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Sì, è vero, potrà sembrare stupido, ad alcuni infantile, ma io sono convinta che le anime gemelle esistano davvero. Te ne accorgi nell’istante in cui non c’è solo semplice complicità, c’è qualcosa di più. Lo capisci quando due occhi ti entrano nell’anima, sembrano leggere ogni segreto custodito nel tuo cuore, ogni parola non detta, ogni pensiero non ancora svelato. Quando due braccia sanno darti calore anche senza sfiorarti. Quando in quelle stesse braccia senti di essere completa, te stessa. Quel qualcosa che ti fa ridere e arrabbiare per ogni cosa. Quella convinzione che senza l’altro ti mancherebbe qualcosa. Saresti alla continua ricerca di ciò di cui hai davvero bisogno.

Capita che le anime gemelle si incontrino quando è già troppo tardi, quando le loro strade sono ormai divise.

È allora che cercano di appartenersi, di rubare attimi preziosi lontani dal proprio tempo e dal proprio spazio solo per stare insieme. Ma il tempo è tiranno. È loro nemico.

E allora si decide di far finta che il proprio mondo non ruoti attorno a quello dell’altro, si continua a camminare sulla propria strada, ci si convince che nulla cambierà in quel rapporto di istanti rubati, e intanto se ne costruiscono altri. Rapporti con i quali ci si sente meno soli, rapporti che ti fanno sorridere, che ti fanno capire quanto siano importanti altre persone, quanto siano necessarie alla tua vita.

Eppure quella complicità resta, non si spezza, resiste. Contro tutto. Le due anime sanno di appartenersi, ma sanno anche che ormai appartengono ad altri.

E allora continuano a fingere. Fingono che tutto sia normale, amano, e continuano a vivere ognuno per conto proprio. Ma quando si incontrano, quando parlano, non esiste altro. Sono fuori dal mondo, fuori dal tempo e dallo spazio. Sono loro. Semplicemente quel “noi” che non potranno mai essere. Quel noi che il destino tiranno ha creato, quello stesso noi che non sarà mai reale.

Una cosa è certa. Si apparterranno sempre. Qualsiasi sia il tempo, qualunque sia il luogo. Si appartengono. Sono anime gemelle. E lo sanno. È un segreto.

Sophie è confusa. Ha paura. Le tremano le gambe. Non sa come nascondere quello che per lei è il segreto più importante. Nessuna data per ricordarlo. Il mondo non può sapere che esso esiste.

Una piccola ragazza di provincia che, per caso, si ritrova in una delle più grandi accademie d’arte d’Europa. Ha talento. Nessuno può dire il contrario. Grazie alle sue mani, piccole ma forti, i colori si trasformano in splendidi disegni. Spesso piange mentre la matita le corre rapida sul foglio. Perché la sua vita non è perfetta come tutti immaginano. Anche lei pensava che un nuovo inizio l’avrebbe portata a una vita diversa. Una vita perfetta. E così era stato. O così le era sembrato che fosse.

Aveva conosciuto Alessandro. Non era stato un colpo di fulmine, se mai il contrario. Arrivata in accademia aveva subito pensato che quel ragazzo fosse solo un bel buffone che ingigantiva la sua autostima vantandosi del suo talento. Uno dei soliti ragazzi che usano le ragazze come bambole. Oggetti da riporre in una vecchia scatola quando si è stanchi di giocarci.

Aveva deciso di iniziare i corsi senza conoscere nessuno. Si sarebbe affidata totalmente a se stessa e alla sua arte. Poi era arrivata la rosa blu durante la spiegazione di arte medievale.

“Non nasconderti nella tua arte. Stasera nel cortile dietro l’accademia. Ti aspetto.”

Lettere blu su un piccolo pezzetto di carta bianca. Le era da subito piaciuto. Adorava il mistero.

Se l’era presa con comodo. Aveva terminato le lezioni con un sorriso sulle labbra. Era andata a casa e aveva messo la rosa in un piccolo recipiente di vetro. Aveva riletto il biglietto. Aveva sorriso. Nessun orario, solo un generico “stasera”.

