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A dire il vero non ho mai capito se si tratta di una passione o di una mania. Siamo davvero tanti e ogni volta impiega interi pomeriggi per farlo. Di sicuro è un’attività certosina. Sistemarci e spostarci, cambiando il criterio di ordinamento con cadenze casuali ma frequenti. Per autore, secondo il colore della copertina, per editore, per anno di stampa, in base all’altezza, allo spessore, secondo l’umore del momento. Svuota i ripiani e poi, canticchiando, riprende a caricarli. Ma… non mi sono ancora presentato e non sapete ancora perché sto raccontando questa storia.

Piacere cari lettori, mi chiamo Marcovaldo, sono un volumetto edizione Einaudi, del grandissimo Italo Calvino. Un’edizione recente 2014, ennesima ristampa.

Prima di proseguire, raccontandovi la storia del mio viaggio, rubo ancora qualche battuta al contest per presentarvi la mia proprietaria (mi perdonino i puristi della scrittura per questo trucco narrativo). La chiamerò Ludmilla, solo per questioni di privacy. Ludmilla lavora nell’ambito dell’editoria e come avrete capito è un’appassionata di libri. Ormai ha trent’anni da più di qualche mese. Mi piace definirla una bibliofila, seriale e compulsiva (termine ormai abusato dai reality).

Sono entrato in casa sua nell’estate del 2015 ed ha finito di leggermi circa un anno dopo l’acquisto, in viaggio tra Anguillara e Roma. Non che sia così lenta o che io sia “Alla ricerca del tempo perduto”! Ci sono due velocità differenti: quella d’acquisto, superiore di quella di lettura. Comunque, una volta iniziato, sono stato circa una settimana nella sua borsa, insieme a mille altre cose che le donne portano in quel pozzo senza fondo. Devo ringraziare la sua meticolosità se non sono mai stato spaginato del tutto o ripiegato in forme poco consone nonostante il mio essere edizione tascabile.

In questi tre anni ho cambiato molte posizioni sulla libreria. Ma non è di questo che voglio parlarvi, piuttosto del viaggio fantastico che ho fatto prima di ritornare a casa. Stenterete a credere a quello che tra qualche riga leggerete (e fate bene perché vi assicuro che pur di vincere questo contest, il mio autore ha inventato tutto di sana pianta).

Bene, adesso cancellate la frase tra parentesi appena letta e immergetevi nel racconto dedicato al viaggio.

Ludmilla, dopo anni passati a recitare il ruolo di brava figliola, finalmente e faticosamente (due avverbi consecutivi, nelle scuole di scrittura creativa mi taglierebbero un dito) è riuscita a guadagnarsi l’autonomia per andare a vivere da sola. Il trasloco è un momento delicato, per gli esseri umani, ma anche per tutte le loro suppellettili e le cianfrusaglie varie che si spostano, da una casa all’altra, nonostante la loro inutilità.

Uno studioso (o forse ricordo male e il prossimo periodo si è formato solo nella mia mente) diceva che da come si compongono gli scatoloni si potrebbe dedurre la personalità di una persona.

Noi libri siamo stati adagiati con cura dalla nostra proprietaria in enormi pacchi di cartone. Quel cartone spesso e marrone, di tipo industriale. Ogni pacco pesava più di venticinque chili. Aniello, energumeno lucano, specialista del settore, ci ha caricato sul furgone gettandoci dentro come fossimo cuscini di piume. E così tra un lancio ed un altro, un pacco, proprio il mio pacco – un caso ? –  si è aperto lasciandomi cadere. Il primo pensiero è stato per Ludmilla: adora ogni suo volume come fosse un figlio. Il traslocatore, senza scomodarsi troppo, ha accomodato il pacco con abbondante nastro adesivo. Peccato non abbia notato che insieme ad altri due piccoli tomi (per la cronaca Il Sole Nudo di Asimov e Mr. Vertigo di Auster) eravamo rimasti a vagare per il furgone. Io mi ero andato a infilare proprio dietro la ruota di scorta. Dopo aver caricato tutto il resto e scaricato qualche ora dopo nell’atrio della nuova dimora di Ludi, consegnando gli altri due libri, non me, l’uomo ha intascato la sua ricompensa a nero, ha salutato ed è rincasato.

L’indomani mattina lo attendeva un trasloco lungo. Una santona dell’Eur che si trasferiva con tutta la famiglia nell’hinterland milanese per una trasmissione di una tv locale. Ed io? A respirare odore di pneumatico stantio. Ho passato tutta la notte disteso nella lamiera insieme alla ruota e al nastro adesivo.

