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Lui la guarda così, dall’alto, appoggiato allo schienale della sedia. Anche a questa distanza riesce a sentire il suo profumo. Una miscela di aromi che non aveva mai sentito su nessun’altra donna. Da qualche parte in questa miscela, spunta un profumo di fiori, violetta, crede. Un profumo che sarebbe stucchevole sulle altre, ma non su di lei. È lei che lo rende così speciale, unico. Quando si muove, lo invadono ondate di una fragranza così dolce e potente da fargli girare la testa per un istante. Anni dopo, ormai vecchio e disilluso dalla vita, proverà un piccolo inciampo nei battiti del cuore, sentendo casualmente lo stesso profumo, altrove. Si volterà, cercando lei.

Ma ora lei è qui, concreta, davanti a lui.

Quanto vorrebbe appoggiare delicatamente le labbra sul quel collo, diafano e perfetto. Né troppo lungo né troppo corto. Ne immagina il calore, attraverso le labbra. Immagina di assaggiare un po’ di quel profumo, scoprire la ricetta di quella pozione magica con la punta della lingua, provare a decifrare le viole e gli altri fiori. Ma un’altra immagine si fa strada nella sua mente. Immagina di passare delicatamente un dito, pianissimo, su quella pelle così liscia, a provocarle un piccolo brivido, un’increspatura della pelle.

Dal collo lo sguardo si posa sul viso, quell’ovale così perfetto, in cui si fondono colori così armoniosi che neanche un artista saprebbe ricrearli.  Le gote sono delicatamente arrossate, presa com’è dalla sua dissertazione. Adora quando si infervora in quei suoi discorsi di donna emancipata. Guarda come lo fissa. Con quel suo sguardo di sfida, come a dire, contraddicimi, sono qui. Pronta a risponderti a tono. Quando è così, i suoi occhi cambiano colore, le pagliuzze dorate che quando sorride sembrano danzare, si uniscono compatte a formare frecce acuminate che lancia contro il suo avversario.

E in quel preciso istante, lui prende coraggio, allunga la mano sinistra sullo schienale, lentamente, con il cuore che batte talmente forte da essere convinto che si percepisca un movimento della camicia. Piano, centimetro dopo centimetro. Fino ad arrivare a lei. Il pollice a sfiorarle la mano. Ha un sussulto nel sentire quanto è freddo il suo mignolo. Piccola delicata appendice. Lo sfiora. Una volta. Due. Ricreando nuove temperature. Lei non sposta la mano.

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