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Lo ammirava. Le piacevano gli sportivi, non solo per il fisico, ma per il loro entusiasmo. Era contagioso. Assieme a lui anche lei era raggiante, condivideva con piacere ogni vittoria e sorrideva a ogni traguardo. Sapeva, suo malgrado, che lei, per lui, non era unica come lui lo era per lei. Ma era rapita. Accettava passivamente l’essere una delle tante anche solo per passare un pomeriggio in sua compagnia. Non se ne capacitava. Era una donna intelligente, indipendente. Era lei a tener testa agli uomini, non il contrario. Ma lui era la sua chimera. Un sogno irrealizzabile, ma che continuava a inseguire. Quando lo vide la prima volta, capì subito il tipo di uomo. Intuito femminile direbbe qualcuno, ma lei la chiamava esperienza. Doveva starne alla larga si continuava a ripetere, ma alla fine cedette. Si fece strada tra le ragazze ammirate come lei. La sua canottiera metteva in risalto la muscolatura e le spalle, suoi strumenti di lavoro. Godeva nel fatto di aver potuto essere lei ad averlo e nessun’altra. Era sicura di sé, caratteristica che piace molto agli uomini e lei lo sapeva. Man mano che si avvicinava puntava sempre più quel corpo. Si sedette sopra la sedia accanto alla sua tra l’invidia di tutte le altre ragazze, assenti dello stesso coraggio. Il poco venticello fece oscillare qualche ciuffo di capello rossiccio da sotto il suo cappello di paglia. Lei, graziosa in viso e con sopracciglia sottili, sembrava stridere alla sua vicinanza. La barba lunga e ben curata le fece ricordare quanto le trasmettesse virilità in un uomo. La bocca gli tremò alla prima parola pronunciata, in un tono cauto e gentile. La sua voce era dolce, accarezzava le orecchie di lui ormai ammaliato. Replicò al saluto con voce roca ma non rozza, da uomo. Profonda e grave cullava il corpo di lei, ormai rilassata nell’ascoltare le sue storie, appoggiava i gomiti sul bordo della tovaglia bianca del piccolo banchetto mentre fissava i suoi occhi scuri. Li avrebbe potuti guardare per tutto il giorno. Si concedettero un bicchiere di vino che lui si offrì di versarle in un calice poco distante da loro. Mentre gustava quel passato di frutta si coccolava, osservava le mani e le braccia di lui destreggiarsi con la bottiglia. Ci sapeva fare, ma se lo aspettava. Dopo poco lui si allungò verso di lei, mai come in quel momento i loro corpi furono più vicini, lo avrebbe voluto toccare. Poté sentirne l’odore, a pochi centimetri dal suo. Non era profumo, ma gradevole all’olfatto, come un soffice batuffolo pieno di borotalco. Si ritrasse dopo pochi secondi rendendole omaggio di una rosa presa in un mazzetto a centro tavola. Era rossa come il rossetto che indossava e nell’annusare il fiore regalatole percepiva la passione spruzzare dagli occhi scuri dell’uomo. Si sentiva desiderata. Lasciarono il banchetto allontanandosi dagli sguardi indiscreti che ormai attiravano a sé, ritagliandosi uno spazietto nel prato adiacente. La canottiera bianca indossata dall’uomo fu appoggiata sull’erba tagliata di fresco e lei vi si appoggiò delicata, come una leggera farfalla adagiata su una margherita. Lui era accanto a lei. Era tornata ragazzina: i pensieri le si intricavano in un nodo difficile da sciogliere, indifesa alle continue attenzioni dell’uomo. Era caduta più a fondo di quanto immaginasse, e ora era troppo tardi per risalire. Si lasciò sedurre senza opporre difesa, restarono abbracciati tutto il giorno fino al tramonto, sotto le forti braccia di lui, osservando il sole dipingere macchie rossicce nel cielo. Dopo si ritirarono entrambi nel suo appartamento. Lui non sarebbe partito fino alla mattina dopo. Ogni volta era sempre la stessa storia. Sapeva di poterlo avere per un giorno. Le lasciava un vuoto che sarebbe stato riempito solo al suo ritorno. Ma andava bene così.

Qualche informazione su marcoarcangeli

Nato e cresciuto a Torino, attualmente lavoro a Reggio Emilia e vivo a Parma. Sono una persona che parla poco, forse è per questo che scrivo. Traggo le storie spesso dalle mie vicende personali, di solito usando metafore. Lo faccio sin da bambino, anche se nella vita lavorativa ho intrapreso una carriera tecnico scientifica: ingegnere dal 2016, laureato al Politecnico di Torino. Oltre alla scrittura pratico da sempre anche lo sport, ho fatto un po’ di tutto, mi interesso inoltre di fotografia e mi piace molto la natura, appena posso fuggo dalla città.

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