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Buio e freddo, molto freddo…ma sono nudo?

-Si, nudo, umido e gelato. Vin nota, con fastidioso stupore quando, dopo un piccolo spostamento si accorge che, muovendosi, la pelle resta attaccata per un po’ alla superficie, fredda e forse metallica, su cui è steso.
Appena cerca di alzarsi:SBAM! Sbatte violentemente la testa.
Stessa cosa accade con braccia e gambe nel momento in cui supera 10 cm di distanza dalla sua posizione iniziale.
Ma è quando si accorge che non riesce a piegare le ginocchia per poco meno della metà che viene preso dal terrore e inizia a gridare: «AIUTO!!!AIUTO!!!»
Le urla furiose, nello spazio angusto in cui si trova, durano parecchi secondi, ma senza sortire nessun effetto, se non quello di aumentare la sua disperazione, rimbalzando da una parete all’altra. Insieme alle urla poi inizia anche a muoversi convulsamente, urtando dolorosamente contro i pannelli che lo avvolgono, con testa ginocchia, gambe e braccia.
Se ci fosse qualcuno, fuori da dove si trova, non potrebbe fare a meno di notare le miserabili urla, accompagnate dai vari e insistenti ”TUMP” degli arti di Vin che sbattono con forza sulle pareti circostanti ma, purtroppo per lui, non c’è nessuno.
Accortosi di ciò, la paura e lo sconforto lo colpiscono con tutta la loro immane forza, facendolo dimenare furiosamente, finché, al culmine dell’angoscia, tutto ad un tratto, come se avesse avuto un improvviso ordine, Vin si immobilizza, e, mosso da un istinto ancestrale, si raccoglie su un lato, in posizione fetale, singhiozzando. Resta così per alcuni minuti piangendo silenziosamente come un bambino, e proprio come questo, si porta una mano alla bocca succhiandosi il pollice in modo febbrile, per riacquistare sicurezza, proprio come faceva almeno quarantacinque anni prima.
La posizione assunta e il gesto del pollice dopo cinque, sei minuti, gli danno una nuova lucida forza emotiva, così, spinto anche dall’istinto di sopravvivenza, inizia a pensare alla situazione in cui si trova.
Ricorda vagamente che era giovedì sera, notte per l’esattezza, e si trovava nel suo letto, di fianco a sua moglie, come da 18 anni a quella parte, e stentava a prendere sonno per uno strano nervosismo che lo affliggeva, poi più nulla.
Appena aperto gli occhi, si era trovato lì, in una scatola fredda e buia, nient’altro.
Per dare conferma ai suoi pensieri, inizia a tastarsi intorno, con le mani, così da rendersi anche conto della grandezza del luogo in cui si trova.
A circa 25 cm dalla sua faccia, con i palmi delle mani sente un pannello freddo e metallico che finisce all’incirca 10 cm sopra la sua testa. Sempre con i palmi segue la superficie del pannello fino all’angolo, dove ci dovrebbe essere la giuntura tra le due pareti, quella laterale sinistra e quella superiore. Ma al tatto non sente nulla. È un pezzo unico senza giunture. Così è anche la parete alla sua destra, si accorge con nuovo terrore dopo averla ispezionata.
Ora è il turno dei piedi, con i quali cerca di toccare il fondo della scatola, strisciando sulla schiena. Lo trova a 15/20 cm dalle palme dei suoi piedi, e quindi, facendo un rapido calcolo basato sulla sua altezza e sullo spazio che ha a disposizione, si fa un’idea delle dimensioni della scatola che lo contiene: Vin è alto quasi 1 metro e 72 cm, ha orientativamente 10 cm sulla testa e una ventina sotto i piedi, oltre ad avere una decina di cm per lato oltre lo spazio da lui occupato. La scatola è, secondo i suoi calcoli, lunga su per giù, 2 mt e larga 1,5.
Ancora in trance da shock riflette sul fatto che siccome sulla sua testa e sui suoi lati non ci sono giunture, queste si debbano trovare necessariamente sotto le palme dei piedi. Deciso a trovarle, tasta attentamente con i piedi il fondo, partendo dal centro, fin quando, con le dita del piede sinistro incontra la fine del pannello e un solco che segna l’inizio di quello successivo.
-Eccolo!!!.Sicuramente è da qui che sono entrato! Stavolta a voce alta, speranzoso e ottimista come non mai. Chiamando a raccolta tutte le forze che lo shoc gli ha tirato fuori, pianta i piedi verso il fondo, facendo leva con le mani che intanto preme sulla parete di testa. Dopo una decina di interminabili secondi, il pannello di fondo ha un leggerissimo scatto in avanti che fa provare un brivido di speranza al malcapitato.
Speranza che subito si affievolisce quando dopo altri 10 secondi di spinta continua, il pannello non si muove più. Ma ormai ha capito che se c’è una via d’uscita da quella situazione questa si trova sotto i suoi piedi, così, mosso da un indomabile spirito di sopravvivenza, riesce, con estrema fatica, e sfidando incredibilmente le leggi della fisica, a girarsi al contrario mettendo la testa nel posto dove prima erano i piedi, così da trafficare con le mani, cercando la giuntura e il solco che aveva sentito con i piedi. Trova il solco proprio dove si aspettava di trovarlo, riuscendo anche ad inserire un mezzo polpastrello, ma non riuscendo comunque a muoverlo di un millimetro.
-Anche se si tratta certamente dello sportello d’entrata…
Ora con nuova linfa rendendosi conto che il solco largo mezzo polpastrello corre tutto intorno al pannello.
Malgrado il freddo, inizia a sudare copiosamente mentre disperato cerca di aprire lo sportello, borbottando imprecazioni irripetibili. Ma ancora una volta non ha nessun risultato, lo sportello è chiuso da fuori, e anche quel piccolo movimento che aveva sentito inizialmente fare allo stesso, non gli dà più speranza. Ormai lo sportello ha raggiunto il suo massimo giogo e non si muove più.
Nell’attimo in cui arriva a questa conclusione, ripiomba nella disperazione e ricomincia a piangere e a muoversi freneticamente urlando ancora una volta : «AIUTO!» a squarciagola, stavolta battendo contemporaneamente i pugni sullo sportello.
Al culmine dello sconvolgimento fisico ed emotivo, proprio come nella precedente occasione, si blocca all’improvviso, rannicchiandosi di nuovo in posizione fetale muto all’ascolto del proprio cuore che batte all’impazzata.
Nel silenzioso freddo che lo circonda però oltre il battito del proprio cuore, che pian piano sta ritornando a livelli più normali, sente anche uno strano ronzio, cui prima non aveva fatto caso.

