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Luci ambrate irradiano dalle abat-jour poggiate sui tavolini rotondi; piccoli deboli aloni sufficienti ad accennare i tratti somatici di chi ti sta di fronte. Il fumo della sala ne spande i riverberi, offuscandoli ancora di più e riducendo ulteriormente la visibilità.
La cantante strascica le parole di “Why don’t you do right” muovendosi sinuosamente dietro l’asta del microfono, mentre un pianista annoiato l’accompagna svogliatamente, stanco di pigiare ogni sera sugli stessi tasti.
Susetta mi fa un cenno col capo e inizia a riempire un bicchiere con del ghiaccio e una dose insolitamente generosa di whisky.
Ecco il Lonely Crow, un tempo il più famoso locale di musica jazz di tutta la east coast, ora ridotto a sordido ritrovo di prostitute in pausa, fedifraghi incalliti, truffatori e poveri diavoli divorati dall’insonnia o dai sensi di colpa. Quest’ultimo è il mio caso.
Mi avvicino al bancone e afferro il bicchiere che Susetta mi porge. La ringrazio scolandomi il whisky tutto d’un sorso e lei mi sorride, mostrandomi la dentatura cavallina ingiallita dal fumo e dall’alcool.
«Serata movimentata, eh Susy?» dico, guardandomi intorno.
«Devo ringraziare Madame Cordelia per il pienone» mi risponde lei, accennando con lo sguardo all’angolo della sala in cui, seduta ad un tavolino foderato di chintz, una donna molto bella, con la testa avvolta in un turbante argentato, sta leggendo i Tarocchi ad un vecchio più attento al suo seno che al responso del destino.
Così, mi avvicino al tavolo della cartomante. Ha dei begli occhi bruni, luminosi e intelligenti. La carnagione è olivastra e delle volute di ricci castani le fuoriescono dal turbante per ricaderle sulle spalle. Madame Cordelia termina la sua lettura ed il vecchio si alza, lasciandole una banconota sul tavolino, che lei velocemente intasca.
Poi, incrocia il mio sguardo e dice: «Paura del futuro, caro?»
«Nulla che venga fuori da un mazzo di carte può spaventarmi» rispondo.
«Ah, uno scettico!» dice lei, contenta. «Siete i miei preferiti! Adoro smontare ogni vostra certezza. Su, accomodati. Il primo giro lo offre la casa.»
Mi siedo, senza interrompere il contatto con i suoi occhi. Lei mescola il mazzo di carte con mani esperte, tagliandolo più volte. Poi, lo prende e lo appoggia sul tavolo, davanti a me invitandomi a tagliarlo. Lo faccio e subito dopo lei ricongiunge le due metà. Infine, apre a ventaglio i tarocchi, a faccia in giù.
«Adesso, concentrati intensamente sul motivo per cui ti sei seduto al mio tavolo, e prendi una carta. Voltala e riponila davanti a te, senza ruotarla.» mi dice. Il suo sguardo è attento e divertito.

Gli amanti

«Hmm, gli amanti. Un classico. C’è stata una donna che hai desiderato molto, che ti ha ossessionato per molti giorni e molte notti. Sì, lo vedo chiaramente, ne porti ancora i segni. Un amore in erba che sarebbe potuto diventare forte come una quercia.»

Virginia sarebbe stata il mio veleno. L’ho capito dal primo momento che l’ho vista. Ho riconosciuto le mie debolezze che giacevano sul fondo dei suoi occhi bruni. Ho sentito tutto ciò che sarei potuto essere accanto a lei e la terribile miseria in cui sarei sprofondato se non l’avessi avuta. Avrei voluto smarrirmi nei suoi boccoli ramati, e poi giù, tra le sue labbra rosse come i chicchi di un melograno maturo. Avrei barattato la mia anima per poter contemplare all’infinito la grazia con cui danzava libera e agile. Le sue gambe tagliavano l’aria e il mio fiato da cane bastonato. La volevo più di ogni altra cosa al mondo. Volevo lei, le sue mani morbide, i suoi seni piccoli, le sue gote rosa e i suoi fianchi stretti. Volevo lei che danzava, che si muoveva agile e leggiadra, che parlava senza capire quanto fosse sensuale, che rideva gettando indietro il capo e lasciando libero quel bianco collo da cigno. Virginia sarebbe stata il mio veleno ma, prima di ogni altra cosa, sarebbe stata mia.

