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Eccolo qui il mio libro dell’anno- anche se siamo a luglio lo so che è così. Resto qui è un romanzo bellissimo.
L’autore, Marco Balzano, è un giovane scrittore ed insegnante di lettere.
Autore di narrativa, poesia e saggi, credo sia tra i più bravi della sua generazione.
Balzano racconta di essere stato ispirato da un campanile che spunta da un lago, in Alto Adige.
La vicenda storica narra che nel 1950 il paese di Curon venne prima evacuato e poi sommerso da un lago artificiale per la produzione di energia elettrica. Unica testimonianza di quell’evento è il campanile della Chiesa di Santa Caterina, che la Sovrintendenza di Roma aveva dato ordine di risparmiare, mentre la chiesa veniva rasa al suolo.
Balzano affascinato dalla vicenda, ha iniziato a studiarla documentandosi. Ha ascoltato testimoni di quegli anni violenti e difficili, si è fatto aiutare da ingegneri, storici, sociologi, insegnanti e bibliotecari per raccontare le vicende di un paese schiacciato da interessi politico- economici incontrastabili dalla gente comune.
Avrebbe voluto intervistare anche i dipendenti della grande azienda che ha portato avanti la costruzione della diga ma (naturalmente) nessuno ha accettato di incontrarlo.

Dal profondo interesse dell’autore per questi studi, dall’urgenza di ricordare e far conoscere una vicenda tanto dolorosa, nascono i personaggi di Trina ed Erich.
La storia è raccontata da Trina in prima persona. Trina si rivolge alla figlia durante tutto il libro e il lettore capisce subito che da un certo punto della storia in poi Trina non ha più rivisto sua figlia e dunque ha iniziato a scrivere gli accadimenti per lei, per raccontarglieli.

Siamo negli anni venti, Trina vorrebbe diventare un’insegnante mentre nel Sudtirolo arrivano i fascisti. Mussolini ha vietato che si parlasse tedesco, ha fatto ribattezzare strade, ruscelli e montagne. Trina però non demorde ed inizia ad insegnare tedesco clandestinamente, nelle cantine, protetta dai preti.
Più tardi sposa Erich, un contadino e hanno due bambini: Michael e Marica. A 11 anni Michael non vuole più andare a scuola, al contrario Marica la ama e da grande vuole diventare un’insegnante come sua mamma.
Intanto girano voci sulla possibile costruzione della diga e il fascismo prende sempre più piede.

La sorella di Erich e il marito, che si sono trasferiti a Curon, la pensano come gli altri abitanti del paese, bisogna andare via e mettersi in salvo.
Tuttavia Trina ed Erich sono contrari e vogliono restare. Marica allora decide di andare via con gli zii senza avvertire i genitori.
Con la partenza di Marica, il romanzo si fa via via più intenso e doloroso. Trina, Erich e Michael soffrono terribilmente per la partenza di Marica.
Successivamente Erich viene arruolato ma quando torna, ferito, per la convalescenza, si decide a lasciare il paese e a scappare sulle montagne. Preferisce scappare piuttosto che tornare nell’esercito.
Il figlio Michael invece, non la pensa come lui e si arruola con i nazisti. Erich e Michael non riprenderanno più a volersi bene.
Da qui seguiamo la fuga di Trina ed Erich sulle montagne. Si rifugeranno nelle grotte, mangeranno neve per dissetarsi, cacceranno animali per sfamarsi e saranno perfino costretti ad uccidere due soldati tedeschi per sopravvivere.
Incontreranno amici lungo la strada con cui condivideranno paure, polenta ed acqua calda per riscaldarsi e perché non c’è altro da mangiare.

Le descrizioni sono dettagliate, sembra di vedere gli stessi luoghi, di sentire lo stesso freddo, di patire la stessa fame fame e di vivere la stessa preoccupazione di poter morire da un momento all’altro.

Quando arriva la notizia che la guerra è  finita, Trina ed Erich possono fare ritorno al proprio “maso”.
La pace sembra finalmente tornata, eppure non è così perché dopo poco i lavori alla diga  ricominciano e stavolta nessuno sembra poterli fermare.
Erich e Trina non hanno intenzione di accettare passivamente la situazione, e proveranno per questo ad usare l’unica arma in cui credono davvero, le parole.
Erich andrà perfino dal papa per convincerlo ad intervenire ma niente sarà possibile e, insieme a molte altre famiglie, Erich e Trina saranno costretti a lasciare la propria casa e vederla saltare col tritolo.
Il libro si conclude con la morte di Erich nel sonno e Trina che ripensa all’intera vita vissuta fino a quel momento.

La storia così violenta ha suscitato in me emozioni profondissime. È il trentesimo libro che leggo dall’inizio dell’anno e il più bello.
Oggi migliaia di persone scattano selfie con il campanile alle spalle, probabilmente ignare della sua vera storia e del fatto che l’acqua di quel lago artificiale ha sotterrato due paesi. Spero che questo libro permetta a tutti di conoscerla e riflettere.

Qualche informazione su Vale

Sono una lettrice compulsiva e book blogger che ha finalmente deciso di cimentarsi con la scrittura. Amo i libri, i tramonti, il mare, le sere d'estate e sono appassionata di cucina e fotografia.
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