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Attività

  • Fabio Antinucci ha pubblicato un aggiornamento nel gruppo Logo del gruppo di Le serate del martedìLe serate del martedì 3 anni, 1 mese fa

    Domanda tecnica per i partecipanti: ma per voi per un autore è più facile far commuovere o far ridere? C’è sempre, spesso nella recitazione, questo luogo comune, ovvero che far ridere sia facilissimo e far piangere no. Che ne pensate? Vale per la scrittura?
    @vale @mudblonde @inverosimilmente @OrnellaPatrizia
    @unapaperaagalla @Andy @JessicaZanardo @maddalenavalentinah @Laren

    1+
    • Secondo me far ridere è difficilissimo. Io ho più nelle corde racconti seri, seriori o comunque non ironici (che ho scritto ma molto più raramente). Creare cose divertenti, almeno per me è difficilissimo e spesso accade per caso.

      • Io addirittura a volte mi sento in colpa a essere più bravo a fare il malinconico depressoide, e apprezzo tantissimo il modo in cui Douglas Adams o altri autori (penso al Lucarelli più ironico) riescano a essere leggeri e al tempo stesso maledettamente intelligenti! Credo sia un’arte. Ah e lo dico io che, ripeto, sono un tristone, eh! Nessuna polemica o critica verso i racconti, sia chiaro XD

    • Far ridere è a mio avviso molto più difficile. Nella scrittura in particolare manca tutto il non verbale e il paraverbale che enfatizzano gag e battute

    • Mi associo a quanto sopra scritto da @inverosimilmente e @unapaperaagalla (ps come nasce il tuo nick?)

    • Posso rispondere anche io da “outsider”?
      Anche io, come @inverosimilmente, ho più nelle mie corde racconti “seriosi”, più volti a far riflettere o a commuovere (se ci si riesce), ma non mi dispiacerebbe anche scrivere storie più divertenti, lavorando su giochi di parole e fraintendimenti. Chissà…
      In generale, credo che la questione sia soggettiva, dipende dallo stile e dalle attitudini dell’autore.
      Posso anche darti una parere sulla questione della recitazione: posta la considerazione generale che ho fatto sopra e che credo applicabile in linea di massima anche agli attori, io, paradossalmente, credevo di essere più portata per i ruoli drammatici, mentre poi mi sono accorta che era più semplice far ridere.
      Penso comunque che per uno scrittore/attore sia essenziale sperimentare e non chiudersi in uno stile o un genere. Per quanto riguarda la scrittura nello specifico, credo che i contest che proponiamo siano un’occasione ideale per cimentarsi su terreni poco esplorati normalmente (automarchetta finale).
      😀

      • Non ho mai avuto occasione di sperimentare la recitazione, calarsi in un personaggio e un po’ mi manca. Sono curiosa e ritengo che la sperimentazione sia la palestra migliore per riconoscere le nostre attitudini nascoste. Sicuramente la messa in scena dal vivo anziché su carta aiuta a far ridere, io non ho mai avuto successo neanche con le barzellette 🙂

        • @unapaperaagalla io continuo ad essere senza speranza nelle barzellette!
          🙂
          Con la recitazione ci si può buttare in qualunque momento; nel mio caso è stata un’esperienza che mi ha cambiata tantissimo, perché ha tirato fuori lati di me che non conoscevo, oltre a darmi tanti spunti, umani, emotivi, culturali, di riflessione. Credo che influenzi anche la scrittura, perché si tratta di una differente modalità espressiva che apre nuovi orizzonti.
          Fammi sapere quando debutti!
          😀

    • Commuovere è più semplice. Io con la scrittura non riesco a far ridere anche se non mi dispiacerebbe riuscirci.

    • Io ho sempre pensato che far ridere sia molto più difficile che far commuovere, e questo nel cinema così come nella letteratura.
      Tuttavia, se posso scegliere, preferisco suscitare una risata che una lacrima.