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Lo scopo delle scie chimiche era separare gli ignoranti dagli stolti. Bastava studiare le reazioni sui social network.

Gli ignoranti ignoravano. Continuavano a svolgere attività effimere e a postare citazioni poetiche. Invece gli stolti fremevano di sdegno, le loro bacheche erano un coacervo di violenze verbali e rabbia mai espressa verso un bersaglio pertinente.

Era una buona iniziativa, questa del Governo. Perlomeno funzionava. Altre pur lodevoli (la £ira pesante, l’€cu, il Digitale Terrestre) non avevano incontrato un successo così netto: una parte di popolazione, piccola ma chiassosa, ne era stata infastidita. Anche quella volta in cui il Governo si era speso tutta la paghetta che gli passi tu, generoso contribuente, per comprarsi degli aeroplanini americani F-35, tutti rotti. Perché protestare? Perché indignarsi?

Una volta, alle elementari, mi mandano al giornalaio con una bellissima banconota verde da Cinquecentolire, a comprare Il Tempo e Il corriere dello sport. Questo in epoche in cui si permetteva ai regazzini di uscire senza preoccuparsi delle odierne pretofilìe.

Vedo un bellissimo giornaletto di Gatto Silvestro. In copertina, su sfondo azzurro, c’era proprio lui: Gatto Silvestro. Teneva tra le zampe la gabbietta di Titti e si leccava i baffi. Lo guardo e lo desidero. Ma le mie, di Cinquecento lire di paghetta settimanale, erano destinate a Topolino. Non potevo saltare un numero, facevo la collezione.

Al che quel provvidenziale giornalaio fa festoso: “Corriere dello sport e Tempo sono finiti!”

Il dado è tratto. Torno trionfante col mio doppio bottino di Gatti e Topolini, e spiego a mio padre la dinamica. Sembra perplesso, e a dirla tutta il suo biasimo non mi stupisce. “Potevi provare a un altro giornalaio, e comunque quei soldi non erano tuoi”. Non fa un grinza. Quindi mi sequestra entrambi i giornaletti.

Due ore dopo viene in camera e me li ridà. “Puoi tenerli”.

Io faccio l’offeso, per ben due minuti. Poi li prendo con dignità ma non sono soddisfatto. Il mio successo ha il sapore dell’errore.

Qual è la morale di questa favola? Che pure il peggio regazzino sa elaborare, anche se al momento non sembra. Figurati un Governo, per quanto discolo: questo è un paese dal retrogusto cattolico, c’è sempre tempo per un ravvedimento.

Tu, popolazione infastidita, mi sembri quelle coppie di mezza età che non hanno avuto figli. I Governi, si sa, sono come bambini piccoli: capricciosi e chiassosi. Pretendono da te attenzioni, ingiustificate e continue. Ti salgono sui divani colle scarpe senza pulirsele, giocano a pallone durante la pennichella. Ma reprimerne le manifestazioni o richiamarli in continuazione è un brutto sistema educativo, un Governo deve esprimersi, anche in modi fastidiosi. Esso vuole solo giocare. Sparge le scie chimiche per capire se sei stolto o ignorante perché ama sondaggi, questionari e censimenti, che sono i suoi giocattoli favoriti. Non devi biasimarlo perché non lo capisci: un tempo bramavi anche tu trottole e cavallucci. E poi, se reprimi un Governo da piccolo, ne farai un adulto insicuro e privo di equilibri. E un adulto può incasinarti molto più di quanto possa un bambino piccolo. Ad esempio, un sacco delle tue tasse serviranno a pagargli lo psicologo. Per psicanalizzare me, il mio nel 2012 mi faceva pagare al nero 70 euro orari. Te l’immagini quanto chiederà oggi a un intero Governo? Meglio essere più tolleranti per tempo.

Non so te, ma io e i miei cuginetti ci rendevamo conto che gli zii con figli erano più simpatici degli zii senza. Così come alcuni miei nipotini sostengono che, fra gli amici del papà, i più simpatici siano quelli che fumano certe sigarette fatte da loro rompendone altre.

Non lamentarti per i centrini decentrinati sui tuoi tavoli, o per i vasi rotti dalle pallonate. Il Governo ha bisogno di spazi per colorare i suoi disegni di legge. Non invidiarne l’inoperosità e i privilegi, quando tu ti alzi tutte le mattine e affronti il traffico. Sei stato piccolo anche tu, e le tue pulsioni non erano migliori delle sue.

Dici che a te qualche schiaffone te lo davano, e con questo lassismo educativo chissà dove andremo a finire?

Ti capisco. Anch’io, in effetti, a volte.

