Menu

“Una volta ho parlato con Anna di quello che facciamo.

Di ciò che ci dà più fastidio del nostro lavoro.

Non schifo nel senso di affrontare i demoni, non per il fatto di dover rischiare la vita: quelle sono cose con le quali ormai ho fatto l’abitudine. Non è difficile. Basta entrare nella routine, e tutto diventa semplice. Basta pensare come un soldato, il membro di una squadra d’assalto, dove tutti hanno un ruolo e sai di poterti fidare dell’altro. C’è chi deve proteggerti con le armi da fuoco e ci siamo noi che dobbiamo scovare e tentare di distruggere il male.

No, non è questo il problema.

Non più.

Direi allora che il vero problema sono le giornate fra le campagne a caccia di demoni, in posti che sembrano medievali per quanto poveri. E avrei ragione, perché non c’è niente di peggio che arrivare con la Diogene in uno di questi posti e ritrovarsi a contatto con certi orrori.

Ma non è così.

È strano, ma la cosa peggiore è quando entriamo nelle case.

Ogni casa è una famiglia. Ogni famiglia una storia. Ogni persona tormentata da Loro, dalle Ombre, qualcuno che si vede la vita rovinata.

Le madri e i padri piangono i figli, i mariti le mogli, le mogli i mariti.

La cosa impressionante è che guerra o no, regime o no, sembra che molti di loro, prima di ritrovarsi l’Orrore in casa, fossero felici.

Tutte le case sono piene di tappeti colorati, profumati, le loro tavole apparecchiate con un buon pasto caldo. Ogni mamma che ci apre è dolce, ogni padre preoccupato per i suoi figli. I bastardi che picchiano moglie e figli esistono, ma sono una minoranza. Tutti normali. Tutti con una speranza, un problema, una paura repressa. Tutti ci accolgono con i loro vestiti più umili, ci offrono pantofole morbide, spesso ci portano da un povero parente allettato.

È tutto come a casa nostra, dove lasciamo le bimbe mentre andiamo in missione. È come guardarsi allo specchio e trovarci qualcuno che sta peggio. È orribile.

Ogni sguardo un colpo al cuore.

Ogni casa una storia.

E non sempre va bene. Non sempre.

Io non so dove andremo,che faremo, cosa ci riservi domani.

Di notte, quando entri sotto le coperte e appoggi la testa sul cuscino e guardi il buio nella tua stanza.

Ti ritrovi a ripensare a ogni singolo caso, a ogni singola storia. E pensi che non molti di quelli che vorresti salvare se lo meritano. Ci trattano come cani. Non ti guardano neanche finché non gli servi, e non corri ad aiutarli. Ti schifano. Se non gli fossimo utili non ci farebbero mai entrare in casa loro, non ti offrirebbero mai una tazza di tè o un paio di ciabatte. Anzi, ci augurerebbero la morte.

Non c’è nessuno, veramente, da salvare.

Non per noi.

Non in questo mondo”.

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]

Due cose su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

Vedi tutti i post
No Posts for this author.

Le recensioni di questo racconto

Non ci sono recensioni per questo post