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Poco fuori la grande metropoli, a ridosso del grande porto, vi era la bellissima villa di Jack Trita, noto boss della malavita locale. Partito praticamente da zero, in poco tempo grazie a illeciti di ogni tipo aveva accumulato una vera e propria fortuna guadagnandosi il rispetto e l’ammirazione di tutti. Soldi sporchi, eliminazione dei nemici commerciali, tangenti di ogni tipo, legami coi business più marci. Eh sì, Jack Trita non si era mai fatto mancare nulla nella sua vita. La sua anima era marcia, corrotta dall’avidità più sfrenata e dal desiderio di prevaricare il prossimo usando ogni mezzo. Jack Trita rubava, umiliava, truffava. E pagava i suoi dipendenti con le ritenute d’acconto.

Il suo ruolo di boss gli aveva dato moltissime soddisfazioni ma in cuor suo sentiva che non era abbastanza. La sua visione sulle interazioni sociali e il suo egocentrismo mal si legavano con il resto della società, ancorata a concetti secondo lui superati quali bontà, solidarietà, pietà, e questo lo frustrava. Il mondo era troppo buono, doveva assolutamente impiegare le sue energie per cambiare le cose.

Non fu di certo il primo a volere una cosa del genere, molti suoi piccoli colleghi si erano già da tempo iscritti a qualche partito politico ma lui era Jack Trita, il male fatto uomo e mai si sarebbe messo nel loro stesso piano. Lui guardava in alto, al punto tale da fondare il suo personale “club dei malvagi”, un esclusivo club che raccoglieva i personaggi più cattivi che il mondo avesse mai ospitato. Erano 4, lui, presidente fondatore e CEO, più altri tre.

Robert Spicciolo, assassino mercenario con all’attivo diverse stragi e omicidi di vari capi di stato, Ben Polloh, hacker professionista in grado di penetrare anche i sistemi informatici più complessi e poi lui, la persona più temuta in tutta le regione, Paolo il vigile, anche lui passato al lato oscuro.

Alla fine di maggio Jack Trita convocò in gran segreto il “club dei malvagi” nella sua villa per una riunione straordinaria. Era una notte buia, piena di nebbia e pensieri cupi, quando i tre loschi figuri si presentarono carichi della tipica ansia che la situazione richiedeva.

Una volta fatti accomodare, i malvagi membri si trovarono seduti attorno ad un grosso tavolo quadrato pieno di scartoffie, grafici, analisi commerciali e qualche foto porno per rallegrare l’ambiente. Ben Polloh, Robert Spicciolo e Paolo si stavano scambiando sguardi dubbiosi, sfogliando qualche documento senza attenzione, in attesa che il capo iniziasse a parlare. Ma Jack se ne stava lì, immobile e silenzioso a guardare il suo cellulare, senza reagire, e così fu per qualche interminabile minuto.

A rompere il ghiaccio ci pensò Polloh.

  • Questi grafici non sono pessimi, la situazione non è male come immaginavamo

  • Vero – interruppe Jack, che finalmente aveva deciso di intervenire – ma abbiamo un sacco da lavorare ancora…e soprattutto… – alzandosi rabbioso – abbiamo questo grande problema da sistemare!

  • Pandaman! – Esclamò scocciato Ben

  • Esatto, quel maledetto. Ultimamente ce lo troviamo sempre più spesso tra i piedi, nell’ultimo mese abbiamo perso 20 uomini tra i migliori che avevamo. Forse però ho un’idea per toglierlo di mezzo… Ma vi dirò tutto a tempo debito. Ora dobbiamo pensare a un nuovo colpo per finanziarci…

Passarono da quell’incontro un paio di mesi.

Paul J. Frascati, assieme alla sua inseparabile compagna di vita Sophie, stava entrando dentro un grazioso ristorantino del centro per concedersi una piacevole e romantica serata. La sua doppia vita, perché sì, Paul Frascati nell’oscurità prendeva le sembianze di Pandaman, stava mettendo a dura prova quella sua relazione sentimentale. Una serata di svago gli ci voleva.