Lottavo con il tempo nel buio, sperando, ad ogni rumore di svegliarmi dall’incubo. E così è passata tutta la notte. Non ho visto la luce fino all’all’arrivo a Rho. Aniello non è un grande autista. È tutto freno e acceleratore, senza soluzione di continuità. Ed io ad ogni brusca inchiodata finivo da un lato all’altro del cassone. Ad ogni colpo i miei spigoli diventavano sempre più arrotondati (che detta così potrebbe sembrare anche una cosa positiva, ma per me erano colpi dolorosi). È stato come viaggiare in uno di quei vecchi treni con i sedili di legno (Qualcuno potrebbe obbiettare che io non posso avere ricordi e che non posso vivere sensazioni. Siete mai stati dei libri? Allora non ponetevi queste domande!).

Quando la portiera del furgone si è aperta sono rimasto sbalordito. Ad attendere il mezzo c’era una matrona enorme, che ha pagato Aniello con un sacchetto di monetine da cinquanta centesimi. Tra un pacco e una valigia, il traslocatore mi ha notato e senza porsi alcuna domanda mi ha deposto su una pila di altri volumi di esoterismo. Non li conoscevo. Ludmilla non possedeva in casa nulla sul genere e onestamente la cosa mi metteva in soggezione. Ho sperato fino alla fine in un intervento sovrannaturale o almeno umano (anche tu autore di questo racconto, potevi intervenire…). Ma nulla. Eccola. Ecco le sue mani costellate di anelli dorati. Le sue dita callose e finemente dipinte di smalto azzurro. “E tu? Da dove salti fuori?” . Ero ormai rassegnato a passare buona parte della mia vita in una rude cantina lombarda.

Mi sbagliavo. In qualità di Marcovaldo dovevo immaginare che la vita riserva sempre soprese. In cantina c’erano molti altri libri. Verne, Salgari, addirittura una vecchia edizione di Orgoglio e Pregiudizio.

Ho passato con loro una piacevole settimana prima di essere scambiato per 2 euro in una libreria che effettua compravendita di libri usati. Il figlio della Maga Ines per ricavare qualche soldo ha svuotato la cantina. 2 Euro, ci pensate! Le mie quotazioni erano in caduta libera. Devo però ammettere che anche le giornate in libreria sono state fantastiche. Centinaia di migliaia di altri libri. Usati. Ognuno con la loro esperienza passata. Ed anch’io. Con il mio surreale viaggio che a quanto pare non era ancora terminato. Un lettore sulla trentina sembrava sbalordito di trovarmi lì, relegato tra il 3 x 5 euro. Continuava ad agitarmi, mentre decideva quali altri due volumi avrebbe acquistato con me, prima di fiondarsi su un Buzzati di cui non ricordo il titolo e il Vecchio e il Mare. Non era Ludmilla, la mia Ludmilla, ma forse la mia quaresima giungeva al termine.

Purtroppo era un’illusione. Fuori dalla libreria sono stato catapultato in un vortice di eventi inaspettati.

Ah Italo, perché hai così contaminato colui che in questo momento sta battendo sulla tastiera questo racconto?

Quell’uomo, di cui non ho nemmeno scoperto il nome, era un accanito book-blogger. E così sono finito in un Giveaway insieme con una matita e una tazza! (si dice così? Intendo quei concorsi in cui lasci un commento su Instagram e può vincere qualcosa!)

Il testo del vincitore recitava così:

“Notti magiche inseguendo un book, sotto il cielo di un’estate italiana!”.

Che pena! Che tristezza. La nazionale non partecipa nemmeno ai mondiali. Altro giro altra tappa.

Stavolta sono stato spedito, tramite posta celere, fino a Savona, Albissola per la precisione. Le manine curiose del vincitore, Ermes, hanno scartato il dono e mi sono ritrovato nell’appartamento di uno studente invaso da fumo di hashish e musica indie. Ho passato notti stupefacenti in quel posto, avvolto da profumi d’incensi orientali e odori maldestri di cani poco lavati. Devo ringraziare una sua amica, una certa Lotaria se il mio viaggio non si è fermato con le good vibration giamaicane di casa Marana. Questi giovani di oggi ne sanno una più del diavolo.

