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Cannisi, sud della Sicilia, aprile 2102

1.

L’uomo alza lo sguardo, di nuovo, e mi guarda.

Ogni volta che lo fa sento una frustata sulla schiena. Così come ogni volta che apre la bocca, fosse anche solo per prendere fiato fra un bicchiere di vino e l’altro.

Quando incontri delle Guide è così che va. Me l’avevano detto: non te ne accorgerai neanche, ma alla fine ti ritroverai a pendere dalle loro labbra e a guardarle come se fossero tua moglie o tuo padre, come se tenessi a loro in una maniera che non avresti neanche potuto immaginare prima di incontrarle.

Possono decidere se vivrai o morirai, sono alleati incredibili, tesori inestimabili.

Soprattutto per me. Soprattutto per la mia famiglia.

Il congolese di fronte a me sorseggia la sua birra lento, tenendo gli occhi fissi sul tavolaccio di legno, andando con la mente al mio racconto. Forse sta soppesando ogni rischio e opportunità, forse sta ragionando su quanti extra può chiedermi.

E sa perfettamente che se lo può permettere. Gli ho fatto abbastanza pena. Ai loro occhi persone come  me assomigliano a dei bocconi prelibati da gustare con lentezza. Non dovevo dirgli di Daniela e Fabio. Un’altra regola, con le Guide, è di non nominare mai la tua famiglia. Non devi mai fargli capire a cosa o a chi tieni. Invece, quando l’ho avvicinata e il kenyota di fianco a me ha fatto lo stesso, tentando di convincerla a prestare attenzione a lui piuttosto che alle mie parole, mi è scappato. Per disperazione.

Dio, che stupido sono…

“Dara è facile da raggiungere” dice, pensante.  Ho i brividi, come se fosse entrata  una ventata improvvisa. E lui se n’è accorto. “Non è un problema, è un incarico standard. Ne vedo molti come voi, da queste parti…”.

Non lo vedo convinto, anche se dice che “è facile”.

So già il perché, non è una novità.

“Vi preoccupate per il fatto che sono un ricercato…” sussurro, sospirando. “Ma certo, è logico…”

“È meno tragica di quel che pensate, non preoccupatevi” mi interrompe, scuotendo il capo.

 

Sono sorpreso. Davvero. Non tanto da quel che dice, quanto dal fatto che è maledettamente tranquillo e che nei suoi occhi leggo quasi noia.

Mi sento preso in giro, davvero.

 

“Andiamo, ragionate…” continua, accennando un sorriso. “Sapete benissimo che non siete il primo galeotto evaso a chiedermi di tornare a casa per rifarsi una vita. Sapete quanti me ne capitano, in un anno? Tantissimi. Disertori, gente in odore di eresia… certo sono più difficili da trattare di un poveraccio qualsiasi che chiede di scappare e non ha un soldo. Ma in quel caso ci sono altre complicazioni, no? Ma figuratevi, un pericolo in più o uno in meno non fa niente. I soldi li avete, e potete pagarmi. Quindi okay, veramente”.

“Si parte stanotte?” sussurro.

Getto un occhio alla guardia appena entrata.

Sembrava che mi guardasse. Ma niente.

La guida è rimasta immobile.

“Si parte stanotte” risponde lui, annuendo. “Sì. Appuntamento alla stazione commerciale. Ho amici lì. Chiuderanno un occhio”.

 

Beve di nuovo.

Ancora tranquillo. Finché lui non si allarma, nessun problema. Davvero, è un duro.

Ne ha viste molte, sì.

Forse ha fatto la Guerra. Magari nelle forze speciali. Forse faceva parte del contignente d’assalto. Magari ho combattuto contro la sua unità a Lampedusa, o magari Palermo… non so perché, ma mi ricorda qualcuno. O forse mi ricorda molti altri, che ho ucciso.

Che roba, quella guerra. Che roba…

“Va bene, amico mio” fa allora, alzandosi. “È stato bello conoscerti”.

Lo guardo andarsene.

Dio, è volato via come se avesse il diavolo alle calcagna. Scomparso se non fosse mai stato qui.

Mi mette i brividi.

Ma non importa. Sto per tornare a casa.

 

2.

Scappare dalla finestra, scappare da una cella, scappare dalle guardie, scappare per tornare a casa tua.

Ormai sono un fuggiasco per vocazione, faccio questo e basta.

Non mi sento così strano, o così “criminale”: come ha detto il congolese, siamo in tanti ad aver scelto questa vita, per un motivo o l’altro. Certo io mi sono andato a complicare la mia esistenza: rubare hardware da un mercante amico di un ufficiale per alzare soldi facili è stato davvero geniale… e davvero stupido. Ma diavolo, almeno la mia famiglia è al sicuro.

Dicono che a Tripoli abbiano inaugurato un astroporto. Gli arabi hanno una colonia sulla Luna, e una su Marte.

Dicono che entro quattro anni inaugureranno altre due autostrade fra Tunisi e Il Cairo. E che i cinesi hanno aperto altri giacimenti in Arabia Saudita.

Se quello è il maledetto Paese Perfetto, voglio godermelo un po’ anche io, assieme ai miei. Sempre meglio che marcire qui.

