Menu

Dicevamo la bicicletta…

Una bicicletta con una storia come tante, con un vissuto decennale fatto di vita di lavoro di delusioni, paure, gioie, ansie, dolori e infine una vita migliore per i figli.

Sui suoi pedali la spinta del divenire e la rivendicazione dell’essere, sui suoi pedali la proiezione di un uomo che per quarant’anni ha percorso il tragitto lineare verso una fabbrica e verso casa. Le ruote di un’Italia che corre e corre contro la sua identità e unità, spaccata in due con un sud emigrato che spinge sui pedali del riscatto sociale e, che, lontano dalle caste neonate di arrivisti e arrampicatori sociali, semplicemente si aggrappava all’ideale dell’essere. Del vivere.

Qualcuno penserebbe che il pedante, noioso, continuo percorso della bicicletta sia stata una scelta. Beh, si, per alcuni si, che hanno, nella loro genuina idea di vita, il profondo appagamento di una famiglia felice e unita, che cresce figli sani per un mondo migliore e basta così. Per altri invece che vivevano in un sud profondo che ha partorito figli onesti ma poi non li ha istruiti, beh per questi non è stata una scelta pedalare, MA prova a chiedergli se sono felici… lo sono, molto più di questa generazione apatica che si specchia in una tecnologia mostruosamente invadente e in una carriera senza scopi autentici senza ideali e valori.

Io sono uno dei tanti figli della bicicletta,

appoggiato al vetro della finestra, teso e felice scruto l’arrivo della tenace pedalata,

del mitologico corridore dalla sua corsa infinita.

 

Mentre negli anni io DIVENGO, lui invece continua a ESSERE.

Non so come, con quale forza, dove attinge il suo potere.

Ho cercato ogni giorno di trovare risposta tra le sue braccia,

respirando l’odore ferroso di fonderia del suo giubbotto di jeans.

Capii …

Padre, che del tuo siciliano sole sei figlio.

Vedo… il bambino assorto, ammirare il padre che, su una ruota di pietra, fissa lo sguardo severo. Il tuo sorriso che scivola ad occhi chiusi, per il piacere, mentre assapori il sud su un filo d’oro prezioso, e la sua genuina fragranza sul pane, un pane che non esiste più.

Un tesoro, la tua Sicilia, unico, profumato, autentico, d’oro come la luce, vivo come la fiamma, antico, nascosto nell’intelligenza delle persone semplici.

Bambino, divenisti padre,

Orfano della tua terra,

per un figlio divenisti padre e iniziò la tua corsa.

Due cose su SemplicePoesia

Vedi tutti i post
No Posts for this author.
[Voti: 0    Media Voto: 0/5]