Menu

Attività

  • Fabio Antinucci ha pubblicato un aggiornamento nel gruppo Logo del gruppo di Palestra degli scrittoriPalestra degli scrittori 2 anni fa

    Ancora un paio di giorni per partecipare al mini-contest di questa settimana, proposto da @olimpiabrancaleone:
    -Leggete l’articolo sotto linkato;
    -Costruite un breve racconto (massimo un Aperitivo Sprint) che si basi su di esso (potrebbe essere un racconto sulle conseguenze del fatto descritto nell’articolo, o sull’episodio che l’ha generato, o un risvolto inaspettato della vicenda), sulla base del genere che Marianna vorrà assegnarvi.
    Forza, un paio d’ore e il racconto è fatto! 😉

    Qui l’articolo: http://www.repubblica.it/sapori/2018/07/17/news/italia_orti_in_affitto-201637352/?ref=RHPPRT-BS-I0-C4-P1-S1.4-T1
    cont. Marianna caffè letterario

    1+
    • Giorni frenetici di trasloco dell’ufficio e non ho avuto il tempo di scrivere per il mini-contest @olimpiabrancaleone 🙁

    • +++Ora capirete subito che non ho mai letto un horror+++

      La barba incolta, i rivoli di sudore che dalla fronte alta gli scendevano abbondantemente lungo le basette che gli allungavano il viso, le labbra serrate e due mani grandi come badili.
      Boris si era licenziato nell’ottobre del 2014 per seguire la sua più grande passione, coltivare la terra. I nonni avevano un orto che il padre ha ereditato dopo la loro morte ma era solo Boris ad occuparsene.
      Boris era un broker finanziario stufo del suo lavoro e delle preoccupazioni che gli causava, così aveva deciso di licenziarsi. Tuttavia le malelingue lo volevano coinvolto in qualche scandalo.
      Negli ultimi mesi Boris era uscito di scena. Non invitava amici a casa, non frequentava nessuno, nemmeno il suo pub preferito.
      La sua casa, una tipica villetta russa di legno, era circondata da steccati in legno altissimi e alberi foltissimi. Era ormai diventato impossibile notare cosa accadesse al di là della recinzione. I vicini sentivano spesso il rumore di una segatrice, e poco dopo quello del motore di una macchina.

      La puzza di alcol e fumo rendevano la casa irrespirabile. Le persiane abbassate e le tende perennemente chiuse impedivano alla luce di entrare. In cucina, sulle mensole, alcune delle piante carnivore più pericolose sembravano tenerlo d’occhio. Il silenzio che regnava in quella casa non durava mai a lungo, presto delle grida soffocate che provenivano da una stanza sul retro se ne impossessavano.
      Boris provava ad ignorarle accendendo la televisione e alzando il volume al massimo ma anche oggi su tutti i canali non si faceva altro che parlare dei tre bambini scomparsi nelle ultime cinque settimane. La spense subito.
      Tra bottiglie di vodka e posaceneri pieni, Boris fece lo sforzo di sollevarsi dal divano. Indossava la t-shirt macchiata di sangue della sera prima, i jeans strappati e le unghie delle mani marroni di terra.
      Asciugò i rivoli di sudore con la mano sinistra e proseguì verso l’orto. Più si avvicinava più le grida si facevano vicine.

      Prese le chiavi della serra dal porta chiavi da muro e prese a fischiare. Era il suo modo di annunciarsi.

      Dal ripostiglio prese la segatrice e mentre inseriva le chiavi nella toppa, qualcuno lo colpì alla testa con una palo di ferro.
      “Figlio di puttana”, gridò la presenza alle sue spalle.