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Era una domenica soleggiata quando Eleonora decise di uscire a fare un giro. Non aveva una meta precisa, forse sarebbe andata a visitare un museo, forse avrebbe solo passeggiato. Si stava dirigendo verso la metropolitana, quando cambiò idea e andò a prendere il tram. Era in arrivo quindi non dovette nemmeno attenderlo.

Era un tram vecchio e fortunatamente sembrava mezzo vuoto; Eleonora salì dalla porta centrale e subito intravide una famiglia seduta nei posti laterali. Con la coda dell’occhio scorse il padre e per guardarlo bene decise di sedersi davanti a loro.

A causa del sole, Eleonora indossava gli occhiali scuri e grazie a essi poté osservare la famiglia davanti a sé. Erano in tre, anzi in quattro. Tre persone e un cane.

Lei era sciatta e doveva avere almeno quarant’anni (?), seduto accanto c’era un bambino, probabilmente era ancora alle elementari, e per ultimo c’era un uomo che teneva al guinzaglio un cagnolino nero.

Eleonora fissò l’uomo cercando di celare il suo sguardo dietro gli occhiali. Assomigliava tantissimo a un attore che le piaceva molto, erano quasi identici, ma era immerso nella quotidianità del suo status di persona qualunque. Era affascinante. Eleonora non riusciva a smettere di guardarlo. Le parve impossibile che un uomo così attraente, almeno ai suoi occhi, potesse stare insieme a una donna tanto insignificante e che, guardandolo bene, avesse fatto un figlio così bruttino.

Eleonora sapeva che se lo avesse fissato in maniera troppo evidente poteva diventare sconveniente, per cui, per evitare di essere eccessivamente spudorata, alternò sguardi furtivi a un giro di tutto il tram, oltre che una compulsiva ricerca di qualche canzone piacevole da ascoltare sul suo lettore mp3.

Eleonora aveva una fervida immaginazione quindi non poté fermare la sua mente dal sconfinare in pensieri poco pudici nei riguardi del bel padre. Doveva essere più verso i 50 che i quaranta, presumibilmente avrebbe quasi potuto essere il suo di padre e forse questa sua maturità, oltre alla presenza della sua famiglia, lo rendeva perversamente più interessante. Tutte quelle fantasie le facevano venire davvero da ridere. Le sarebbe piaciuto fare qualcosa che lo avrebbe spinto a notarla, ma sembrava non essersi nemmeno reso conto che una persona si era seduta davanti a lui.

Era troppo intento a tenere a bada il cane che gli girava tra le gambe e a parlare con il figlio. Non aveva lo sguardo molto felice, forse era un semplice modo di essere, anche a lei dicevano spesso che sembrava corrucciata quando in realtà era molto serena, o forse era stressato. Questo Eleonora non lo sapeva, ciò che sapeva era che quello sconosciuto la stava stuzzicando senza che ne avesse idea. Per un attimo si domandò cosa sarebbe accaduto se lei fosse stata più bella e appariscente o se fosse stata vestita in maniera più provocante o magari fosse stata presa in una conversazione telefonica in cui era intenta a raccontare qualcosa di divertente. Magari lui l’avrebbe guardata, invece non la stava proprio degnando di uno sguardo.

Il viaggio assieme durò meno di dieci minuti, poi la donna e il bambino si alzarono per scendere, Eleonora sperò che lui rimasse solo con il cane, ma le sue speranze furono tradite nel momento in cui lo vide seguire la moglie e andarsene.

Eleonora fece il suo giro e andò a passeggiare al parco, ma per tutto il tempo non fece altro che pensare allo sconosciuto. Quando tornò a casa, la sua immagine non era svanita e la notte le fece venire un’idea. Un’idea assurda e malsana.

L’indomani sarebbe andata a cercarlo. In fondo, non aveva un lavoro e viveva da sola, nessuno le rompeva le scatole per come passava le sue giornate, poteva anche dedicare il lunedì alla ricerca dell’uomo misterioso. Certo, di lui non sapeva niente e il fatto che fosse sceso proprio a quella fermata non significava che vivesse in quella zona, poteva essere sceso lì per mille motivi, ma, dato che non aveva altre informazioni, avrebbe seguito l’unica pista che aveva.

Come aveva già potuto osservare, lo sconosciuto doveva essere intorno ai 45 anni, perciò era più che probabile che durante il giorno fosse al lavoro, quindi Eleonora aveva pensato di dirigersi in zona intorno a metà pomeriggio. C’era un bar proprio vicino alla fermata del tram, avrebbe passato qualche ora lì sperando di vederlo comparire. Cosa avrebbe fatto se fosse realmente comparso non lo aveva ancora deciso.

Il pomeriggio arrivò ed Eleonora si vestì e truccò di tutto punto e andò al bar, sedendosi all’esterno. L’eccitazione per il suo gesto senza senso le aveva fatto dimenticare di portarsi qualcosa da fare nell’attesa così passò il tempo guardando la strada, senza successo e con molta noia.

Dopo qualche ora, l’uomo non era ancora comparso ed Eleonora era al terzo caffè. La tentazione di domandare al barista se sapesse se per caso lo sconosciuto viveva in zona era tanta, ma non sapeva da dove iniziare né come giustificare la sua richiesta di informazioni.

Alle 21, dopo cinque ore di niente, il bar le disse che stava chiudendo e la ragazza tornò a casa insoddisfatta. Tuttavia, invece di accantonare il progetto decise che ci avrebbe riprovato, stavolta però si sarebbe presentata in zona la mattina. Così se lui fosse uscito per andare a lavorare, lei lo avrebbe potuto incontrare. Il copione del giorno prima si ripeté, con la sola differenza che, di mattina, il bar era molto più frequentato che durante il pomeriggio. Eleonora rimase fino all’orario di pranzo e ordinò un panino pur di poter continuare a occupare quel tavolo che le dava la vista su tutta la piazza. A metà pomeriggio, decise di andarsene.