Guardate non è mica facile andare a lavorare di giorno, staccare, mangiare qualcosa e subito a saltellare con la pancia piena per i tetti in cerca di cattivi. Il tutto poi senza mai dormire. – Stasera niente inseguimenti, niente di niente. Se accade qualcosa ci penserà la polizia, sono pagati per questo. Oggi saremo solo io e Sophie – si ripeteva con gioia.

Tra una portata e l’altra i due si scambiavano sguardi languidi, si toccavano le mani delicatamente e sospiravano frasi smielate da quattro soldi. Erano proprio innamorati. Tutto sembrava procedere liscio ma a un certo punto il PandaTelefono, un normale smartphone con la cover pelosa, iniziò a squillare. Era la polizia.

  • Pronto, commissario – rispose un po’ scocciato Paul – sono a cena, potrebbe richiamare più tardi?

  • Mi spiace interrompere questo momento, ma è appena successa una cosa gravissima!

  • In realtà oggi avrei voluto prendermela tranquilla. Sa, sono un po’ stanco.

  • Ascoltami, alcune persone hanno fatto irruzione nell’hotel centrale. Hanno degli ostaggi. La polizia è gia sul posto ma i terroristi vogliono trattare solo con te! Non sentono ragioni…

  • Con me?

La chiamata venne interrotta. Paul era molto scocciato da quella conversazione ma si trovò moralmente obbligato a intervenire.

  • Scusa Amore, devo andare.

  • Capisco, ho ascoltato la conversazione. Va, mio dolce Pandaman. Non ti preoccupare, pago io qui…

Dopo essersi messo il suo costume e preso la sua PandaMobile, una macchina futuristica piena di gadget, armi e dolciumi sul cruscotto, Pandaman partì. Arrivato davanti al Grand’hotel vide tanti agenti di polizia e un sacco di curiosi in attesa di azione.

  • Pandaman, finalmente – Gli venne incontro un commissario tutto sudato.

  • Chi sono?

  • Il peggio che potevamo immaginare, è il “club dei malvagi” al gran completo. Hanno detto che vogliono parlare solo con te, altrimenti uccideranno tutti gli ostaggi.

Pandaman senza indugi sparò un rampino sul muro e prese il volo per entrare da una finestra.

Il terzo piano era stato messo a ferro e fuoco. Le porte delle camere era state tutte sfondate male, qua e là qualche piccolo oggetto, come lanterne, quadri e valigioni vuoti, era stato accatastato e dato alle fiamme rendendo l’aria fumosa e quasi irrespirabile. Pandaman analizzò con sguardo virile la situazione e seguì il lungo corridoio, accertandosi che nelle stanze non ci fosse rimasto nessuno, per poi prendere le scale d’emergenza e scendere nei piani inferiori.

Arrivato di soppiatto al secondo piano la sua attenzione si concentrò su un suono proveniente da una delle stanze. Era una stampante in funzione. Uhm, bizzarro. Affacciandosi vide Robert spicciolo armeggiare con un pc e senza proferire parola gli si pose davanti. Il malvagio, impreparato all’incontro e terrorizzato come poche volte nella vita, iniziò a gridare parole incomprensibili e prese una grande accetta. Nacque una breve colluttazione. Pandaman schivò i primi colpi senza troppi problemi e reagì con potenti pugni. Tutto quello presente nella stanza veniva piano piano distrutto dai colpi dei due e, passato qualche minuto, nessuno sembrava cedere. Almeno fino a quando il supereroe riuscì a bloccare il nemico, sollevarlo di peso e a scaraventarlo brutalmente fuori dalla finestra.

  • Fuori uno! – esclamò con voce ferma guardandosi attorno.

Pandaman corse verso il piano terra ma venne accolto sulle scale da una raffica di mitra che per poco non lo uccise. E meno male che volevano parlare. Ma Ben Polloh aveva mancato il suo bersaglio e questo fu il suo ultimo errore, visto che l’eroe, notoriamente un tipo abbastanza permaloso, lo afferrò rabbioso al collo e lo impalò con uno scopettone trovato in un ripostiglio vicino.

Ormai il club dei malvagi era stato dimezzato, mancavano solamente altre due persone.

