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Attività

  • Fabio Antinucci ha pubblicato un aggiornamento nel gruppo Logo del gruppo di Palestra degli scrittoriPalestra degli scrittori 2 anni, 1 mese fa

    ESERCIZIO.

    Giusto per iniziare a sgranchirci le gambe: con 15 righe a disposizione, descrivi ciò che vedi dalla tua finestra!

    @vale @inverosimilmente @maddalenavalentinah

    @alessandro-mambelli @esposito-gian @margheritapace @alessandraloreti vi unite anche voi?
    Forza, cominciamo ad allenarci!

    1+
    • Come direbbero gli inglese “Here you go”

      Virginia Woolf diceva che una donna, per scrivere, debba avere del denaro e “una stanza tutta per sé”. Io ho sempre dato molta importanza alle finestre invece. Purtroppo però a Londra, le stanze che non costino un occhio della testa si trovano solo a piano terra o nei seminterrati e non offrono viste particolari. Di solito danno sulla strada o sul cortile interno e nel caso dei seminterrati, beh lasciamo stare.
      Tuttavia, dal mio ufficio la vista è mozzafiato. In queste giornate poi, di estate inaspettata, la luce è meravigliosa.
      E così tra una email e una riunione di lavoro e l’altra, mi piace guardare fuori e posare il mio sguardo sugli alberi spettinati dai colori irresistibili. Tutti di altezza e forma differenti, col vento che prova a spostarli, sembrano danzare tra le casette basse di mattoncini rossi che sembrano uscite da una scatola di Lego.
      Il cielo, con le sue nuvole grandi come non le avevo mai viste, e miracolosamente colorate di rosso, fa da cornice. Una cornice che non trova pace perché continuamente attraversata dagli aerei che vanno verso l’aeroporto di Heathrow da un lato, e verso chissà quali destinazioni dall’altro. E tu lavori e intanto sogni di essere su uno di quei boeing.

    • C’è un albero, fuori dalla finestra. Vorrei davvero dirvi che albero è, ma non sono una cima in botanica: pini, querce, abeti… non fosse per le piante dalle differenze davvero marcate, non saprei davvero distinguerli tra loro. Una cosa è certa: è ingombrante. In maniera prepotente le sue fronte cadenti nascondono all’occhio tutto quello che c’è oltre. Il sole prova a farsi strada nel fogliame, a fare capolino per riscaldarmi mentre lavoro seduto sul divano, ma riesce soltanto a far notare la sua presenza. L’albero è davvero antipatico. Vuole essere l’unico attore sul palcoscenico, attirando tutte le attenzioni, e ci riesce: quando tenti di guardare attraverso di esso, lo sguardo scivola fra i dettagli del fogliame, fra quelli della corteccia, sulle spaccature e le ragnatele che i suoi ospiti continuano a intessere di ora in ora, di giorno in giorno, di anno in anno. I rami sono lunghi; quasi mi bussano alla finestra e d’inverno, quando vento e pioggia sferzano la via, il fracasso può essere infernale. E dall’altra parte dell’albero, direte voi? Beh, dall’altra parte c’è una strada, e oltre la strada la parete di una casa gialla. Fidatevi: lo so perché esco e guardo oltre l’albero, altrimenti questa primadonna qui davanti mi permetterebbe di vedere solo due o tre dettagli del muro, del tutto confusi. Che arrogante! Bello avere un albero di fronte alla finestra, vivo e possente, vero? Sembra quasi di essere in campagna… e invece niente da fare: giorno e notte, le auto sfrecciano rapide diretta verso il centro. Uh, che stress!

    • Un tubo. Non nel senso che “non vedo un tubo”. Vedo proprio un tubo. Il tubo del gas. Giallo. Giallo limone. Porta il gas per il riscaldamento. La finestra è quella dell’ufficio dove passo molta parte della mia giornata. Dove faccio le pause per scrivere, dove ogni momento morto diventa vivo di scrittura. Con il tubo giallo che mi guarda dalla finestra. Adesso ci sono anche delle foglie a fargli compagnia, ma d’inverno è sempre e solo il tubo giallo. Del gas. Un serpente di metano rinchiusuno in una pelle d’acciaio. Non mi dispiace. Sempre meglio che sbarre. Poi ci sarebbero i finestrini del treno, dove scorrono immagini come in un film, ma quelli li condivido con tutti, mentre il tubo del gas, nell’intreccio della mia finestra, è solo mio. IMG_6358