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  • unapaperaagalla ha pubblicato un aggiornamento nel gruppo Logo del gruppo di Palestra degli scrittoriPalestra degli scrittori 1 anno, 9 mesi fa

    C’è silenzio, ora tra gli infiniti frammenti di luce. Ne vedo impronte ovunque, quasi a voler marcare il territorio. Quasi a voler rimarcare la sua presenza. Come animale notturno che emerge dalla terra, tana delle ore senza quiete di un vivere estraneo a questo luogo.
    Ne sento l’odore forte e selvatico, richiamo scomodo per cacciatori di trofei senza sfide, irresistibile attrazione per cercatori erranti di stelle binarie.
    Ne percepisco il respiro e nel respiro l’eco di una lingua incomprensibile a chi non frequenta solitarie forme di vita. Mi inoltro tra gli alberi, misuro ogni passo mentre calpesto la superficie viva delle ombre. A tratti sento di appartenere a questo microcosmo, ne sfioro i contorni, poi affondo le mani nella consistenza di radici esposte, nel viavai di sentieri legnosi, sottofondo flottante al piumaggio di un verde digradante.
    È un silenzio radioso che trafigge i colori e rivela trasparenze, è lava impalpabile che zampilla ovunque. È un incendiarsi, questo moto ondoso a mezz’aria, una luce inclinata su cui scivola il tempo, attraverso spiragli strappati da risonanze cieche.
    Creo emozioni così, mentre con mano curiosa mi spingo più in là, oltre la soglia spessa di alfabeti sconosciuti, di spazi segreti, di antri sognanti. È un fiorire ovunque di lucciole senz’ali, di polvere di fata, di fuochi magici e di stelle curiose. È energia che fluttua nell’aria, riempie i polmoni, apre la mente all’immaginazione e amplifica le percezioni.
    È un mondo sommerso abitato da sempre da ancestrali creature, dove cercare il proprio respiro. Dove trovare il proprio cammino. È una danza di note questa luce che riempie gli spazi, che ricolma i vuoti e che alleggerisce il cuore.
    Poi, a poco a poco nello srotolarsi della notte, resta l’incanto negli occhi di chi si è lasciato attraversare dalla bellezza infinita delle piccole cose. Piccole come una parola, come la parola giapponese ‘komorebi’. Che pur essendo intraducibile ha provato a raccontarsi fino a qui, disegnando a parole quello stato d’animo che racchiude, arrivando all’essenza percepibile dell’istante in cui essa accade.

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