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 “1 novembre, giorno dei morti.

È stupido parlare di queste cose, ma ci sono tre eventi dei quali sento davvero di dover parlare. Si tratta di due cose che sì, mi hanno turbato e che continuano a farmi pensare che siamo una società completamente sprofondata nel caos.

La prima. Un caso che io, papà e Anna abbiamo affrontato qualche settimana fa.

Ne parlo solo ora perché le altre due cose che ci sono capitate me l’hanno fatta tornare alla mente. Associazione di idee, credo.

Si è trattato di un caso dei tanti. Abbastanza triste, così sembrava: la sorella di un mercante ci ha reclutato per scoprire di cosa potesse essere morto. Una fattura, dicevano, perché avevano trovato Mohammed El-Dierri morto nella sua casa evirato. Evirato, sì. Una cosa terribile, non ci ho dormito per due notti (come una stupida ho dovuto far venire papà a rimboccarmi le coperte per la buonanotte, ma il sol pensiero mi ha fatto davvero disgusto… da starci male!).

Le storie dicevano che a farlo sarebbe stato un vecchio in odore di negromanzia che abita nello stesso quartiere. Sembrava dai rapporti che il caso fosse fin troppo semplice: quel pomeriggio ci siamo infiltrati nei pressi della sua capanna e, con l’aiuto di papà, abbiamo tentato di forzargli le difese mentali con un rituale di padre Incizir. È riuscito, nonostante fosse forte. L’esito però è stato inatteso… niente collegava l’uomo alla vittima. E mancava anche il movente, perché l’evirazione, diceva il consulente mandato dal distretto, indicava spesso cause di tipo passionale. Una donna aveva operato un incantesimo mortale con le stesse modalità contro l’amante quando poi l’aveva lasciata. Ma il vecchio negromante non aveva mai avuto rapporti con la vittima. E non era stato pagato per la fattura.

L’unica altra pista era la casa della vittima.

Quando siamo andati la signora El-Dierri ci è sembrata subito strana.

Sia io che Anna abbiamo sentito paura in lei. Troppa. Poteva temere per la vita dei suoi figli, ma non era così. Aveva paura di noi. Era nervosa. Per tutto il tempo nel quale abbiamo sondato la sua mente, ci siamo resi conto che era paranoica e non la smetteva un attimo di tenerci sotto controllo, di capire cos’avessimo in mente. Alla fine, Anna ha tentato un nuovo rituale, su di lei, dopo essersi chiusa in bagno. E lì ha scoperto quello che non credevamo fosse possibile, almeno non dalla dolcezza della giovane, o delle sue lacrime per la morte del marito.

Anna ha scoperto la verità sul livido sul gomito della donna che avevamo intravisto. La picchiava ripetutamente. Suo marito l’aveva picchiata ripetutamente finché per poco, per sbaglio, non le aveva fatto sbattere la testa su uno spigolo con tutta la pericolosità della cosa. E a quel punto aveva reagito.

Il marito custodiva dei libri comprati dal negromante del quartiere per rivenderli, a un buon prezzo, al mercato nero. Ed era riuscita nel rituale che ha portato all’evirazione. Una vendetta… una vera e propria vendetta contro l’uomo che la picchiava davanti ai suoi figli, quando in preda alla rabbia. Ho pensato alle visioni che Anna ci ha descritto, e ho capito quanto io, lei e le bambine siamo fortunate a stare con papà, che non toccherebbe nessuna di noi neanche se costretto. Quanto al caso della donna, che tristezza per quei bambini… e anche per la donna, in fondo…”.

Due cose su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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