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Il mondo dell’internet mi ha sempre affascinato, come credo abbia affascinato tutta la generazione ’80, anche se nel corso degli anni ha suscitato in me sentimenti assai contrastanti. Uno strumento così potente dona alla gente un sacco di responsabilità. Però una cosa è certa. Io all’internet gli voglio bene.

Io l’ho visto nascere (parlo dell’internet casalingo, della roba militare anni ’70 chi se ne frega) con gli occhi di un bambino ed è quindi ovvio che tutti i cambiamenti sociali che ha portato mi hanno forgiato. Chissà se poi in maniera positiva.

Probabilmente stavo finendo le scuole medie quando mio padre portò a casa un affarino misterioso, enigmatico, insolito. Era una scatolina bianchiccia pure un po’ plasticosa con l’ingresso per il cavo telefonico e tante lucine pronte a brillare. Qualche mio compagno all’avanguardia (coi soldi), che non si sapeva come mai riusciva ad avere tutto con mesi di anticipo rispetto alla massa, lo aveva già sperimentato. E per farci rosicare ne parlava estasiato millantando capacità incredibili. Anche i telegiornali, che all’epoca avevano un sacco di credibilità ai miei occhi, ne decantava ogni aspetto.

Quel giorno, quando mio padre portò quell’affarino chiamato Modem, ne fui felicissimo. E fui ancora più felice quando mi comprò qualche mese dopo il masterizzatore CD. Ma questa è un’altra storia (Magari un altro giorno vi parlerò di quanto abbia usato il masterizzatore a inizio anni 2000 rischiando di mettere in ginocchio l’intera industria videoludica mondiale).

Parlavamo di internet. Breve recap: iniziavo le superiori, avevo un pentium 3 e mio padre comprò il modem. Fine recap.

Ecco, all’epoca l’internet veniva visto come metafora perfetta di un mondo in evoluzione, di una globalizzazione culturale in via di perfezionamento e di un’utopia di pace fatta di scambio di informazioni e conoscenze. Un po’ come se ne parla adesso, a distanza di tanti anni.

Son 20 anni che sento più o meno la stessa roba, è come se dentro di noi avessimo imparato a memoria delle frasi ad effetto da tramandare in futuro per sentirsi più saggi.

Inutile fare il cinico a vacca, sappiamo tutti che la tecnologia ha fatto passi da gigante e che la rete ora è un’altra cosa. La velocità di trasmissione dati ora è molto (ma molto) più veloce e visualizzare video pornografici o gameplay su youtube finalmente è diventato davvero molto più facile (ah…come se scherzassi. C’è davvero gente che guarda altra gente che videogioca online, sappiatelo!)

Comunque sia, il primo internet, quello della connessione 56 k era la magia, l’inizio di una nuova era:

  • Costava un sacco

Mandare una mail costava quanto un paio di chili di francobolli. Ma vuoi mettere la soddisfazione? L’e-mail era diventato uno status symbol, i francobolli roba da sfigati. (nei primi anni 2000 per non essere preso in giro prima di comprare i francobolli dovevi aspettare che la tabaccheria fosse vuota)

  • Ti intasava la linea telefonica e quindi diventavi irreperibile(all’epoca i cellulari non erano mica mainstream)
  • Si chattava con C6 in anonimato con gente da tutto il mondo

Uh, C6, quanti ricordi. E quanti profili falsi. Lo facevano tutti, probabilmente nessuno ha mai inserito su quella chat il profilo vero.

Senza contare poi MySpace, che sarà stato popolare massimo un paio d’anni. La testimonianza di quanto internet sia veloce e senza pietà. Io anni fa avevo un gruppo musicale e ci siamo fatti myspace. Questo fa di me un super vecchio.

Gli anni son corsi veloci e l’internet ha creato fenomeni di ogni tipo, relazioni sociali infinite, reso ciccionissime un sacco di persone. E ospitato cose fatte da persone da tutto il mondo.

Un po’ vaga come frase ma alla fine il senso rimane. Mi piace la parola “cosa”. E’ così meravigliosamente generica. “Creatore di contenuti”  è riduttivo, stupidamente radical chic e soprattutto senza poesia. Fare cose invece sì..

Ma perché, direte voi, stai rinvangando i tuoi ricordi internettiani?

Facile, molto facile. Perché qualcosa, in questo rapporto così complicato e fatto d’amore-odio, sta cambiando. E mi ci devo abituare.

Dopo tutti questi anni a fare più o meno da spettatore a questo calderone indefinito e a cercare di capire perché i fenomeni virali creati dalla rete non mi facciano ridere neanche un pochino adesso è giunto il momento di mettersi in gioco e scoprire le potenzialità (con chissà quanti anni di ritardo) di questo potente strumento*.

Perché, come mi ha detto un amico, che senso ha raccontare storie se nessuno le ascolta? (in realtà me l’hanno detto tre persone diverse. Ora per capire di chi si tratta dovreste combattere) E ha ragione (solo uno), perfettamente ragione. Mi sa che è un po’ come quella cazzata dell’albero che cade in mezzo alla foresta e fa rumore. O si fa male, non ricordo. 

Vabbè, chi se frega, si parlava d’altro, lasciamoci coinvolgere attivamente da questo nuovo internet e via…

 

 

 

 

EDIT: Ovviamente scherzavo. Ora ho sia Netflix che PrimeVideo. Non farò più niente di costruttivo nella mia vita!

 

 

 

 

 

 

 

*Sparse nella rete ci sono un sacco di cose varie, video sparsi, scritti strani, tentativi più o meno riusciti di fare arte, canzoni. Però UNO non li ho caricati io quindi non vale, DUE a parte due-tre cose (tipo questa canzone del mio ormai vecchissimo gruppo) è tutta roba tranquillamente dimenticabile. 

          

 

 

 

 

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Qualche informazione su Francesco

Francesco Curti nasce nel 1984 a Bracciano, paese pieno di baretti alle porte di Roma.

Cresciuto tra Master System, scout e musica punk, passa gran parte della sua adolescenza a suonare il basso nei peggiori locali della contea e a sognare un futuro da nomade digitale. Oltre a nutrirsi in maniera ingorda di tutta la cultura pop anni '80 (e un pochino di quella degli anni '90 ma giusto qualcosina perché, ricordiamoci sempre, quelli erano gli anni delle terribili boyband) che comprende film, musiche e libri di inarrivabile bellezza.
In seguito si laurea in “Lettere e comunicazione”, all'epoca andavano di moda 'sti mischioni tra facoltà che facevano tanto figo, e passa da un lavoro all'altro dimostrando una forte predisposizione al lavoro di squadra e al farsi pagare in visibilità.

Nel 2015 si concede una lunga parentesi australiana e proprio durante questa esperienza Francesco decide di narrare le sue vicissitudini attraverso un blog, diaridiburro.wordpress.com, che gli darà un sacco di soddisfazioni e lo farà litigare con un cinese.

Nel 2017 Francesco Curti va a vedere i Guns'n'Roses.

Favole felici per bimbi bravi vol.1 è la sua prima opera pubblicata. Come suggerisce il titolo stesso, Francesco sta lavorando alla seconda parte.

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