C’era questo fratellino di una mia amica, più piccolo di una decina di anni, frutto evidente di contraccezioni mal calcolate. L’entità più malvagia che si potesse per sbaglio concepire.

Non ci lasciava giocare. Qualsiasi cosa facessimo, lui si metteva in mezzo. Ci rovesciava il tabellone del Monopoli, era il più odioso degli Imprevisti. A ogni malefatta mi aspettavo che su quel grugno schifoso piovessero piogge di schiaffi, la cui portata manco riuscivo a immaginarmi, visto che io non avevo fatto mai nulla di simile.

Invece niente. Non una zia, una sorella, una nonna, un padre, una madre. “No-no; non si fa”. Oppure: “Insomma: sei proprio impossibile” quando la cosa era proprio grossa. Era evidente che quel moccioso pestifero se ne beava. Anzi, la marionetta impazzita esplorava i limiti del suo universo attraverso provocazioni sempre più grandi, e reazioni appena meno modiche.

Crescendo, il Monopolio che aveva quella mia amica su di me accrebbe anche lui.

La pubertà aveva ridisegnato gli equilibri. Lei adesso era detentrice di FREGNA, traendo da ciò superpoteri nuovi. L’assurdo è che era femmina, eppure mi cagava. Addirittura mi telefonava a casa. Quello su cui camminavo era un filo talmente sottile che per non rischiare di spezzarlo non osavo nemmeno farmici una sega. Chiacchieravamo per ore, sembrava provarne anche piacere. Certe volte rideva, anche di gusto. Boh.

La scimmia madornale ascoltava le nostre conversazioni su un’altra linea. Mandava a memoria le mie esternazioni più goffe, e al rivedermi le virgolettava tutte davanti ai genitori.

Io te lo giuro, ti capisco. Anch’io certe volte vorrei prendere il Governo a calcioni nel sedere facendogli salire le scale quattro a quattro. E, arrivati al quinto piano, arrampicarlo sulla terrazza condominiale, appendermelo per le orecchie tra le mani, stancarmele dondolandolo sul vuoto sottostante, guardarlo negli occhi e dirgli: “Tu adesso non rompi i coglioni mai più. Perché sennò io torno qua con le tue recchie, e col tuo moto ondulatorio metterò a dura prova le mie dita di pianista maldestro.”

Non vergognarti di quello che provi. Avrai avuto anche tu le tue suore alle Elementari. Con le loro cure-Ludovico hanno provato a estirparti la cattiveria e i bassi istinti. Ora sei grande, non negarli più: essi esistono. Non è ignorandoli che ti migliori. Cerca piuttosto di tollerare. Se non di amare, addirittura.

Ama il Governo, ora ch’è piccolo: da grande lui saprà ricompensarti.

Quel regazzino orribile è cresciuto. L’ho incontrato in metro, tempo fa.

Ora è chirurgo. Nel suo praticantato il professore gli ha preso le mani e gliele ha messe sul cuore di un paziente addormentato. Viene un brivido pensando a cosa poteva combinare la scimmia selvaggia di una volta. “Non affonderai mai il bisturi se hai paura di toccare. Premi bene e guarda: non succede niente”.

Incredibile, non è vero?

Calmo, maturo, equilibrato. Piacevole a tratti, addirittura. Giusto un tantino un po’ prolisso.

Pensa come mi avrebbe operato sciatto, trovandomi a sterno sollevato sul tavolo di una sala operatoria, se lo avessi davvero scosso per le recchie.

Non ti piacerebbe che anche i più maleducati fra i Governi ti pratichino operazioni ben riuscite?

Prima di tutto, stempera il tuo odio. I Governi, poverini, hanno mortalità infantile più alta di Afriche sub sahariane, Asie occidentali e Americhe latine. E nella loro breve vita affrontano piaghe invalidanti: disoccupazione, malasanità, debito pubblico.

Non so se è tempo perso, questo. Più ci penso più mi sembri uno di quei zii di cinquant’anni che non ha mai avuto un Governo. O, se ce lo ha avuto, gli è morto da piccolo.

Qualche informazione su Vilipendio

Studia pianoforte, clarinetto, composizione sperimentale e ingegneria elettronica senza terminare mai nulla. Mal sopporta gli aggettivi indefiniti e la sensazione armonica di dominante. Privo di capacità di networking, possiede al momento un numero di arti nella media. Ex grasso, ossessionato da alimentazione e forma fisica, suona cartoni animati per anni in giro per l'Italia e insegna fisica a via Panisperna (voglio dire). Consegue la Scomunica nel 2008. Gli amici più intimi lo chiamano Vilipendio.

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