Sempre meglio che dover spalare merda per vivere, sempre meglio dover fare lo schiavo lontano dalla mia famiglia.

Non morirò qui.

Meglio fare quel che faccio sempre: scappare, di tetto in tetto, vicolo in vicolo, verso il porto. Sgattaiolare nel maledetto vicolo sorvegliato, passo sotto il naso delle guardie, corro verso il trasporto aereo del congolese.

 

La sorveglianza è stretta.

Non sono il primo clandestino che tenta di scappare dalle colonie. C’è un intero battaglione della polizia a sorvegliare l’aeroporto. Un’armata.

Cerco di sfruttare tutte le mie conoscenze da militare, anche se ormai sono invecchiato. Non saprei più uccidere un uomo, non saprei più farlo con la giusta freddezza, neanche per salvarmi la vita da una raffica di mitra.

Ma so infiltrarmi, quello è un dono che non perdi mai, è un istinto, è qualcosa che riguarda la tua sopravvivenza.

È la classica storia dell’andare in bicicletta: una volta imparate le basi non puoi dimenticartelo. Una forza della natura. Una legge della sopravvivenza.

 

A un certo punto ci sono: in cima al container, pronto per saltare e raggiungere l’altro tetto, me lo ritrovo avanti.

Il mare.

Il Mediterraneo è qui, di fronte a me, calmo e scuro; è come se volesse conciliarmi il sonno.

Solo poche miglia.

Sembrano un’infinità, e invece poche miglia e mi ritroverò a casa.

Nuova casa. Nuova vita.

Nuova pace, lontano da questo schifo. Con una bella macchina, che, mi guadagnerò, diavolo,  e una casa lontana da tutto questo.

Solo poche miglia, e tutto sarà finito.

 

3.

Una volta questa era la nostra terra, sì.

Il pensiero che mio padre fosse italiano mi fa venire sempre il sorriso sulle labbra. Meglio per noi essere diventati sudditi del califfo. Ci ha donato una nuova terra, più grande e bella, più prosperosa. Ce la siamo conquistata con la conversione. Benedetta la conversione. Il Dio cristiano non ci ha dato il pane, i nuovi arrivati sì, invece. Dovrebbe essere diritto di ogni uomo e donna scegliersi la Terra in cui vivere. Il luogo migliore dove vivere e morire.

Per me è l’Africa.

Per me è l’Africa, enorme e bellissima.

E proprio perché enorme, e bellissima, mi accoglierà, come ha accolto la mia famiglia.

 

Salto sull’ultimo tetto, e sono sulla piattaforma.

C’è solo un ultimo sforzo prima della navetta.

La vedo, sì, è qui, sotto di me.

 

Dove mi ha detto il mercenario. Qui, di fronte a me, c’è pace.

 

Una volta questa era la mia terra.

Ora non più.

I confini sono fatti per essere cambiati, le carte riscritte.

Conta solo la Santa Libertà; è lì, davanti a noi bastardi senza gioia che combattiamo per trovare il nostro posto nel mondo, sempre bellissima, e solo lei riesce a farci andare avanti un giorno in più.

Cambia solo la sua casa. Cambia soltanto il posto in cui decide di mettere le sue radici.

Forza, Santa Libertà.

 

(“Sbrigati!” sibila il pilota della navetta, chino di fianco a essa. “Sbrigati, o ci farai beccare!”).

 

Arrivo, Santa Libertà. Arrivo. O almeno così penso.

Poi alle mie spalle si accendono luci accecanti.

 

 

4.

“FERMO DOVE SEI, 445782E! SEI IN ARRESTO SECONDO GLI ORDINI DEL TRIBUNALE MILITARE!”.

 

L’altoparlante mi urla nelle orecchie assordandomi e facendomi venire le lacrime agli occhi, non vedo nulla, e il mio cuore va in pezzi.

Cazzo, c’ero quasi. Quasi alla meta.

 

“ALZA LE MANI, 445782E! ALZA LE MANI, E NON PROVARE NEANCHE A MUOVERTI, O FACCIAMO FUOCO! CHIARO?!”.

Santa Libertà, ti ho delusa.

Speravo di poterti abbracciare, correndo verso di te e gettandomi fra le tue braccia come se fossi mia moglie.

Probabilmente sono stato uno stupido a illudermi.

 

(La nave accende i motori, e subito si alza in volo)

 

Sapevo che sarebbe andata male, dall’inizio.

 

(La navetta parte. Mi sta lasciando qui. Sfreccia via, mentre cominciano bersagliarla).

 

Però sapete, quando Santa Libertà chiama, ogni uomo saggio, onesto e che la ami davvero le risponde.

 

(“FERMO, 445782E, O SPARIAMO!”

“FATE PURE, MALEDETTI!”)

 

E così salto nel vuoto

 

(“PAZZO!”

“Meglio che vigliacco…”).

 

guardo la navetta avvicinarsi sempre più

 

(“FIGLIO DI PUTTANA! GUARDA CHE PAZZO!”)

 

e poi comincio a precipitare verso terra.

Penso a mia moglie e mio figlio, e fra me e me rendo omaggio alla Santa Libertà.

 

Lo faccio fino in fondo.

Qualche informazione su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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