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Preambolo: di seguito trovare il racconto, il primo blocco è stato scritto da Vale, inviato poi a Lena che lo ha completato. Quindi il racconto completo è il secondo blocco. Per distinguerli il primo avrà come titolo Piastrelle, il secondo 400 colpe

PIASTRELLE

Non aveva mai visto il colore delle banconote da 500 euro. Con due pezzi ti pagano uno stipendio. C’è diffidenza nei confronti di un taglio così grande. Non è semplice scambiarlo. Per fortuna le banche sanno riconoscere i falsi e ti danno tagli più piccoli. A piacimento, su richiesta. Tutte da 50 grazie. Venti fogli danno più soddisfazione di due. Si sarebbe riscattata. Con quelle due banconote, ormai divenute venti, avrebbe sbancato. Per intercessione del dio delle statistiche stavolta avrebbe vinto. E avrebbe comprato un vero Rolex per suo marito Ugo. Dopo tutti quegli anni chinato a posare pavimenti, meritava un premio. Anna ci pensava spesso: “Come si sentono le ginocchia di un piastrellista dopo dieci ore di lavoro?”. Conosceva la risposta: come un uomo che torna a casa e non trova la moglie e lo stipendio. Uscì dall’auto, dove la sua colonia fece a pugni con il perenne odore di calce e attrezzi da lavoro del marito. Ci rientrò un ora dopo che puzzava di sconfitta. A destinazione, sotto casa, prima di lasciare l’automobile, guardò nel posacenere. 2 euro. Li utilizzavano per il carrello della spesa. Serrò la portiera e incamminatasi venne attratta da un distributore automatico della lotteria. Perché non tentare la fortuna. La moneta fece capolino nell’apposita fessura. Aveva vinto, altri 2 euro, doveva ripassare negli orari in cui il tabacchino era aperto. Guardò l’androne e pensò a Ugo e ai gemelli; al buono fruttifero dei genitori perso alle slot e al riso in bianco che avrebbe preparato; agli orecchini di perla della nonna, scambiati per 80 euro e persi a telesina e al condominio da pagare, già in arretrato; al vecchio Don Peppe che cercava una badante da ‘toccare’ per 180 euro alla settimana e a quel dieci di picche costato l’ultima banconota da 50. Spinta da un automatismo entrò in casa senza più pensare a nulla. Sul divano i suoi genitori: suo padre, occhi bassi avvolto nella sua perenne semplicità e sua madre, austera nel suo silenzio. Dov’era Ugo, e i gemelli? Sulla sedia una donna. Le tende alle finestre erano gialle, suo marito doveva smetterla di fumare in casa. Una psicologa? Non era un gioco, non sarebbero servite banconote da 500 o sottomultipli. Aveva perso. Ancora. Scoraggiata mise le mani in tasca e sentì sotto le dita, la carta lucida del biglietto vincente, gelosamente custodito. Fossero stati 200000 euro li avrebbe rispediti a casa a bocca asciutta. Ma chi le avrebbe fatto credito su 2 euro? Forse nemmeno lei stessa.

 

400 COLPE

Ugo fermò l’auto al semaforo ed uscì. Si allontanò. Con passo svelto. Via Piave non è una strada trafficata. Anna non emise alcun gemito. L’aveva avvertita: “Se ci riprovi vado via”. Erano solo parole. Non aveva le palle. Dove sarebbe andato? Dalla vecchia mamma? Il clacson di una bionda in SUV incollato al culo della sua Panda la fece sobbalzare. Non si mosse di un millimetro, non aveva intenzione di muoversi di lì e non poteva essere superata. Chiuse gli occhi. Uno, cinque, venti secondi.

“Allora vogliamo spostarci o restiamo qui a goderci il semaforo?”. Un uomo calvo, ad un millimetro dalla sua portiera sbottava. I suoi occhi sembravano fuoriuscire dalle orbite.

“Vuole che la sposti io?”.

Ugo l’aveva recuperata in un bar. Come si sentono le ginocchia di un piastrellatore dopo dieci ore di lavoro? Come un uomo che torna a casa e non trova ne la moglie ne lo stipendio.

Non aveva mai visto il colore delle banconote da 500 euro. Con due pezzi di carta ti pagano uno stipendio. C’è diffidenza nei confronti di banconote da taglio così grande. Non è semplice scambiarle. Per fortuna le banche sanno riconoscere i falsi e ti danno tagli più piccoli. A piacimento, su richiesta. Tutte da 50 grazie. Venti banconote danno più soddisfazione.

Il pelato entrò in macchina senza invito. La colonia invase l’abitacolo, mescolandosi all’odore perenne di calce e di attrezzi da lavoro. Aveva al polso un orologio costoso. Lo conosceva, gli bastò vedere il marchio. 6503 euro da listino o 10 se fasullo al mercato.

