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L’uomo che aprì la porta in vestaglia stava soffrendo tutte le pene dell’inferno per essere stato buttato giù dal letto a quell’ora; dalla sfarzosità della vestaglia e degli interni dell’appartamento sembrava il tipo in grado di far passare problemi anche agli sbirri che lo avessero urtato con una cazzata come quella.

Era un preside di scuola. Era stimato. Era ben messo economicamente, e da non far arrabbiare.

Doveva usare le maniere pesanti. Con stile, ma maniere pesanti.

“Preside Loquenzi?” sibilò, alzando il distintivo della sezione K.

Quando il preside vide la civetta sormontante la svastica brillare nel buio e sparire subito dopo subito tutta la sua voglia di protestare sparì. E guardò il poliziotto con uno sguardo inquieto. Gli ci volle qualche secondo per riordinare le idee. E per trovare il coraggio.

“Sì, Ispettore?” sibilò, guardando l’uomo che aveva davanti.

Un anziano cacciatore di oppositori politici. Minimo sessantacinque-forse settant’anni.

“Che succede? È… cosa…”

“Signor preside, in ottemperanza alle direttive sule indagini speciali della Sezione Politica vi chiedo per favore di farmi entrare per portare a termine un’indagine di polizia, protocollo A69421, autorizzata dalla legge 28 dei tribunali speciali di investigazione, così come varata dalla sentenza 9-A-21 del quattro aprile 2097, Anno Due del Nuovo Ordine, secondo la direttiva E-225 del Sacro Ordine, sulla base della direttiva A-91 dell’ufficio politico del Sacro Nuovo Duce. Voi, in quanto Pubblico Ufficiale, iscritto all’ordine degli insegnanti del Sacro Ordine Fascista, riconoscete l’importanza dei suddetti editti così come prescritto dal Regolamento Ministeriale emesso con Direttiva Ufficiale il sedici luglio 2099?”.

Il preside rimase fermo, tremando per mezzo secondo, prima di ricordarsi che il suo rango doveva spingerlo a sfidare la paura.

Perché in caso contrario sarebbe stato uno stupido.

“Ma certo, Ispettore…” rispose, annuendo.

“Fai l’uomo…”.

“E ora prego” continuò, facendogli largo. “Da questa parte…”.

***

La poltrona sul quale il preside lo fece accomodare era comoda e soffice, e lo sbirro, dopo una giornata del genere, era quasi pronto ad addormentarsi.

Da quante ore era in piedi? Troppe, e nel frattempo aveva ucciso un uomo, salvato una ragazzina, conosciuto un nuovo mostro della città, aveva sbirciato dentro ben due appartamenti.

E ora era di fronte a quello che sembrava un vero pezzo grosso, nervoso per la sua presenza; nervoso, perché sapeva che il tipo al quale Dante Closardi rubava costantemente l’identità per quelle azioni di spionaggio avrebbe comunque potuto spedirlo in un campo di rieducazione militare senza problemi.

Non gli piaceva quella vita; c’era solo l’immagine della famiglia morta, e di quella scomparsa, a farlo scattare.

“Verrò subito al dunque, data l’ora tarda: i Battisti, vostri vicini di casa. Cosa può dirmi delle loro ultime mosse?”.

Alle parole dell’anziano ispettore, il padrone di casa raggelò, rimanendo a bocca aperta. In un momento, nei suoi occhi, soltanto orrore.

“Loro… loro sono sospettati di un reato politico?!”

“Spionaggio, signor preside. La famiglia Battisti, secondo le nostre informazioni, lavorerebbe per un gruppo terroristico… terribile, vero? Non conosciamo ancora la matrice di questi atti eversici, ma sospettiamo possa trattarsi di un gruppo liberale. Cosa sapete dirmi degli ultimi spostamenti di queste persone, signore?”

“Ispettore, deve esserci per forza un equivoco… i Battisti sono… insomma, io e la mia famiglia li conosciamo da anni, hanno sempre vissuto una vita regolare, nessuna strana diceria, nessuna stranezza…”

“Signor preside, sapete bene che il compito delle cellule silenti è appunto quello di far perdere le proprie tracce, e di agire solo al momento dell’azione, magari un omicidio politico… insomma, è il loro mestiere, la loro missione”

“Ma, il bambino…”

“Forse l’hanno affidato ai nonni, forse a una famiglia di amici…”

“No, affatto. I Battisti sono andati via di casa ieri, in mattinata, portandosi quasi nulla, e portando con loro il bambino. Non so dove possano essere andati, sia chiaro… anche se…”

“Anche se? Vi prego di non farmi perdere tempo, signore. È necessario  individuarli e raggiungerli prima dell’alba, prima che possano fare del male a qualcuno, fosse anche al bambino, signore. Chissà cosa possano avere in testa…”

“Beh, ascoltate, negli ultimi tempi i Battisti hanno stretto rapporti molto solidi con un vecchio amico di famiglia dell’uomo, sembra. Un uomo molto elegante, che si è insediato nel quartiere da poco. Ha un attico poco distante da qui, frequenta la parrocchia. Venendo meno a qualche norma di bon tòn mi sono informato sul suo conto e… beh, si tratta di un commerciante, ha un bel magazzino…”

“E pensate che possa averli aiutati nel loro piano criminale, signore?” sibilò di nuovo Dante, affascinato.

“Beh, è saltato fuori all’improvviso…” rispose l’altro, annuendo. “E… sulla base di quel che mi avete detto, beh… sembra uno sviluppo sospetto, a questo punto…”.

Lo sbirro strinse i denti, sospirando.

“Dove avete detto che si trova questo magazzino?”.

Due cose su Fabio Antinucci

SMM e copywriter @Geeko Editor di giorno, scrittore e supereroe di notte. Scrivo roba horror, fantasy e di fantascienza, leggo e guardo un po' di tutto.

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