Menu

La donna si sveglia.

Succede spesso quando la brezza entra dal balcone e le arriva sulla pelle nuda delle braccia. E’ una sensazione piacevole, soprattutto in questo periodo dell’anno, che assomiglia tanto all’estate (ma non lo è).

Apre gli occhi lenta, giusto per guardarsi attorno qualche istante; e, d’istinto, allunga una mano verso suo marito. Ma quando lo fa suo marito non c’è.

“Abel…”.

Voce assonnata. Apre gli occhi e trova il letto vuoto. Sta dormendo da sola, e sta dormendo da sola da molto, perchè il cuscino è freddo.

Quando se ne rende conto, la donna sospira. E poi si alza e si infila la vestaglia.

E sa già dove andare; già: in silenzio, camminando a piedi nudi, attraversa il corridoio. Sa talmente bene dove deve andare che si può permettere di fare una piccola sosta. Si affaccia nella stanza delle ragazze e trova Isabel, Olivia e Julia che dormono. Dormono davvero bene. Accidenti, Olivia russa che è una bellezza.

Si ferma nella stanza solo qualche secondo, perchè di tutto ha voglia tranne che di perdere tempo. Le manca già il letto comodo. E’ tornata troppo tardi per non voler rimanere a dormire sino a mezzogiorno.

Sono le quattro. E’ troppo presto per alzarsi, no?

Così, svelta scende le scale e va dritta verso l’unica luce accesa della casa. Mentre entra sa che due sono i casi: o troverà Abel in preda a qualche incubo dal quale dovrà consolarlo, oppure lo troverà a bere di nascosto.

Poi c’è la terza opzione, certo: entrambe le cose. Come stanotte.

Attende un po’ prima di parlare, perchè lo vuole osservare bene mentre fissa il vuoto, seduto sul divano, col bicchiere di rum in mano. Pensa a cosa dire, poi spera di non litigarci.

“Che succede?” sussurra, mentre si accuccia sul divano, poco lontano dall’amore della sua vita. “Eh? Brutto sogno?”.

Abel Guitierrez non la guarda neanche. Continua a fissare la finestra che da sul porto. Due navette da ricognizione si stanno alzando proprio in questo momento, e sono un bello spettacolo.

“Abel?”.

“Vi è schizzato il sangue in faccia…” sussurrà il Capocaccia, mentre si appoggia il bicchiere vuoto sulle ginocchia. “Il sangue in faccia…”.

“Succede, non è importante. Era di qualcun’altro, che purtroppo è morto, non il nostro. Tranquillo…”.

“Era talmente vicino, quel sangue, che la pallottola poteva…”.

“Non era per noi. Era per quella donna. E io e Isabel stiamo bene. Punto. Non si vive bene così. Non si può, Abel”.

Lui la guarda, finalmente.

Stringe i denti, e quasi si vergogna di quella scena. Non può cedere. Non lui. Lui deve essere fermo. Lui deve essere forte. Deve essere la roccia del gruppo. Non si può permettere sbagli.

Una volta riusciva a non avere paura della battaglia e a spingere i suoi a sfidare la morte. Oggi non ci riesce, no.

Non più.

E lei non riesce a fargli capire che non fa niente. E che è orgogliosa di lui e che non deve aver paura.

Non può dirglielo. Non oggi. Non dopo quello che è successo dai Tanni, perchè Abel fa tutto quello che fa per loro e basta. E, se non riesce a proteggerle, muore dentro.

Anna sospira. Poi goffa va verso di lui e tende le braccia. Stringe la testa di suo marito e gliela fa appoggiare sulle sue ginocchia. E comincia ad accarezzarlo, e a sussurrargli che tutto va bene, anche se lo sente tremare. Lui ha paura per la donna e la figlia che ama. E vuole piangere.

Isabel è fuori dalla stanza, e spera di non essere scoperta. E li ha origliati.

Piange.

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]

Due cose su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

Vedi tutti i post
No Posts for this author.

Le recensioni di questo racconto