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Risulta difficile scrivere una storia, se poi, pescando nel pozzo dell’anima, ritrovi solo frammenti.
Frammenti preziosi, certo, ma solo ormai meteore che lasciano una scia di nostalgia in una quotidianità aggrappata alla frenesia del divenire più che dell’essere.
 
Questa storia dell’essere e la resistenza al divenire, se fosse poi solo egoismo?
Se fosse una mancanza di propensione al naturale e giusto evolversi, se fosse mancanza di altruismo, se fosse una rigida e sentimentale visione che non vuole cedere nulla.
Se fosse… allora sarebbe tutto immutato da secoli e per i secoli.
Se fosse… non sarebbe necessario ricordare ma basterebbe semplicemente vivere perché tutto semplicemente È, e nulla è stato qualcosa per poi divenire altro.
Se fosse, allora la memoria sarebbe inutile e la nostalgia non avrebbe nemmeno un nome.
Se tutto fosse senza mai divenire non avremmo bisogno di sognare, di sperare…
Senza il divenire che vita sarebbe…
Divenire, presuppone molte cose, tra cui cedere qualcosa di ciò che SEI per assumere una forma DIVERSAMENTE giusta o adeguata nel mondo che vivi.
Implica umiltà, intelligenza, altruismo.
Ma, d’altra parte come puoi divenire se non sei?
 
A parte il divagare di una filosofia spicciola e improduttiva sull’essere e sul divenire, cerco spesso tra le pieghe del quotidiano, per scovare, nell’ordito della vita, i fili intessuti anni fa da ciò che ragionevolmente definiamo vita ma che poi racchiude l’insondabile esercizio del libero arbitrio umano.
 
Questa ricerca, riaccende, nel contempo nostalgia e gioia. Posso ritrovare in un profumo, uno sguardo, un sapore, un rumore, un colore e in molteplici altri ambiti impalpabili del ciò che sono stato, la nostalgica immagine del ricordo unito alla gioia di ritrovarlo ancora, questa volta però evoluto, trasformato, divenuto.
 
Così,
per un attimo,
sono solo,
seduto davanti a casa,
sul gradino di pietra grigia
scaldata dal sole di mezzogiorno,
gli occhi chiusi rivolti al calore che cade a picco dal cielo
in una giornata limpida di giugno.
I pantaloncini corti, colorati e consumati,
un mela profumata, aspra e morsicata tra le mani.
 
Ora come definireste questa striscia di parole qui sopra? Un ricordo? Una poesia? Prosa?
Non sono nulla di tutto ciò. Sono la nascita di un sentimento contrastante tra l’essere stato e il divenire ciò ho voluto essere ora. Una sorta di attrito tra due sistemi uguali e opposti, un gap incolmabile tra due dimensioni fatte della stessa materia ma troppo distanti tra loro nel tempo e nello spazio.
 
Per questo scriviamo.
 
Della bicicletta vi narrerò la prossima volta.
 
Cari Saluti
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