Scese ancora, arrivando al piano terra. Ad accoglierlo nella grande hall dell’albergo vi trovò Jack Trita, armato di un Ak-47 vintage, assieme a decine di persone sdraiate e visibilmente terrorizzate.

  • Ti aspettavo, Pandaman.

  • Io sono qui. Libera gli ostaggi.

  • Certo.

Con molta delicatezza chiese agli ostaggi di alzarsi e di uscire. Il supereroe rimase molto colpito dalla situazione, il tutto sembrava particolarmente strano, e mentre osservava questi poveri uomini correre all’impazzata verso l’uscita si chiedeva il motivo di tanta clemenza. Una volta normalizzata la situazione Pandaman proseguì a camminare verso di lui.

  • Li hai davvero liberati. Cosa c’è sotto? – Gridò puntando la panda-pistola diretta nella faccia del nemico.

  • Non così in fretta, Pandaman! Fossi in te abbasserei quell’arma.

A parlare era stato Paolo, spuntando quasi magicamente da dietro una colonna.

  • Pandaman, prima di fare azioni avventate non vuoi prima vedere come sta messa la tua automobile? – Domandò concedendosi una finale risata sguaiata.

  • Cosa gli hai fatto, mostro!

  • Perché non vai a controllare? Fai con comodo, noi ti aspettiamo qui…

Pandaman, preso da mille ansie corse fuori l’albergo e, tra gli sguardi perplessi dei poliziotti in attesa di istruzioni, raggiunse la sua automobile. Davanti a lui un centinaio di multe accatastate sul tergicristallo. Divieto di sosta, eccesso di velocità, guida senza cinture. Non mancava davvero nulla.

Dopo aver lanciato al cielo un urlo terrificante, preso da ira infinita corse dentro l’hotel. E senza dare il tempo a Paolo di reagire gli fracassò ripetutamente il cranio con violenza.

  • Ora basta, amico mio – lo interruppe sorridendo Jack – non lo vedi che è morto da venti minuti?

  • Adesso tocca a te – rispose con gli occhi carichi di odio Pandaman.

  • Puoi anche uccidermi, se vuoi. Non ci metteresti molto. Ma poi come le paghi tutte quelle multe? Non mi pare tu abbia tutti questi soldi…

Avvelenato come mai nella vita Pandaman si volatilizzò nel nulla per poi riapparire qualche minuto dopo alle spalle del capo dei malvagi.

  • Pandaman, pensavo fossi andato via. Vuoi ancora uccidermi? – Sospirò Jack Trita alzando le mani al cielo.

  • No! Ora che non hai più i tuoi compari ti servirà qualcuno.

E Pandaman gli consegnò il curriculum che aveva appena stampato al secondo piano.

Due cose su Francesco

Francesco Curti nasce nel 1984 a Bracciano, paese pieno di baretti alle porte di Roma. Cresciuto tra Master System, scout e musica punk, passa gran parte della sua adolescenza a suonare il basso nei peggiori locali della contea e a sognare un futuro da nomade digitale. Oltre a nutrirsi in maniera ingorda di tutta la cultura pop anni '80 (e un pochino di quella degli anni '90 ma giusto qualcosina perché, ricordiamoci sempre, quelli erano gli anni delle terribili boyband) che comprende film, musiche e libri di inarrivabile bellezza.
In seguito si laurea in “Lettere e comunicazione”, all'epoca andavano di moda 'sti mischioni tra facoltà che facevano tanto figo, e passa da un lavoro all'altro dimostrando una forte predisposizione al lavoro di squadra e al farsi pagare in visibilità.
Nel 2015 si concede una lunga parentesi australiana e proprio durante questa esperienza Francesco decide di narrare le sue vicissitudini attraverso un blog, diaridiburro.wordpress.com, che gli darà un sacco di soddisfazioni e lo farà litigare con un cinese.
Nel 2017 Francesco Curti va a vedere i Guns'n'Roses.
Favole felici per bimbi bravi vol.1 è la sua prima opera pubblicata. Come suggerisce il titolo stesso, Francesco sta lavorando alla seconda parte.

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