Alle otto era uscita da casa e si era diretta lentamente verso l’accademia. Osservava attentamente ogni cosa che le si presentava dinnanzi, scrutava i volti delle persone che le passavano affianco. Tutto sembrava arte. Anche quella piccola foglia trasportata dal primo vento d’autunno che in quell’istante le danzava davanti.

Non si era mai soffermata ad osservare il cortile dietro l’accademia. Osservando lo splendido paesaggio che le si presentava, si era pentita di non averlo guardato prima. Una distesa d’erba ricopriva la maggior parte del terreno. Su di essa panchine e tavolini di legno. E alberi altissimi. Decise di dedicare il suo sguardo alla ricerca di colui che gli aveva mandato quella rosa. Non riusciva a vedere nessuno.

Sarò in ritardo”.

Un sospiro. Poi qualcosa aveva attirato il suo sguardo. Un foglio bianco lasciato a terra. Si era piegata e lo aveva raccolto. Non era bianco come aveva creduto. C’era un suo ritratto sul retro di quel foglio. Aveva il volto leggermente chino sul banco e la sua mano era intenda a disegnare qualcosa… qualcuno. Un ragazzo di spalle che stava uscendo da una porta. Riconosceva il disegno nel disegno. Era davvero uno dei suoi ritratti.

« Sai non ero certo saresti venuta. »

Si era voltata velocemente. Il suo sorriso era così candido. Le sue labbra così rosse. I suoi occhi troppo blu.

« Alessandro. » Aveva mormorato senza neanche rendersene conto.

« E così non ti sono poi tanto indifferente. »

Avevano parlato tanto. E a Sophie era sembrato perfetto quando Alessandro le aveva chiesto di iniziare a frequentarsi. Sotto quello sguardo da stronzo si nascondeva un bravo ragazzo che la faceva sentire protetta, la faceva sentire amata. E così erano diventati la coppia più invidiata dell’accademia.

Ma il loro non era vero amore.

Forse per Alessandro era così, ma Sophie non ne era certa. Credeva che lì, lontana dalla sua vecchia vita sarebbe potuta essere finalmente libera di essere solo se stessa, di non fingere, di non ingannare. Ma si lascia coccolare dalle braccia del ragazzo che sa di non amare.

« Ci vediamo domani.» Gli dice teneramente. E poi va via.

Gli sorrido abbasso gli occhi e penso a te…

Non è la vera Sophie.

Non so con chi adesso sei, non so che cosa fai, ma so di certo a cosa stai

pensando.

La vera Sophie esce solo di notte. Sgattaiola per le strade buie della città dopo aver nuovamente mentito al suo ragazzo per non trascorrere con lui la serata. Corre verso la piccola e quasi sconosciuta biblioteca vicino al parco.

Il custode le ha lasciato come ogni sabato sera la finestra aperta. Ci si infila dentro e entra lì, in quello che è il suo posto. In mezzo alle pagine ingiallite dei vecchi e malinconici libri del romantico Shakespeare. La luce della piccola lampada illumina appena il libro sul quale è posata la sua mano. La mano del ragazzo con il quale non deve fingere. La mano del ragazzo che ama.

« Nicolas. »

Sussurra il suo nome con timore prima di avvicinarsi a lui. Ricorda che dopo tutto quel ragazzo è il figlio di uno dei boss più potenti della mafia italiana, e lei una ragazza di provincia, figlia di un poliziotto che ogni giorno combatte contro la criminalità organizzata nella grande città di Palermo. Sa che lui non è come suo padre; lui non fa parte di quei giri loschi che soffocano la vita di tante persone.

Ma sa anche che alla mafia nessuno scappa. Il loro è un amore latitante… un amore che non vedrà mai la luce del giorno.

È troppo grande la città, per due che come noi, non sperano, però si stan cercando…

Il ragazzo resta seduto. Apre le braccia.

Sophie è veloce. Si siede su di lui e lo bacia teneramente.

Le loro dita si sfiorano. Proprio come avevano fatto quando si erano innamorati lì, a prima vista, in quella biblioteca. Entrambi stavano per prendere quel libro dalla copertina blu e il titolo dorato di cui ormai conoscono ogni singola parola.

Ormai quello è il loro libro. Romeo e Giulietta. Un segno del destino. Perché lo sanno. Come quello dei personaggi della tragedia il loro è un amore impossibile.

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