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Non volevo scrivere nulla per la festa del papà, ma stasera tornando a casa in macchina le parole sono uscite da sole, così mi sono appuntata i pensieri ed ora, dopo aver sistemato casa, dopo la doccia che rilassa, sono finalmente davanti al Mac, sul divano e posso concentrarmi.

Chi l’ha detto che un papà è solo quello biologico. Io ho avuto la fortuna di averne due, il primo mi ha insegnato che l’amore bisogna sudarselo e il secondo l’ha smentito vigorosamente, facendomi crescere con l’idea che l’amore sia in tutte le cose.
Lui che mi ha insegnato a nuotare ancor prima di camminare, lui che mi ha fatto capire l’importanza della vita in ogni cosa. Lui che non buttava via niente, perché lui aggiustava. Lui non parlava tanto, ma quando parlava si sentiva il tono che pesava con tutta l’esperienza del mondo. Lui non abbracciava molto, ma quando lo faceva, l’amore lo sentivi eccome se lo sentivi!
Vorrei solamente avere ancora la possibilità di averlo vicino almeno un’ora. Ridatemelo solo per un’ora. Vorrei mostrarmi a lui ora e chiedergli se è ancora fiero di me, se per tutte le volte che non l’ho ascoltato lui mi abbia perdonato. Vorrei ringraziarlo per tutte le volte che non l’ho fatto. Ricordo le sue mani così paffute e così morbide nonostante il lavoro manuale che l’ha tenuto impegnato per tutta la vita.
Lui mi ha fatto scoprire il mare di prima mattina, il sapore e l’importanza del cibo, mi ha fatto capire l’impegno di costruirsi qualcosa e la pazienza di tacere. “Devi aspettare perché tanto poi le cose cambiano che tu lo voglia o no”. Ridatemelo per un’ora o anche per pochi minuti. Lui era mio nonno ed ogni volta che vado a casa sua lo immagino ancora camminare con il suo berretto, il suo frontino, i suoi pantaloni alla Charlie Chaplin, le sue scarpe alla Totò e la sua andatura da Stanlio.
Lui che con la sua piccola cultura cinematografica mi ha fatto amare il cinema che ancora oggi amo: il bianco e nero, il cinema muto.
Lui era così o bianco o nero, nessuna sfumatura: lui era il dittatore, lui era tutte le luci della ribalta, lui era il napoletano che chiede indicazioni a Milano, lui era tutti questi personaggi messi assieme. Lui mi hai insegnato e raccontato della guerra, mi ha fatto capire quanto tempo ha passato da solo. E nonostante questo, è riuscito a creare una piccola famiglia.
Lui è stato amore per me.

Jack è arrivato nel momento in cui forse, qualcosa si è rotto con la sua scomparsa. Quel giorno, sia fuori che dentro in profondità, qualcosa ha modificato il mio DNA ed oggi, per tutte le cose meravigliose che ho scoperto a partire da me stessa, in qualche modo per l’ennesima volta, lo sento vicino a me. Lui è con me ogni giorno ed in ogni momento. Grazie nonno e buona festa del papà. Oggi la dedico a te.

Qualche informazione su JessicaZanardo

Quando Jack ( il mio diabete) decide per me, io scrivo.
Una scrittura terapeutica per esorcizzare, riflettere e sorridere.
Per me e per chi vorrà fermarsi anche solo per qualche minuto.

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