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Il soldato alzò il capo.

L’M60, appoggiato alla parete di fronte a lui, già carico; il pugnale col quale stava per porre fine alla sua esistenza lì affianco.

Poco più in là c’era la porta.

Oltre la porta il bosco.

E nel bosco, loro, che silenziosi osservavano.

Loro erano la somma di tutto ciò che di terribile c’era al Mondo. Erano morte e distruzione, erano fine; ma, soprattutto, erano punizione.

Se non fosse stato tanto ingenuo, se avesse condotto la sua vita con maggior coraggio, integrità, forza, capacità di calcolo, il soldato avrebbe vinto e, a quell’ora, sarebbe stato felice, fra le braccia di quella ragazza che amava, senza rimpianti.

Amore mio, le avrebbe detto, abbracciami e chiudi gli occhi, e credi che saremo per anni e anni il simbolo di che diavolo vuol dire “amore”. Stringimi e senti tutta la dolcezza e la tenerezza del Mondo.

Invece lui aveva rovinato tutto.

Un’opera di rovina pluriennale e sistematica. Provava ogni volta a non sbagliare e a migliorarsi, ci aveva provato, ma nulla.

Ora era troppo tardi. Scontava, nel silenzio della capanna, e si preparava alla resa.

Sapeva che c’era solo una cosa saggia da fare, e osservava l’arma che aveva scelto per farla finita con la riverenza che sapeva doveva avere per uno strumento di liberazione per sé ed espiazione. Provava gran rispetto per quello strumento.

Niente più sofferenza.

Niente più paura.

Niente più sconfitte.

Il soldato l’afferrò, pronto al gesto secco e veloce che avrebbe posto fine alla sua esistenza. Si alzò in piedi, guardando  la porta, e tentò di ricordare il volto della donna che aveva amato e che era morta. Ci riuscì, per la prima volta, dopo molto tempo.

Andò verso l’uscita. La buttò giù con un colpo secco, caricando il fucile.

“SEI MORTO!” gridavano loro. E loro erano terribili e crudeli.

E lui era lì, solo, col fucile in mano.

Sarebbe morto, l’avrebbe rivista.

Ma non era quello il punto; il punto non era neanche portare morte fra quegli esseri.

Il punto era solo uno, e lo capì mentre, sparando, correva incontro alla sua morte.

Il punto era non aver scelto il pugnale.

Lui aveva scelto il fucile.

E niente di tutto il resto contava più.”

Due cose su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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