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Avrei dovuto mettere i guanti? Magari quelli bianchi in pizzo? Oh sicuramente Zia Clotilde mi rimprovererà non appena mi vedrà rientrare a casa senza guanti.

E questo corpetto poi, ma quanto è stretto, non posso neanche appoggiare un gomito al tavolo come si deve che mi sento soffocare. Per non parlare del cappello di paglia, lo sapevo, la zia ha esagerato con i fiori e io mi ritrovo in testa un nido, anziché un cappellino grazioso e delicato.

Guarda Anastasia poi, con quel suo vestito blu e quel merletto di pessima fattura, non mi meraviglierei se se lo fosse confezionata lei stessa.

E Antonia, appollaiata come una gatta su quella ringhiera con lo sguardo lascivo, tipico.

Ma non è questo il modo di conoscere uomini dell’alta società. E tutti questi canottieri, dai modi rozzi e chiassosi, e così sudaticci”

Marianne sembrava dipinta, se ne stava in silenzio nel suo vestito di velluto blu scuro, con quel merletto che spuntava dalla scollatura ed i capelli raccolti.

Gli occhi annoiati seguivano tutto ciò che la circondava, gli unici sorrisi erano per il suo Cocotte, il cagnolino che aveva adagiato tranquillamente sulla tavola apparecchiata.

Avrebbe dovuto relazionarsi con gli altri giovani, intrattenere i canottieri, sedurre con modi gentili gli uomini presenti ai tavoli così da presentare, finalmente, alla zia e alla madre, un buon partito.

Ma a Marianne tutto ciò non interessava, si era presentata a quel pranzo semplicemente perché trascinata dalla cugina Antonia, che in un attimo si era dileguata lasciandola sola al tavolo.

Le va di fare una passeggiata in giardino per vedere le orchidee?”

Sembra così galante Philippe, con questo suo accenno di barba ed i suoi modi cordiali, e il suo profumo poi, che sa di sandalo. Ma mi chiedo, come mai ha scelto me e non una delle altre belle signore presenti a questo pranzo. Io che indosso un vestito di seconda mano rattoppato in fretta, a cui ho aggiunto il colletto in merletto proprio per nascondere la stoffa lisa e sciupata. E non ho nemmeno un delizioso cappello di paglia in testa, ma un foulard annodato da cui escono i miei indomabili ricci.

Ah Philippe, se solo sapessi la verità su di me.

Io non sono la figlia del Conte Osvaldo, ma la tata dei suoi due nipoti nonché la sarta di famiglia.

Ho mentito per sedermi a questo tavolo.

Ho mentito per aver l’opportunità di conoscerti finalmente, dopo quel giorno in cui ti vidi a cavallo nella tenuta del Conte.

Ho mentito allora, facendoti credere di essere la figlia tornata dopo anni di studio in Inghilterra, e continuo a mentire oggi, pur di esser qui accanto a te”.

Non è male, in fondo è un uomo cordiale e carino, potrei accettare il suo invito a cena e poi a teatro, ma ne varrebbe la pena sul serio?”

Antonia, appoggiata alla ringhiera della terrazza, sorreggeva il mento per cercare di avere uno sguardo più interessato, più dolce e malizioso, quando in realtà era preda della noia. Si aspettava un pranzo festoso, fatto di canti, di balli in giardino, tra le rose; fatto di risate, di champagne, di gonne svolazzanti e piedi doloranti stretti nelle scarpe con il tacco.

Vorrei che George si alzasse impavido e mi prendesse sottobraccio per danzare; e poi scendere giù, fino al laghetto, e lanciare le pietre in acqua schizzandoci i vestiti. Vorrei togliermi questo cappello, lasciar liberi i capelli, e ridere a crepapelle, come facevo una volta, prima che Marianne se ne andasse di casa improvvisamente.

Eravamo complici, quasi sorelle, sempre pronte a fare scherzi, a ridere, a sognare principi azzurri sgattaiolando fuori dalla cucina con una bottiglia di vino rosso e del pane croccante.

Cosa è successo. Cosa ti ha trasformata in una donna austera, silenziosa e altezzosa mia cara Marianne?”.

Qualche informazione su Monique

Sognatrice, appassionata di viaggi.
Viaggio, scrivo; il tè caldo è un'ottima scusa per mangiare biscotti.
Un po' Alice nel Paese delle Meraviglie, "gattara", innamorata con la testa perennemente tra le nuvole.
“La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili” (William Burroughs)”

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