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Ero distesa sull’erba in mezzo agli alberi del piccolo lago di Glendalough, nella mia amata Irlanda: il mio angolo di paradiso in cui giungevo appena mi si presentava l’occasione. Giacevo rilassata su una grande coperta sopra una morbida distesa d’erba. Avevo appoggiato il braccio sulla fronte per ammirare i raggi del sole che filtravano attraverso i rami degli alberi. Stavo assaporando la magica atmosfera che mi circondava. Da lontano, sentivo le risate dei bambini che giocavano a rincorrersi e a spruzzarsi l’acqua del lago. La pace che quel luogo incantato sapeva donarmi, cancellava tutta la fatica dell’anno appena trascorso, mi ricaricava. A un tratto devo essermi assopita. Quando ho riaperto gli occhi, mi sono ritrovata nella penombra. Il sole stava tramontando. Rimasi immobile, appagata dalla sensazione che provavo. Non c’erano più persone intorno a me. Nel lago e nel bosco era scesa la quiete. Sentii uno strano frullare d’ali e l’erba, intorno a me, sembrava si stesse muovendo scossa dal vento. Tendendo l’orecchio prestai più attenzione a ciò che mi circondava e iniziai a sentire un brusio. Girai la testa e vidi la scena più sbalorditiva e incredibile che mai avrei immaginato. Una schiera di folletti, fate, gnomi e nani discutevano animatamente indicando qualcosa al centro della loro posizione. Vi era uno strano tronco sistemato in verticale. Anche se lontana, mi dava l’impressione che avesse un’espressione rassegnata. La lingua usata per comunicare tra loro, non la capivo. Dopo qualche minuto fui colpita da una luce luminosa che proveniva da una fata; ne avevo viste parecchie partire dai loro corpi luminosi e atterrare tra l’erba (subito dopo vi spuntavano un fiore). Iniziai a capire quello che dicevano. Stavano discutendo su come poter ritrasformare quel tronco in Stok. Stok, l’ho capito dopo, era un giovanissimo folletto che aveva provato una magia difficile e si era trasformato in quel tronco. Non ricordava più come aveva fatto e non riusciva a spezzare l’incantesimo.  La discussione diventava sempre più vivace. Ognuno voleva aiutarlo anche con tentativi che potevano essere pericolosi. Continuavo a sentire, in sottofondo, un mormorio e capii che proveniva dall’erba che stava tentando di comunicare con loro. Nessuno le prestava ascolto finché, un cespuglio, per attirare l’attenzione, lanciò contro i partecipanti, le sue bacche. Finalmente si zittirono per ascoltare l’erba che comunicò che Stok era diventato un tronco, dopo aver letto alcune frasi, incise nel “grande ceppo secco” più a nord. L’intera assemblea, afferrando Stok, si spostò per lanciare la contro formula e farlo tornare alla sua forma originale. Piena di curiosità, per vedere come sarebbe finita questa storia, mi alzai dalla mia postazione per seguire le luci delle fate che vedevo addentrarsi nel folto del bosco. Iniziai a seguirle ma inciampai e caddi battendo la testa. Aprii gli occhi – non so esattamente quanto tempo dopo – con la testa che mi scoppiava. Mi guardai attorno, disorientata. Il sole filtrava tra i raggi degli alberi e in lontananza sentivo le risate dei bambini che giocavano a rincorrersi e a spruzzarsi l’acqua del lago. Qualche volta mi tornano in mente l’assemblea e tutti i piccoli partecipanti. Non penso che fosse solo un bellissimo e indimenticabile sogno ma penso di essere stata un’ignara spettatrice di una magica assemblea.

Qualche informazione su Chiara Bellese

Appassionata lettrice fin da piccola, ho sempre letto qualsiasi tipologia di libro (spesso leggo più volte i miei preferiti). Ho sempre e solo scritto per me stessa, per ricordarmi delle cose belle e brutte che mi sono successe. Da qualche mese ho iniziato a cimentarmi nella scrittura di racconti brevi. Lo trovo stimolante e appagante e riesco a dare sfogo alla mia creatività.

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