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Il 6 giugno 1944 è ricordato come data centrale della Seconda Guerra Mondiale: quel giorno, definito militarmente D-Day, contingenti militari appartenenti ai paesi Alleati si mossero all’assalto delle coste della Normandia (Francia) per l’attacco finale da occidente contro la Germania nazista. Oltre che per il suo valore storico, a dover essere ricordate sono anche le tante opere basate su quell’evento storico, fra libri, film e giochi. Ne vedremo alcuni, in un coinvolgente percorso fra Storia, spettacolo e narrativa.

Cinema e memoria

Il D-Day non è mai stata ricordata come un’operazione militare come tutte le altre, un po’ per motivi propagandistici, un po’ per le sue caratteristiche oggettive: fu senza dubbio un’azione complessa e di successo nel corso della quale, in circa ventiquattro ore, migliaia di soldati degli eserciti a

Locandina Salvate il Soldato Ryan

anche Operazione Overlord, del 1975: la storia di un soldato semplice inglese, coinvolto nei pressanti ingranaggi della propaganda e dell’addestramento per lo sbarco destinato a morire atrocemente appena sceso dai mezzi da sbarco; un’inusuale storia antimilitarista sullo sfondo della più gloriosa delle vicende belliche americane e britanniche.

lleati riuscirono nel difficile compito di assaltare le coste francesi paracadutandosi dal cielo o sbarcando sulle spiagge attraverso battelli d’assalto, in una delle azioni più cruente e intense del conflitto.  Al termine di quel giorno gli alleati avevano raggiunto l’obiettivo di formare una testa di ponte su suolo francese, permettendo nelle settimane successive l’invasione dell’intera Europa occupata.

Data la sua alta valenza nella Storia della campagna militare alleata durante la guerra e il suo incredibile potenziale retorico, la vicenda è stata raccontata per lo più dal cinema, a partire dal 1963, anno di uscita de Il Giorno più lungo (film a più mani che racconta gli aspetti più importanti dell’operazione), per arrivare ad anni recenti con Salvate il soldato Ryan e Band of Brothers (il primo diretto e la seconda, serie tv HBO, prodotta da Steven Spielberg), ma va ricordato

La storia raccontata dagli storici

Sul fronte letterario tre sono i libri, scritti da storici americani, che hanno raccontato il D-Day dando la parola ai soldati che lo vissero in prima persona attraverso le loro testimonianze, veri e propri grandi racconti collettivi in grado di appassionare il lettore come il migliore fra i romanzi d’avventura.Il giorno più lungo

Ricordiamo quindi Il giorno più lungo (dal quale è stato tratto il film citato più sopra) di Cornellius Ryan e D-Day di Stephen E. Ambrose (autore anche di Band of Brothers), dal ritmo incalzante e teso, presi come modelli da Spielberg.

Da questi libri emergeva non tanto la volontà di raccontare il successo militare, quanto le storie di uomini comuni che d’un tratto si ritrovavano in qualcosa più grande di loro. Ne emergeva la storia di un’intera generazione “perduta”, in grado di affrontare la lotta contro la tirannia nazista con coraggio, ma anche vero e proprio “agnello sacrificale” alla follia del conflitto.

Libri spesso ritenuti “pesanti”, ricchi di dettagli, cifre, particolari forse molto più importanti per il vostro anziano zio appassionato di miniature militari che per voi, ma in grado di raccontare una vera e propria epopea contemporanea ricca di significati umani e politici, non a caso ripresi da un cinema e una televisione popolari e per il largo pubblico come quelli di Spielberg: Salvate il soldato Ryan, a oggi suo unico film bellico, era un gigantesco affresco patriottico “con coscienza”, perfetto per il pubblico americano, mentre Band of Brothers (ovvero l’epopea della 101° divisione paracadutisti americana, protagonista dello sbarco), primo vero kolossal della HBO dieci anni prima di Game of Thrones, un coraggioso esperimento di “soap al maschile” in cui a farla da padrone era la solidarietà fra “fratelli al fronte” più che il romanticismo eroico da epopea bellica.

Un serial in dieci puntate, modellato secondo i principi della serialità televisiva contemporanea (storyline principale unita a storylines secondarie, caratterizzazioni dei personaggi, spettacolarità), che ha contaminato senza pietà linguaggio cinematografico e televisivo partendo dai libri di storia.

Giochi di guerra

Che conseguenza ha avuto questo revival del D-Day, in termini di culturali? Semplice: la seconda guerra mondiale è tornata di moda. Dal 1998, anno di uscita di Salvate il soldato Ryan, decine sono stati i prodotti e sottoprodotti dell’industria dell’intrattenimento in grado di trattare questo argomento seguendo spesso i percorsi stabiliti da Spielberg (complice anche il 60° anniversario dello sbarco, nel 2004 e, ahinoi, l’esaltazione delle politiche di George W. Bush negli stessi anni).

Call of Duty

Uno screenshot di Call of Duty, “erede” di Medal of Honor

L’esito finale è stato inatteso: nel 2001 Spielberg stesso e la software house Electronic Arts hanno varato Medal of Honor, videogioco di guerra che ricalca le atmosfere e le tematiche delle opere spielberghiane sul tema secondo conflitto mondiale. Un gioco che ha generato un vero e proprio genere del quale oggi fanno parte almeno altri quattro diverse serie di videogams, che hanno tentato di sviluppare il tema attraverso modalità differenti, ma facendo sempre leva su temi come esaltazione dell’eroismo bellico e condanna della guerra, all’interno di giochi usati da ragazzi anche molto giovani.

Con tutto quello che ne può conseguire a livello sociologico.

Ma questo è un altro argomento.

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