Tornata a casa meditò sul da farsi. La scelta più ovvia sarebbe stata, ovviamente, smetterla con questa idiozia, eppure qualcosa glielo impediva. Non pensava ad altro che all’uomo che assomigliava a quell’attore che tanto le piaceva. Per cui, decise di giocare duro e il giorno successivo rimase al bar dalla mattina alla sera. Le occhiate dei baristi e la loro ovvia curiosità diventavano sempre più palesi e la ragazza era sempre più tentata di spiegare loro cosa stesse cercando. Il venerdì fu uno di loro a farla parlare.

Il ragazzo, che serviva ai tavoli, le domandò limpidamente come mai passasse tutto quel tempo lì al bar, per caso aspettava qualcuno? Eleonora lo fissò e decise di provare a darsi un tono, fingendo di essere in uno di quei film in cui donne eleganti passavano ore ai tavoli di un bar senza sembrare delle pazze o senza venire importunate da mendicanti in cerca di una moneta. Perciò gli rispose che stava effettivamente aspettando una persona, un colpo di fulmine, e gli fece una breve descrizione dello sconosciuto. Tanto era già abbastanza ridicola così, raccontare la verità non poteva peggiorare la situazione. Il ragazzo ascoltò e poi disse che avrebbe chiesto se qualcuno nel bar conosceva la persona che aveva descritto. Ed effettivamente lo fece e qualche minuto dopo tornò dicendole che, la descrizione che aveva fatto sembrava dipingere proprio un signore, un padre di famiglia, che viveva in zona. Lo vedevano ogni tanto, ma non aveva orari fissi. Questa notizia fece emozionare Eleonora a tal punto che sentì le gambe molli e le venne un’idea ancora più assurda.

Non poteva più permettersi di tornare a casa se voleva incontrare quel tizio. Insomma, tornando a casa avrebbe rischiato vivamente di perderlo, per cui decise che il giorno successivo sarebbe rimasta lì anche la notte. Sarebbe rimasta sveglia più di 24 ore e avrebbe passato la notte da sola in mezzo alla strada

Eleonora perse il conto delle nottate che passo all’addiaccio. (?) Forse furono poche, forse tante, certamente non furono facili. Di notte cercava di rimanere sveglia, ma dato che doveva farlo anche di giorno, qualche volte le capitò di addormentarsi su una panchina e risvegliarsi di soprassalto, sperando di non essere stata rapinata. La mattina andava al bar a darsi una lavata e a truccarsi e poi attendeva. I padroni del locale dovevano considerarla pazza da un po’, ma era una pazza innocua e pagava sempre i conti. Stava lasciando al locale dei bei soldi, quindi non dicevano nulla. Lo stesso cameriere che le aveva parlato la prima volta provò a domandarle se passasse lì anche le notti, ma quando lei lo ammise limpidamente si inquietò a tal punto che smise di chiederle qualsiasi cosa.

Malgrado provasse a lavarsi, Eleonora non si era portata dietro nessun cambio e dormire per strada lo rese piuttosto lordo. Inoltre, non poteva lavarsi i capelli, per cui dopo un po’ di giorni era in uno stato piuttosto pessimo. La parte più fastidiosa riguardava i bisogni corporali, durante il giorno andava al bar, ma durante la notte doveva andare dietro ai cespugli o contro i muri ed era veramente disgustoso.

Dentro di sé, sapeva di stare facendo qualcosa di incredibilmente assurdo. Così assurdo da non essere nemmeno descrivibile, tuttavia, non voleva smettere. Non fino a quando non lo avesse incontrato.

Eleonora visse da barbona per un tempo imprecisato quando accadde. Era seduta sulla panchina, e doveva fare piuttosto schifo dato che aveva piovuto. Qualcuno le passò accanto e le buttò una monetina per terra. Per un attimo pensò gli fosse caduta, poi si rese conto che le stavano proprio facendo l’elemosina. La cosa la offese e la fece riflettere. Era davvero ridotta così male?! Senza esitazione, prese la moneta, alzò gli occhi e chiamò colui che gliel’aveva data, questi si girò e lo sgomento si palesò davanti agli occhi della ragazza. Era lui, era lo sconosciuto. Dopo tanta attesa, dopo tanta fatica, dopo tanta assurdità, lui era lì davanti a lei e le aveva pure dato dei soldi. L’uomo la osservò con uno sguardo interrogativo, ma totalmente privo di interesse. Eleonora lo osservò bene, studiò ogni dettagli di quel viso e di quel corpo con la rapidità di una mangusta che sta puntando un serpente.

Il suo viso era solcato da profonde rughe e i capelli, più grigi che altro erano leggermente radi all’attaccatura. Lo sguardo era arcigno e anche piuttosto antipatico. Tutto questo si ergeva su un corpo molto secco e abbigliato come un venditore di enciclopedie. Veramente si era invaghita di quello? Veramente aveva fatto tutta quell’assurda messinscena per quello spaventapasseri con la faccia odiosa? Doveva essere pazza. Doveva essere completamente pazza. Pazza e stupida.

Eleonora fissò l’uomo, gli si avvicinò e gli piazzò la moneta in mano, dicendogli che quella se la poteva pure tenere. Poi, tornata finalmente in sé, alzò i tacchi e finalmente tornò a casa

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