“Le lancette girano comunque e se si rompe non ho problemi a gettarlo”. Ugo delle volte era pedestre.

Era convita che si sarebbe riscattata. Con quelle due banconote, ormai divenute venti, avrebbe sbancato. E non solo, avrebbe comprato un vero Rolex per suo marito. Dopo tutte quegli anni chinato a posare piastrelle, meritava un premio.

 “Sta bene? Vuole che chiamiamo un medico, un familiare?”

In risposta, silenzio.

Quando perdi tutto, le macchine prendono a suonare e ad illuminarsi a festa. Come fossero un lunapark. Sono così carine, un po’ kitsch, ma irresistibili. Ti invogliano a ritentare.

Isa non ha studiato. Non sa neppure se ha conseguito il diploma di scuola media inferiore. Non si è mai recata a scuola per ritirarlo. Ma per intercessione di qualche dio delle statistiche è certa che non si può perdere sempre. Le probabilità di vincere, anche se remote ci sono! E se le macchine fossero truccate, ogni tanto qualcuno deve riscuotere. Per incentivare il gioco stesso.

Le lancette, incastonate nel cruscotto di plastica economica non hanno bisogno di credito: un’ora dopo non era tornato e lei era ancora li ad attenderlo. Al distributore di benzina s’erano riforniti diversi automobilisti. Dopo le diciannove entrava in funzione il self service. Alcuni uomini la guardavano indifferenti, altri incuriositi.

Anche il cellulare era senza credito, condizione perenne. Chiamata a carico del destinatario. Irraggiungibile. Lo avrà spento. Nella borsa fazzoletti di carta usati e le chiavi di casa.

Trovò il coraggio: il tetto coniugale non distava più di due chilometri. Un quarto d’ora a piedi. Prima di chiudere l’automobile guardò nel posacenere. Due euro. Li utilizzavano per il carrello della spesa. Serrò la portiera e mise sulla spalla la borsa.

Comprò un gratta e vinci al distributore automatico. Chiunque si fermasse per fare benzina poteva comprare un biglietto e tentare la fortuna.

Ne aveva vinti altri due, ma doveva trovare un tabacchino aperto o ripassare negli orari in cui alla stazione di servizio c’era personale.

Impiegò diciannove minuti a raggiungere l’androne di casa. Le luci erano accese.

Ugo era tornato e forse aveva anche ripreso i gemelli che lei stessa aveva accompagnato dai nonni. Non mise subito le chiavi nella toppa. Provò ad origliare, voci di gente, ma sconosciuta. Era la tv.

Pensò a Don Peppe del quinto piano. Cercava una badante. E non solo. Era un vecchio porco. Di sicuro non avrebbe avuto la forza di molestarla, ma una toccatina qui e li mentre puliva se la sarebbe concessa. Centoottanta euro a settimana per due ore al giorno, potevano fargli comodo.

Ne avrebbe messi un po’ da parte e con il resto si sarebbe tolta lo sfizio del gioco. A ventisette anni nonostante un parto gemellare, era ancora un attraente e formosa rossa. Poi spinta da un automatismo entrò in casa senza pensare più ne a don Peppe ne a quello che era accaduto.

Sul divano i suoi genitori, suo padre con gli occhi bassi avvolto nella sua perenne semplicità e sua madre come sempre austera ma avvolta nel silenzio. Sulle sedie due uomini in divisa ed una donna. Nessun altro. Il bilocale aveva le porte spalancate e poteva vedere che Ugo e i gemelli non erano in camera da letto o in bagno. La tv era spenta. Le tende alle finestre erano gialle, suo marito doveva smetterla di fumare in casa.

Stavolta non era un gioco e non sarebbero servite banconote da cinquecento o tagli sottomultipli per finirla. Non c’erano macchine truccate o credito da inserire.

Un centro di recupero. Non di crediti. Una psicologa. C’era da recuperare una vita.

Scoraggiata mise le mani in tasca e sentì sotto le dita, la carta lucida del biglietto vincente, gelosamente custodito. Fossero stati duecentomila euro li avrebbe smentiti e rispediti a casa a bocca asciutta. Ma chi ti fa credito su due euro?

Qualche informazione su MaddalenaValentinah

Maddalena Valentina, alterego di Valentina Maddalena. Una ragazza (o forse due) che adorano la scrittura. Le nostre storie sono diametralmente opposte. Maddalena è di Eboli e Valentina di Cercola - o viceversa - (anche se adesso vive al nord). Si sono incontrate a Lourdes (forse) o al liceo Garibaldi di Napoli? All'università a Pisa o a Praia a Mare sulla spiaggia? Buona lettura a tutti

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