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L’esplosione d’una fiamma dondola al vento,

delicata, spinosa, carminia, dipinta.

In silenzio, imprime l’ombra indistinta su antichi muri assolati,

stretta nel pugno chiuso della sua vellutata bellezza.

Il suo cuore pulsante, profumato, sboccia lento,

lento, passo passo,

come il passo dell’edera,

dell’impervia sua ascesa,

sull’umido, ruvido tufo giallo.

All’ombra dei respiri profondi della quercia, senza tempo, senza fretta,

i racconti delle nonne,

cadono inascoltati,

lievi, leggeri,

sul profumo del fieno,

come una verità, una scoperta, un ricordo.

I bimbi, disinteressati e sudati,

indiani dispersi sull’aia, con volti pitturati di terre rosse,

all’inseguimento di galline stupite, pigre lucertole e conigli curiosi.

Disteso, supino, arreso, il segugio si lascia andare infranto sul polveroso, caldo terreno.

Là, l’anima del grano, lascia all’infinito la sua pelle, che ruvida e dorata, erra ripudiata nel vento.

L’orto, al canto del gallo si sveglia,

la sua terra accaldata,

nelle mattine d’estate,

accarezzata da rugiada silenziosa, solleticata dal cristallino rigo d’acqua, che solitario corre, curioso s’insinua, tra i piedi dei germogli freschi disseta.

La vite: L’inebriante sua promessa,

il suo generoso, fervente, vitale prodotto.

La saggezza d’un sentiero:

Il cammino curvo d’un vecchio,

la zappa a spalla,

il solco,

il seme,

la vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

Due cose su SemplicePoesia

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