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Amico caro, ascolta cosa capita a non farsi gli affari propri.

 

In autobus spiavo un tizio, con un foglio, una matita, una gomma, ma soprattutto con un’aria afflitta. Sono curioso, gli dico:

Posso aiutarla?

Lui, con un sorriso:

Non puoi, sto sfidando un amico conosciuto in autobus, ma posso dirti cosa si tratta”.

 

Così taglia il foglio in parti uguali. Da allora, in autobus, tutti i giorni, giro anch’io con una matita, sfidando uomini, giovani o no, di cui non conosco più di tanto.  

 

Torno a lui, alla sua proposta: un gioco fantastico!

 

Scrivi un brano, un articolo, un racconto, frasi in rima o solo quanto ti passa davanti agli occhi. Utilizza qualsiasi vocabolo, ogni parola, tutti i sinonimi, i contrari; non ci sono limiti ma un unico ostacolo”.

 

Amico mio, non posso dirti, ora, in cosa sono stato ostacolato; continua il racconto, lo scoprirai quando l’avrai finito, sarà il punto a mostrarlo in fondo alla pagina.

 

Subito, dall’inizio, ho trovato fantastico il gioco. In un attimo una sorta di agonismo sportivo mi ha assalito. Mi ci sono calato, provandolo. Non immagini quanto sia duro. Prova tu, sfidami, non ci sono limiti. Un’unica norma. Continua la scoprirai in fondo al foglio.

 

Scrivi un brano, un articolo, un racconto, frasi in rima, non usando mai una cosa “importantissima”, ai fini non solo stilistici, ma soprattutto grammaticali. Ti assicuro, solo una lunga pratica, affiancata a molti fogli strappati, dovuti alla mancanza di risultato – porta – dopo tanti giri d’orologio (minuti lunghi, vuoti, infiniti) a un risultato fantastico. Quando trovi una parola, la gioia si moltiplica, in quanto il traguardo duro, difficoltoso, arduo, faticoso, si sposta, si avvicina o si allontana a ogni vocabolo. A ogni rigo una conquista, a ogni parola “una” vittoria.

 

Immaginavo la difficoltà di una ripida salita, ma proprio quando non hai più colpi, traducibili in sinonimi o contrari, trovi il punto, tomba di tutto il tuo lavoro. O solo di una tappa, prima di un altro via.

 

Io sono giunto al primo traguardo, il primo foglio. Dopo tanti vocaboli scritti o barrati, composti o ricalcati con la mia matita.

 

“Non manca nulla, o no? Hai trovato l’ostacolo, o no? Guarda in ogni parola scritta fin qui. Notato nulla di strano? Suonano strano i vocaboli, giusto? Ti dico: forma, grammatica, ortografia sono funzionanti: non uno sbaglio.”.

 

Voglio un rigo ancora, prima di portarti al traguardo, allora stringo, tolgo spazi. Un rigo in più. Ancora uno. Ma il foglio, la carta, non sanno cosa sia l’infinito. Scrivo ancora, ancora un po’ di spazio. Colmo ogni vuoto. Vado vicino al bordo. Rischio, sfioro la caduta, lo sbaglio. Ora stop.

 

“Ci sarà di sicuro qualcuno più bravo! Non voglio la vittoria, solo la gioia sprigionata dall’utilizzo di così tanti vocaboli giusti, al posto giusto”.

 

Ora ti dirò tutto, tutto sull’unico ostacolo imposto al lavoro fatto. Si mostra agli occhi quanto fino ora nascosto.

 

In tutti i singoli vocaboli, sopra citati, manca una piccola cosa, di cui non si abusa mai troppo. Dico vocali, mancano vocali. Non “a, o, i, u”. Manca la quinta, la sola non citata… fino ad ora con la matita in mano, non ho mai usato una…

 

Hai capito, giusto?

 

 

Due cose su inverosimilmente

Mi chiamo Salvatore Improta, meglio conosciuto on line con il nickname Inverosimilmente. Sono nato a Napoli nel 1979, vivo a Bologna dal 2001 e lavoro a Rimini dal 2015 come responsabile di Sistemi di Gestione. Sono un accanito lettore, figlio di un litografo - casa dei miei genitori è invasa da carta stampata. Tra i miei autori preferiti Saviano, Auster, Fante, Ammaniti, Brizzi...mi fermo solo per questioni di spazio. Mi sono avvicinato giovanissimo alla scrittura, in primo luogo di racconti brevi.
BRUCIA è il mio secondo romanzo è disponibile dal 15 novembre tra gli e-book della grande famiglia Geeko!

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