La ragazza era cultrice della pratica del bookcrossing e non ha perso tempo. Aveva in borsa un almanacco della musica punk che ha usato per barattarmi. Lotaria mi ha divorato in un pomeriggio, ma è stato un rapporto occasionale. Un bacio fugace. Infatti, prima di sera, mi ha abbandonato sul sedile del regionale diretto in Toscana. Ho passato una notte presso il deposito di Siena. Il pulitore di turno era distratto dalla partita tra Belgio e Panama per notarmi. Così, l’indomani mattina, ero ancora una volta on the road anche se sempre più sfatto e ormai annoiato per non avere una meta stabilita.

Mi sono lasciato andare a pensieri funesti come quello di finire in un rogo o peggio ancora riciclato nel bidone del rusco indifferenziato.  Una mano. La fine o solo un’altra tappa?

Finisco in uno zaino. Non riesco a vedere null’altro che un sacchetto di mele essiccate e una bottiglia contenente un liquido che potrebbe essere del the verde. Decido di abbandonarmi a me stesso. Quando riapro gli occhi, sono sul crinale di una verde collina, tempestata di ulivi e vigne, interrotta solo da una strada in selciato. Un paesaggio mozzafiato. Chi conosce le gesta del personaggio narrato tra le mie pagine, può immaginare lo stupore e le mille avventure che potrebbe vivere in un posto così, anche solo per una gita fuori porta. Il lettore si è preso cura di me. Mi ha sfogliato senza ferocia, ed ha deciso di leggermi sdraiato sotto il sole stanco di luglio, all’aperto.

“Come hanno potuto lasciare questo libro in treno. Devono averlo perso, un Calvino è per sempre, non si abbandona. Tornerò sul treno, magari il proprietario vedendolo tra le mie mani lo riconosce e posso restituirlo.”

Quanta poesia. E così avvenne.

Quello che leggerete sarà un rapidissimo micro-racconto nel racconto.

Fu proprio Lotaria ad avvicinare il lettore, complimentandosi per aver trovato il libro e raccontando dello scambio a casa di Ermes Marana. Insieme tutti e tre contattarono il bookblogger, cosa molto semplice nell’era digitale e scoprirono l’acquisto presso la libreria. I commessi furono invece più restii a indicare chi aveva venduto il libro (ma avevano le transazioni per il pagamento); coinvolti in questo backtohome a ritroso furono presto contenti di dare una mano. Chi lavora in una libreria per forza di cose ama i libri e questo tipo di storie. E così il figlio della Maga Ines fu contattato. Era in Tibet a scalare un ottomila. Ma fu lieto di lasciare l’indirizzo della mamma. La maga, guardando nella sfera di cristallo non riuscì immediatamente a trovare l’origine del libro, ma dopo diversi tentativi con fondi di the e tarocchi, ricordò la faccia di Aniello e pensò che il buon meridionale potesse far parte della task-force. Aniello ricordò immediatamente la scena del lancio degli scatoloni pieni di libri. Certo, conosceva quella che poteva essere la prima proprietaria del libro. E così esattamente un mese dopo il trasloco, un mese dopo l’inizio dei mondiali (prima della finale), tornavo nelle mani della mia adorata Ludmilla.

Vi avevo avvertito che non avreste creduto al mio racconto. Ma ditemi, cosa ho scritto di così impossibile?

Esistono libri che si perdono nei traslochi, esistono libri scambiati in punti vendita, esistono il crossbooking, il giveaway e anche i bookblogger. Certo la combinazione di caso e incastro creata dall’autore sembra poco casuale, ma un loop dell’autore di questo racconto è “Nulla è reale tranne il caso”.

Ludmilla fu davvero lieta di aver ritrovato il suo amato libro, fu contenta di aver aumentato il numero dei suoi amici – con cui fece una foto che tiene incorniciata sopra la libreria – ed esattamente quattro anni dopo, durante la partita di apertura dei mondiali, sposerà il lettore con cui continuerà meticolosamente a sposare i libri, di casa in casa e a riordinarli sui ripiani di una libreria.

Qualche informazione su inverosimilmente

Mi chiamo Salvatore Improta, (on line con il nickname Inverosimilmente). Sono nato a Napoli nel 1979, vivo a Bologna dal 2001 e lavoro a Rimini dal 2015 come responsabile di Sistemi di Gestione. Sono un accanito lettore, figlio di un litografo - casa dei miei genitori è invasa da carta stampata. Tra i miei autori preferiti... Saviano, Auster, Fante, Ammaniti, Brizzi...mi fermo solo per questioni di spazio.
Mi sono avvicinato giovanissimo alla scrittura, in primo luogo di racconti brevi.
BRUCIA è il mio secondo romanzo (il primo ad essere pubblicato) è disponibile dal 15 novembre tra gli e-book della grande famiglia Geeko!

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