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Attività

  • Kaharoth ha inviato un aggiornamento 2 anni, 1 mese fa

    Completamente d’accordo con Kipling e Voltaire

    “Non c’è argomento, per quanto complesso e intricato, che non possa essere trattato e spiegato in una sola pagina, sentenziava Voltaire, convinto che un aforisma ben congegnato fosse più esaustivo di un romanzo di mille pagine. Questa filosofia, che scioglie un inno al valore della brevità, venne abbracciata anche da Kipling: in particolare riguardo alle modalità con cui tessere un racconto.

    Nella sua autobiografia, “Qualcosa di me”, lo scrittore e poeta britannico – il più giovane a essere insignito del Nobel, a soli 41 anni – prescrive una ricetta per l’esemplare confezione di un racconto. Dopo averlo scritto, raccomanda, bisogna metterlo nel cassetto. Passata qualche settimana, occorre rileggerlo con in mano un pennellino e una boccetta di inchiostro di china per cominciare a tagliare il superfluo: un avverbio, un aggettivo, anche un’intera frase. A quel punto il racconto va rimesso nuovamente nel cassetto: dopo due settimane il cassetto va riaperto e va riusato l’inchiostro di china, che fa sparire del tutto i tagli. Quando l’autore avrà deciso, con la giusta ponderazione, che non c’è più nulla da togliere, si vedrà che quei vuoti non saranno più vuoti: a riempirli ci penserà il lettore, senza accorgersene.

    Solo grazie alla brevità, saggia e intelligente, dichiarava Kipling, si raggiunge la vera intensità, primo requisito di un’opera che ambisca a essere considerata un capolavoro. E pensare che lo stesso scrittore britannico, all’inzio della carriera, aveva composto racconti lunghissimi, molto apprezzati dagli editori. Ma, dopo un’attenta rilettura, non da lui. Armato dunque dell’inchiosto di china, cominciò a “potarli” e a “sfrondarli”: poco dopo – a dispetto di quegli stessi editori contrari a tale radicale e spietata revisione – Kipling avrebbe guadagnato la fama letteraria.”

    1+
    • @kaharoth riflessione molto interessante sul processo di scrittura, con cui mi trovo abbastanza d’accordo.
      Credo che il lavoro dello scrittore sia assimilabile a quello dello scultore di marmo: da un blocco massiccio bisogna fare un attento e minuzioso lavoro di scalpello per togliere tutto il superfluo e dare forma all’essenziale.
      Come in tutte le cose, ci sono diversi gradi di sintesi e diversi livelli di essenzialità, quindi non si può troppo generalizzare, ma penso comunque che la capacità di comunicare emozioni in modo potente in pochi passaggi sia una caratteristica molto importante per un autore.
      Bella la descrizione delle modalità di scrittura e revisione del testo (il cosiddetto “labor limae”) di Kipling. Cosa ne pensi, @inverosimilmente?
      Grazie per aver condiviso questo pensiero!
      🙂

      • Tanto per rimanere in tema con Voltaire, concludo con questo pensiero:)
        “Le parole sono come il vino, per essere buone devono prima invecchiare nella testa”

      • Eh si @alba! Credo anche io che i testi si affinano e migliorano tagliando. Quando mi confronto con i contest, il fatto di avere un limite di battute è un utile esercizio di taglio del superfluo. E’ molto più facile scrivere non lasciando nulla al caso, riempiendo pagine su pagine che tagliare, ma il taglio lascia spazio alla fantasia. In alcuni casi è meglio lasciare che sia il lettore ad immaginare, in altri una descrizione dettagliata invece può essere importante. Un bel dilemma.