 

L’appeso – Carta rovesciata

«Oh, che peccato! Tu hai atteso a lungo che il suo cuore si abbandonasse al tuo, l’hai desiderata ogni giorno di più, ma lei non ha ceduto, dico bene? Non importava quanto tu ti sforzassi, lei non ha mai ricambiato il tuo amore. Anzi, non lo accettava affatto. Hai faticato a lungo per nulla. Povero caro.»

Andavo ad ogni suo spettacolo, portandole sempre un mazzo di calle, le sue preferite. La guardavo fingere amicizia con tutti, simulare la stima e il divertimento. La capivo, più di quanto non capissi me stesso. Odiavo vederla civettare con altri uomini, ma sapevo che era tutta una farsa, che con me mostrava la sua vera natura. Mi aveva raccontato delle sue umili origini, del sogno di esibirsi in un grande teatro di Broadway e della paura di non essere brava abbastanza da realizzarlo. Bevevo le sue parole, affogavo nei suoi sfoghi, rimanendo sempre in attesa delle briciole, anelando un abbraccio o una carezza che mi indicassero la via per il suo cuore. Troppo tardi mi accorsi  di essere solo un confidente per lei, lei che era diventata il mio baricentro. Successe una notte d’estate, quando, dopo la prima della Giselle, spettacolo in cui interpretava la terribile Regina delle Villi, Myrtha, la andai a trovare nel suo camerino, col consueto mazzo di calle. Era bellissima, forse anche più bella del solito, con quella pelle lucente, i capelli raccolti in alto, gli occhi leggermente truccati di verde e la veste di Myrtha ancora indosso. Fu come se l’amore che celavo dentro da tanto tempo non avesse più sopportato la prigionia e fosse improvvisamente evaso, inarrestabile e potentissimo. Le parole uscirono incontrollate: le dissi che l’amavo, che l’avevo sempre amata e che avrei voluto passare il resto della vita a dimostrarglielo.
Lo sguardo che mi lanciò uccise tutto ciò che di bello esisteva in me. Quella singola occhiata di disgusto, imbarazzo e incredulità mi bastò ad incenerirmi il cuore.
«Io non avrei mai – mi disse – mai pensato che tu… Altrimenti avrei cercato di essere chiara. Io mai potrei… non con te… Cerca di capire… Te l’ho anche detto, di Broadway e del resto. Tu sei molto dolce ma io, io mai potrei…»

 

L’imperatore – Carta rovesciata

«Una rabbia feroce ha preso il posto della delusione. Ti ha consumato dentro, fino a bruciare l’ultimo brandello di serenità. Sei stato severo, con te stesso e con lei. Hai usato male la tua forza, hai desiderato che anche lei soffrisse quanto te, pareggiando il conto che il destino ti aveva presentato.»

Il suo sangue mi bagnava le mani. La macchia si allargava fino a raggiungere il pavimento di legno del teatro vuoto. L’abito di scena, che ancora indossava, diventava di un acceso colore vermiglio man mano che il sangue impregnava le fibre del tessuto. Avevo visto la luce spegnersi dai suoi occhi bruni, mentre il coltello affondava nella sua carne tenera. Era stato così semplice, così facile. Non lo avevo previsto, eppure sembrava che tutto stesse giocando a mio favore. Il teatro vuoto e buio, lei da sola che provava la coreografia per la centesima volta senza accorgersi di una sagoma scura che si accomodava nelle poltrone in fondo alla sala. La guardai danzare un’ultima volta, le gambe tagliavano l’aria mentre io immaginavo di tagliarle la gola. Sentii il coltello che portavo sempre dietro, farsi più pesante dentro la tasca del mio impermeabile, come a volermi ricordare della sua presenza. Non mi accorsi di essermi alzato e di aver raggiunto il palco. Registrai vagamente il suo volto stupito, la paura alla vista del coltello, la consapevolezza di essere in trappola, lo sciocco tentativo di fuggire all’inevitabile. Ricordo solo la facilità con cui la lama si immergeva nel suo ventre e saliva più su, senza incontrare ostacoli. Nelle orecchie, mi risuonavano ancora le sue parole di quella notte. “Io mai potrei… non con te..”

Virginia sarebbe stata il mio veleno. Ma non sarebbe stata di nessun altro.

