accorti che il potere mondiale sarebbe passato in qualche settimana, da pochi eletti a uno solo. Poi con il tempo avrebbe messo le carte in tavola rivelando che potere economico e risorse erano tutte in mano a lui e i capi di stato sarebbero stati solo dei burattini in mano sua. Avrebbe fatto vedere a Zeus e agli Dei dell’Olimpo di cosa era capace. Con tutto quel potere in mano avrebbe chiesto la caduta di Thanatos, ottenendo la sua sospirata vendetta.

 

Boston

Le porte dell’ascensore si aprirono, una segretaria sorridente l’accolse.

“Buongiorno signorina. Il consiglio la sta aspettando. Prego.” La segretaria le fece strada.

“Grazie.” Arianna ebbe un colpo al cuore: tutte quelle persone che lavoravano in quegli uffici, la segretaria così gioviale, gli operai nei cantieri pochi minuti ancora e sarebbero stati spazzati via da un uomo senza coscienza.

Entrò nella sala riunioni, dodici uomini dai cinquant’ anni in su le sorrisero e salutarono scambiando i soliti convenevoli. Si rese conto che la sua espressione era cupa quando i sorrisi delle persone che le stavano di fronte si spensero piano.

Si sedette con lo sguardo basso e tolse le lettere dalla valigetta sistemando il computer di fronte  a lei. Avrebbe dovuto giustificare i licenziamenti e la conseguente chiusura della Suffolk con anonimi grafici.

Si fece preparare la Lime e cominciò a proiettare, anche se i presenti non erano tutti seduti. Si schiarì la voce e stava per cominciare quando vide i grafici e le torte. Erano completamente diversi da quelli che aveva preparato con i dati forniti dal signor Moros.

Un consigliere si alzò dalla sedia facendo un gran rumore. Aveva in mano la lettera dell’AD e un gran sorriso.

Arianna era stupita, i grafici erano in attivo, e i consiglieri che ridevano e si congratulavano tra loro con le lettere aperte in mano.

“Che succede?” Chiese Arianna sempre più confusa.

“Come, non lo sa? Non è venuta qua per mostrarci i cambiamenti? La Suffolk Inc. ingloberà tutte le altre aziende della Lobby diventando un’unica compagnia. Potremo aumentare il giro d’affari creando un indotto…”

Arianna non lo ascoltava più nei monitor le brack news che dicevano che il mostro della finanza Moros era stato abbattuto da un finanziamento sbagliato, ma fortunatamente le sue aziende erano ormai autonome e non ci sarebbero stati danni. Solo lui, Il gigante della finanza sarebbe crollato in pochi giorni. Tutte le sue proprietà confiscate e messe all’asta per pagare servitù e fornitori delle sue innumerevoli ville e appartamenti sparsi per il mondo.

Arianna non si capacitava. Eppure era lei che aveva stilato grafici e lettere, dettate da Moros in persona. Che cos’era successo?

Come in trance salutò i consiglieri che parlavano entusiasti tra di loro e uscì dalla sala.

Si ritrovò sulla piazza antistante al palazzo della Suffolk. Prese il telefono e chiamò il numero diretto del presidente. Moros non rispose. Rifece il numero della segretaria. Dopo tre squilli Stella rispose.

“Stella sono Arianna potresti passarmi il presidente?”

“Mi dispiace Arianna il signor Moros è stato arrestato per truffa e altri capi d’imputazione che non conosco. Per fortuna il suo posto lo ha preso il suo vice, anche se non lo avevo mai visto, credevo che il signor Moros facesse tutto da se. Sembra sia stato lui a denunciarlo perché lo ricattava. E da li hanno fatto tutte le indagini arrivando a questo.”

Arianna mise giù senza salutare. I pensieri si accumulavano senza senso. Però, almeno il suo lavoro non l’aveva perso. Non le rimaneva che prendere l’aereo e tornare a New York e conoscere il nuovo presidente. Chiamò Thans per salutarlo ma lui non rispose. Gli lasciò un messaggio dicendo che se ci sarebbe stata un’altra occasione per tornare a Boston e lo avrebbe chiamato.  Con rammarico lasciò la città.

 

New York

“Ciao stella, posso entrare?”

“Sì, il nuovo presidente ti sta aspettando. Dicendo questo le fece l’occhiolino.”

Arianna entrò sorridendo aspettandosi un altro AD supponente e si trovò di fronte Thans che le sorrideva con la mano tesa per congratularsi con lei.

Olimpo.

 

Thanatos arrivò di corsa al cospetto di Zeus.

“Hai fatto ciò che ti ho detto?” Disse Zeus.

“Sì padre. La valigetta con le comunicazioni e i grafici sono cambiati appena l’ho toccata.”

“Ora scappa sulla terra e cerca di fare un buon lavoro. Questi umani non sono tutti da buttare, ce né qualcuno da salvare, conto su di te.”

 

La pioggia fredda e pungente cadeva incessante. Un uomo vestito di stracci avanzava in mezzo ai rifiuti cercando qualche boccone di cibo. Un lampo di luce squarciò il buio.

Moros sollevò lo sguardo al cielo.

“Mi vendicherò, ci volesse tutta l’eternità.” Il tuono accompagnò quelle parole senza senso di un povero mendicante vestito di stracci.

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]

Due cose su RitaPinna

Mamma, blogger e imprenditrice mi piace catturare le immagini della natura e scrivere fantasy. Adopero il cucinare come metodo di meditazione e rilassamento. la mia fantasia va oltre ogni immaginazione e la innaffio con tanto buon caffè.

Vedi tutti i post
No Posts for this author.