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-Probabilmente è il ronzio dell’impianto di illuminazione esterno o refrigerazione…pensa distrattamente, concentrandosi invece sull’assurdità della situazione.
Calmatosi, la sua mente inizia a lavorare alacremente, facendogli balenare un’idea che pian piano gli sembra sempre più verosimile:
Il freddo, il silenzio, una scatola di metallo, il rumore di un frigorifero…E se fosse in una cella di obitorio?
Così si spiegherebbe anche perché si trova nudo.
-Forse mi hanno creduto morto e mi hanno messo qui dentro in attesa del funerale…mi sembra corretto…
Stuzzicato dall’idea, inizia a tastarsi tutto il corpo con le mani, alla ricerca di qualche ferita che possa avergli provocato un danno mortale, e, non riuscendo a trovare nulla che provi ciò, si convince che probabilmente ha avuto un qualche problema interno, magari cardiaco. Un infarto, o qualcosa del genere, che lo ha fatto sembrare morto…Del resto, anche trovandosi nel ventunesimo secolo, non sono poi così rari i casi di morte apparente.
-Per fortuna non sono sottoterra, dovranno venire per forza a vestirmi per il funerale, devo solo aspettare che vengano a farlo… riflette quasi sollevato.
Ora addirittura trova anche la forza di sorridere, pensando allo spavento che si prenderà il medico appena aprirà lo sportello.
-Magari verrà a lui un infarto…
Nel bel mezzo di queste riflessioni però ha un altro pensiero:
-E se non venissero a breve?
-Ci sarà abbastanza aria?
-Quanto tempo può restare in quel posto senza morire davvero??
Il suo acume lo getta in un profondo panico che lo fa di nuovo scalciare come un cavallo impazzito e urlare dibattendosi, stavolta ancora più freneticamente delle precedenti occasioni, in preda ad uno scatto di adrenalina mista a terrore.
Puro e semplice terrore partito da una lucida consapevolezza, quella di essere praticamente seppellito vivo senza possibilità di uscita. Una crisi convulsiva mai provata lo travolge, fin quando, stremato dalle continue urla e dai vani movimenti, inizia a boccheggiare, non si sa se per lo sforzo o per l’effettiva mancanza d’aria, fino a che anche il respiro non diventa sempre più difficile e concitato con il cuore che batte così forte da dare l’impressione di voler uscire dalla cassa toracica, coprendo completamente, nel silenzio del luogo, il ronzio di sottofondo…
-Sto morendo, ecco…sono gli ultimi pensieri ad occhi strizzati, che la sua mente riesce a formulare, prima che apra le palpebre e si ritrovi sudato, nudo e senza coperte di fianco a sua moglie nel suo letto.