 

La morte

Madame Cordelia sonda il mio viso strizzando gli occhi, come cercando qualcosa.
«Su di te è calata la falce della Morte, severa e determinata. Questa donna ti ha devastato in modi che neanche tu riesci a comprendere. Ha ucciso quell’unica parte di te che non ti risultava ripugnante. Ha dilaniato la tua anima, spezzandola irrimediabilmente. Ha lasciato di te soltanto la bestia, eliminando definitivamente l’uomo.
«Ecco, quindi, la ragione per cui hai preso posto al mio tavolo. Vuoi sapere se c’è ritorno dalla fine. Se ciò che è andato potrà mai ritornare. Vuoi sapere cosa succederà adesso che hai perso tutto. Resusciterai mai dalla morte in cui lei ti ha confinato?  Concentrati su queste domande mentre scegli le prossime carte.»

La Papessa – Carta Rovesciata

«C’è un’altra donna nel tuo futuro. È più vicina di quel che credi. Ti sta osservando ma non sarà benevola nei tuoi confronti. Ella è estremamente intelligente e utilizzerà questa sua arma per insidiarti. Guardati da lei, o sarà la fine!»

Mi guardo intorno confuso. Il locale si sta svuotando, mi rendo improvvisamente conto che la musica è cessata da un pezzo. Rimangono solo un paio di avventori, ma anche quelli stanno per andare via. Deve essere molto tardi.
Stranamente, inizio a sentire caldo. Madame Cordelia mi guarda interrogativa. Prendo un’altra carta.

 

La Luna

«Mio caro, qualcuno si sta prendendo gioco di te. È limpido per le carte. Stai subendo un inganno che ti sarà fatale. Devi prestare molta attenzione o cadrai in fallo. Non puoi fidarti dei tuoi amici, perché potrebbero non essere tali.»

Che stupida idea ho avuto. Ascoltare questa stupida cartomante che mi sta mettendo in testa strane idee. Dovrei alzarmi ed andarmene ma ho le gambe pesanti e sento tanto caldo. Forse un altro goccio di whiskey mi aiuterà. Alzo la mano per far cenno a Susy di riempirmi il bicchiere. Mentre lei si avvicina, prendo un’altra carta.

 

L’eremita – Carta rovesciata

«Stai perdendo tempo a riflettere, quando dovresti agire. Sei stato imprudente, non hai capito come stanno andando le cose. Non riesci a capire di chi puoi fidarti.»

Mi gira la testa. Bevo un altro sorso dal bicchiere che Susy mi ha riempito. Cerco di alzarmi, ne ho abbastanza di queste assurdità. Inciampo nel tappeto e trascino con me il bicchiere che si frantuma in mille pezzi. Il bicchiere…
Susy e Madame Cordelia mi sovrastano. Il locale è vuoto e silenzioso. Nella luce ambrata delle lampade vedo brillare la lama che Susy regge in mano. Mentre Madame Cordelia mi tiene fermo, bloccato a terra, il turbante le scivola di lato, rivelando una massa di ricci castano ramati. Susy affonda il coltello nel mio ventre, lentamente. Io urlo e tento di divincolarmi mentre lei squarcia la mia carne, salendo verso l’alto. Gli occhi di entrambe sono fissi sui miei, sono bruni e risoluti. Come quelli di Virginia. Solo adesso mi rendo conto della splendida somiglianza.
Sento le forze che mi abbandonano mentre le donne si alzano ansanti. La voce di Madame Cordelia mi giunge ovattata, mentre lotto per non abbandonarmi all’oscurità incombente che obnubila i miei sensi:
«Hai pensato che il tuo desiderio valesse più della vita di una donna. Ti sei arrogato il diritto di decidere sulla sorte di una ragazza, solo perché lei ti ha rifiutato. Hai giocato a fare Dio. Ma a questo gioco non puoi giocare senza accettare le conseguenze. La tua punizione sarà quella di subire la stessa pena che hai inflitto a nostra sorella. Va all’inferno!»
I miei occhi stanno per chiudersi definitivamente quando Madame Cordelia mi getta addosso l’ultima carta.

 

La Torre.

 

La superbia punita.

[Voti: 3    Media Voto: 4.7/5]

Qualche informazione su Mudblonde

Dipendente dalle Storie da quando mia madre mi lesse per la prima volta Cappuccetto Rosso. Non mi importa la forma; cinema, letteratura, musica, audiolibri, credenze popolari, serie tv, miti e leggende, fotografie... raccontami una buona storia e sono tua. Ogni tanto, provo a raccontarne qualcuna anche io.
Nei ritagli di tempo, lavoro e studio.

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