“Era solo un incubo!!” Esclama a voce alta appena si rende conto della situazione.
-Eppure era così reale, il dolore, l’angoscia il freddo… ora piangente di un pianto liberatorio, seduto al centro del letto, con le spalle poggiate alla spalliera e la testa fra le mani, mentre ha ancora nelle orecchie il fastidioso ronzio.

Sua moglie Mary non si è accorta di nulla, è lì che dorme beata al suo fianco, del resto sono solo le 04:30, la sveglia è lontana almeno un paio d’ore ancora e la donna deve affrontare un’altra giornata dura e faticosa…
-Non è il caso di svegliarla per renderla partecipe del mio incubo…Pensa Vin, guardando la moglie affettuosamente, mentre si sta alzando per andare in bagno a rinfrescarsi e riprendersi del tutto prima di cercare di rimettersi a dormire.
Il tentativo di riprendere sonno però è vano,
l’incubo ha lasciato degli strascichi troppo forti nella sua mente e nel suo corpo, infatti, oltre al ronzio che ha ancora nella testa, e al ricordo della disperazione provata, gli fanno male i muscoli delle braccia e delle gambe come se avesse davvero fatto leva su di essi per uscire dalla cella d’obitorio sognata. Pertanto alle 05:30 è già in cucina, pronto a preparare un’abbondante colazione e pranzo per se stesso, la moglie e i piccoli.
Il suo lavoro non gli dà la possibilità di fare colazione con moglie e figli, di solito, costringendolo solo ad un caffè al bar, ma dopo la nottataccia appena trascorsa, Vin ha voglia di passare del tempo supplementare con la sua famiglia, quindi decide di prendersi un paio d’ore di permesso dall’ufficio.
Quando, poco dopo che suona la sveglia, Mary entra in cucina e trova già tutto pronto, questa, abbracciandolo calorosamente gli fa: «Sei un tesoro, mi hai dato il tempo di uno shampoo, ti amo, lo sai, vero?”»
«Ti amo anch’io, e non sai quanto!» risponde Vin di getto, mentre ormai i ricordi dell’incubo si fanno sempre più sbiaditi, anche se continua ad avere quello strano ronzio nelle orecchie.
La lauta colazione a sorpresa, tutti insieme, che di solito capita solo la domenica, è un momento bellissimo, i gemelli Loris e Lara sono felicissimi di poter vedere il papà anche la mattina e con l’innocenza dei loro 6 anni, non fanno niente per nasconderlo.
Loris infatti, quasi alla fine del suo pancake, esclama: «Mi piace vedere insieme tutta la famiglia!»
«Anche a me!» ribatte Lara, appena vede il padre che, in risposta al figlio, gli carezza la testa quasi commosso.
«Anche a noi…» Risponde Vin, alzandosi dalla sedia per baciare amorevolmente i bambini sulla fronte, e sua moglie sulla bocca.
«Ora però, andate a prendere gli zainetti, la scuola vi aspetta!» Chiude Mary allo stesso tempo affettuosa e autoritaria, e appena i bambini sono spariti nell’altra stanza, si alza e dopo aver abbracciato il marito con trasporto, gli dice: «Sono passati 13 anni, e penso ancora che sposarti è stata la decisione migliore della mia vita…Ti amo tanto…» poi mette il cappotto e si avvia verso l’auto.
«A chi lo dici…» ribatte il marito con amore ad alta voce, come a voler superare il suono del maledetto ronzio che ancora risuona nel suo cervello.
Malgrado questo, l’incubo e lo strano senso di pericolo che lo affliggeva ormai sono lontani, sostituiti da una sensazione di benessere psicofisico che lo fa sentire forte e bene come non mai.
Mosso da questa e dalle endorfine in circolo nel suo corpo, decide di avere anche il tempo di farsi un’oretta di jogging al parco pubblico, come un tempo, prima di andare al lavoro.
Alle 08:35, quando è sulla strada del ritorno, a 150 mt dall’uscita del parco, che a quell’ora è silenzioso e deserto, ha un malore e si accascia al suolo agonizzando.
Lo troverà per caso un altro corridore attirato sul luogo da uno strano, insistente e particolare sordo rumore somigliante ad un ronzio, di cui non capisce la natura, dirà agli inquirenti, quando ormai è morto da almeno 20 minuti per un infarto, le cui cause saranno imputate parimenti al jogging e a una probabile indigestione.
Almeno così diranno i soccorritori in prima battuta in attesa dell’autopsia.

 

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Buio e freddo, molto freddo…ma sono nudo?

Due cose su Delive77

  • Loop - ottobre 23, 2017
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